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La pazza di Itteville

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Spesso i lettori che cosa c'era prima di Maigret? In questo racconto del 1931 troveranno una quando ancora non aveva individuato nel commissario il personaggio che lo avrebbe accompagnato fino al 1972, Georges Simenon ha infatti tentato altre strade, altri personaggi destinati alla serialità. Uno di questi è l'ispettore G.7 - trent'anni, capelli rossi, l'aria timida -, che qui si trova a dover risolvere una faccenda assai intricata, che comincia con la sostituzione, e poi la sparizione, di un cadavere, e ha al centro una bellissima bionda, delicata e un po' folle.

82 pages, Paperback

First published January 1, 1931

53 people want to read

About the author

Georges Simenon

2,735 books2,307 followers
Georges Joseph Christian Simenon (1903 – 1989) was a Belgian writer. A prolific author who published nearly 500 novels and numerous short works, Simenon is best known as the creator of the fictional detective Jules Maigret.
Although he never resided in Belgium after 1922, he remained a Belgian citizen throughout his life.

Simenon was one of the most prolific writers of the twentieth century, capable of writing 60 to 80 pages per day. His oeuvre includes nearly 200 novels, over 150 novellas, several autobiographical works, numerous articles, and scores of pulp novels written under more than two dozen pseudonyms. Altogether, about 550 million copies of his works have been printed.

He is best known, however, for his 75 novels and 28 short stories featuring Commissaire Maigret. The first novel in the series, Pietr-le-Letton, appeared in 1931; the last one, Maigret et M. Charles, was published in 1972. The Maigret novels were translated into all major languages and several of them were turned into films and radio plays. Two television series (1960-63 and 1992-93) have been made in Great Britain.

During his "American" period, Simenon reached the height of his creative powers, and several novels of those years were inspired by the context in which they were written (Trois chambres à Manhattan (1946), Maigret à New York (1947), Maigret se fâche (1947)).

Simenon also wrote a large number of "psychological novels", such as La neige était sale (1948) or Le fils (1957), as well as several autobiographical works, in particular Je me souviens (1945), Pedigree (1948), Mémoires intimes (1981).

In 1966, Simenon was given the MWA's highest honor, the Grand Master Award.

In 2005 he was nominated for the title of De Grootste Belg (The Greatest Belgian). In the Flemish version he ended 77th place. In the Walloon version he ended 10th place.

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3 (2%)
Displaying 1 - 22 of 22 reviews
Profile Image for Amaranta.
593 reviews267 followers
December 28, 2018
Che cosa c’era nella mente di Simenon prima che arrivasse Maigret?
C’erano una serie di personaggi, di ispettori, che la sua mente andava elaborando prima di arrivare al Suo ispettore per eccellenza. Uno di questi era G.7.
In questo racconto troviamo l’antenato di Maigret alle prese con un delitto, un corpo che cammina e una notte piovosa, come nella tradizione Simenon.
Gli elementi ci sono tutti, la lettura è piacevole, ma ancora si sente acerba.
E questo G.7, rossiccio, poco disposto ad attirare l’attenzione del lettore non fa rimpiangere per nulla il nostro M.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,277 reviews146 followers
September 1, 2019
Morti che scompaiono per riapparire altrove... più vivi che mai.
E il mistero si infittisce con la presenza sulla scena di una bellissima ragazza bionda, bella ma con un forte handicap.
L’amore e l’egoismo avranno risvolti tragici, ma per il detective di turno non ci saranno problemi per risolvere il caso.

L’ispettore G.7, altrimenti detto Sancette, ha avuto vita breve, purtroppo, soppiantato dal più famoso Maigret.

Troppo breve per un giudizio più consistente: due stelle.
Peccato! Ma avevo voglia di leggere qualcosa di veloce...


✍️ G.S./altro
Profile Image for La lettrice controcorrente.
600 reviews250 followers
April 11, 2018
Voto finale 2.5
Sono sempre molto scettica sui romanzi brevi perché in genere preferisco le storie con molti dettagli, numerose pagine e non voglio assolutamente leggere nulla che sembri sbrigativo. La pazza di Itteville è un libro che mi ha dato la sensazione di incompletezza. Ci sono molti aspetti frettolosi e nel complesso non mi è piaciuto poi così tanto proprio perché l’indagine dura troppo poco e i dialoghi sembrano sbrigativi.
Comunque Simenon è Simenon e non mi sono pentita di averlo letto. Certo, la Camera Azzurra è di un altro livello, ma grazie a questo libro ho scoperto la figura di G.7 e sicuramente ho ancora più curiosità nei confronti dell'autore.
Non vedo l'ora di leggere qualcosa d'altro di Simenon.
Profile Image for Andrea.
186 reviews62 followers
March 28, 2020
Uno dei primi racconti polizieschi del Simenon pre-Maigret. Un caso strano nelle campagne vicino a Parigi, una vicenda con morti scambiati e scomparsi, con una bella e folle ragazza e con un giovane, timido ed arguto ispettore, soprannominato G.7. Quest'ultimo sarà chiamato a risolvere il mistero, mostrando che anche dietro le storie più inspiegabili si celano verità piuttosto semplici.
Non è certo il Simenon migliore, quello dei romanzi duri, però questo racconto si fa leggere, e può essere visto come un'opera di transizione dagli scritti giovanili a quelli più maturi. L'ambientazione anticipa un po' quelle noir dei lavori successivi, anche se ancora non ci sono le atmosfere violente e cupe, e lo studio dei personaggi, nonostante gli stereotipi da romanzo popolare, inizia a farsi articolato.
Lettura consigliata agli amanti del genere, anche se non imprescindibile, e a tutti coloro che hanno già letto Simenon e che sono interessati ad approfondire l'evoluzione dello scrittore a partire dalle opere minori.
Profile Image for Suni.
550 reviews47 followers
November 19, 2017
Una breve storia poliziesca che inizia e finisce in meno di ventiquattr'ore. Carina, ma per forza di cose un po' sbrigativa.
Interessante il personaggio dell'ispettore, G.7, un giovane dai capelli rossi e i modi gentili, che nelle intenzioni di Simenon sarebbe dovuto comparire anche in altre storie, ma l'editore non acconsentì, inoltre nel frattempo era iniziato l'incredibile successo di Maigret e insomma non se ne fece più nulla.
Come al solito con pochi tocchi l'autore sa creare un'atmosfera unica, in questo caso quella di una notte in un paesino di campagna su cui si abbatte un violento temporale. Ci fa sentire l'acqua nelle scarpe, il vento e il freddo nelle ossa.
Se ci fossero i mezzi voti sarebbero 3 stelline e mezza.
Profile Image for Carloesse.
229 reviews93 followers
November 12, 2017
Si legge in un baleno, (66 pagine), ma il suo valore resta solo nella curiosità del momento di transizione in cui fu pubblicato.

Il 1931 è l'anno anche dell'esordio di Maigret (Pitetr, il Lettone) e l'ispettore G-7 (il qui protagonista) era già stato introdotto da qualche anno con brevi racconti pubblicati su una rivista poliziesca.
Sim- Simenon stava finalmente affrancandosi dal periodo in cui scriveva con diversi pseudonimi racconti e romanzetti (oltre 200 in pochi anni) di pura cassetta e voleva lanciarsi nel mondo della letteratura vera.
Con i piedi in scarpe diverse attende la risposta degli editori e del pubblico per sapere in quale modo continuare la carriera di scrittore con adeguati mezzi per sopravvivere (al brillante tenore di vita che già sostiene).

Il successo di Maigret sarà oltre le aspettative. Muore G-7.
Muore George Sim e nasce finalmente Georges Simenon.
Profile Image for Rosenkavalier.
250 reviews114 followers
August 27, 2012
Non serve un alibi di ferro

Apprendo dalla nota di Ena Marchi che il racconto (la mia edizione ebook conta 47 pagine) fu pubblicato in edizione illustrata da fotografie di una famosa fotografa dell'epoca, una sorta di fotoromanzo d'arte. Senza successo, infatti il personaggio dell'ispettore G7 è stato abbandonato da Simenon e dal suo editore a favore di Maigret.
G7 è affiancato da una voce narrante, uno scrittore suo amico che lo accompagna nelle investigazioni, insomma una specie di dott. Watson (e del resto G7 è un mostro di logica deduttiva, uno Sherlock in Citroen 5CV).
Il racconto si legge in un'ora e spiccioli e rimane in mente per lo stesso lasso di tempo.
E' un giallo abbastanza classico, con personaggi di cartavelina e un intreccio scarsamente interessante che viene rivelato dall'investigatore come nei telefilm di Ellery Queen (procedimento anche noto come "spiegone").
Sembra un esperimento e in effetti probabilmente lo fu. Non è riuscito, quindi sconsiglierei di leggerlo e non vi servirà un alibi per evitarlo.
A meno che non siate dei "completisti" di Simenon.
Il quale è uno degli scrittori più prolifici di sempre: auguri, vi toccherà leggere anche La pazza di Itteville.
Profile Image for Vittorio Ducoli.
582 reviews84 followers
December 21, 2022
L’alternativa a Maigret del giovane Simenon: storia di un’iniziativa editoriale in anticipo sui tempi

Se, come noto, la produzione letteraria di Georges Simenon è stata abnorme, altrettanto abnorme è sicuramente lo sforzo che la casa editrice Adelphi sta facendo per pubblicare le opere dello scrittore belga.
Ad oggi, infatti, nel catalogo di Adelphi si trovano 200 titoli di Simenon, di cui 57 nella collana Biblioteca Adelphi e 128 ne Gli Adelphi, dei quali ben 81 dedicati alle inchieste di Maigret. Quest’anno la lista si è arricchita, sinora, di cinque nuovi titoli.
Evidentemente Simenon è autore ancora in grado di attirare i lettori, sia con i polizieschi di cui è protagonista il suo personaggio più celebre, sia con i romans durs, cui aveva affidato il compito di scrollarsi di dosso il cliché di scrittore di genere.
In mezzo a cotanto profluvio di pagine, più o meno letterariamente significative, il lettore può reperire anche un piccolo volumetto, unico dell’autore edito nella collana Biblioteca minima, che rappresenta – a seconda dei punti di vista – un episodio editoriale minore oppure una piccola chicca.
Si tratta de La pazza di Itterville, scritto nel maggio del 1931 dall’allora ventottenne Simenon e pubblicato dall’editore Haumont nell’agosto dello stesso anno, racconto poliziesco di poche decine di pagine in cui compare la figura di un investigatore alternativo a Maigret, l’ispettore Sancette, detto G.7. Nei primi mesi di quell’anno erano già usciti presso l’editore Fayard, con gran successo, tre romanzi di cui è protagonista Maigret, che diventeranno undici prima della fine dell’anno: ormai Simenon ha abbandonato la letteratura d’occasione per la quale ha scritto, a partire dal 1921 e utilizzando svariati pseudonimi, oltre 170 romanzi, ed ha trovato il filone ed il personaggio giusti. La pazza di Itterville rappresenta quindi un episodio eccentrico rispetto al binario principale sul quale si erano instradate le opere del primo Simenon: è però interessante raccontarne la genesi, che risulta paradigmatica sia della versatilità dell’autore sia dell’effervescenza culturale della Parigi di quel periodo, anche in ambiti minori quale la letteratura popolare.
Prima di approdare a Maigret, Simenon aveva già percorso la via del poliziesco: tra il 1929 e il 1930 aveva in particolare pubblicato, sullo specializzato settimanale Détective e utilizzando lo pseudonimo di Georges Sim, numerosi racconti, dando vita ad alcune figure di investigatori: Il Giudice Froget, Joseph Leborgne e, appunto, l’Ispettore G.7. Tra questi è da notare a mio avviso la figura di Joseph Leborgne, appartenente al ristretto numero di investigatori letterari, di cui è capostipite Auguste Dupin di E.A. Poe, che non escono dalla propria stanza e risolvono i casi analizzando unicamente documenti o articoli di stampa.
L’Ispettore G.7, della polizia giudiziaria di Parigi, è molto diverso da Maigret: è un trentenne dai capelli rossi, ”beneducato, un tantino timido”, uno dei pochi ispettori ad avere in dotazione un’automobile, una vecchia e scassata Citroën 5 CV Torpedo. Il suo strano soprannome gli deriva dal colore dei capelli, che ricorda quello delle vetture di una gloriosa società parigina di taxi, la Taxis G7, peraltro attiva ancora oggi. È da notare che Simenon varia leggermente il nome del detective rispetto a quello della società di taxi, forse per non incorrere in problemi con il copyright.
Nonostante queste caratteristiche esteriori e caratteriali affatto diverse rispetto quelle di Jules Maigret, G.7 anticipa, sia pure in forma embrionale, alcuni elementi del metodo investigativo del suo successore, basato sullo scavo delle motivazioni alla base del delitto e della psicologia dei soggetti coinvolti.
Tredici sono i racconti con protagonista G.7 pubblicati da Georges Sim nella seconda metà del 1929 su Détective, nel quadro di un concorso intitolato appunto Les 13 énigmes, nel quale venivano poste ai lettori domande relative a ciascun racconto, le cui risposte erano pubblicate sul numero successivo.
Due anni dopo Simenon, ormai divenuto sé stesso, rispolvera G.7, nonostante il recente clamoroso successo di Maigret, a fronte di un progetto editoriale molto importante, propostogli da Jacques Haumont, un prestigioso editore parigino. Questi ha immaginato un nuovo tipo di pubblicazione, che chiama Phototexte, destinato ad un vasto pubblico: una collana di cui ogni volume contenga un racconto poliziesco illustrato da numerose fotografie; in pratica l’antesignano del fotoromanzo che tanta fortuna avrebbe avuto nel secondo dopoguerra nel nostro Paese. Simenon accetta la commissione e nella primavera del 1931, mentre si trova a Morsang-sur-Orge, scrive quattro racconti di cui è protagonista l’Ispettore G.7. Il primo, La Folle d'Itteville, uscirà come detto in agosto, corredato da ben 104 fotografie in bianco e nero scattate da Germaine Krull, una delle più importanti fotografe del periodo.
Oggi alcune copie di questo volumetto di 123 pagine si trovano in rete ad un prezzo largamente superiore a € 1.000,00 cadauna, ma all’epoca la proposta non riscosse alcun successo presso il pubblico, forse perché troppo in anticipo sui tempi, spingendo l’editore sull’orlo del fallimento: il secondo volume della collana, annunciato in ultima di copertina, L’affaire des Sept Minutes non uscirà mai, e solo nel 1938 Gallimard, cui nel frattempo Haumont aveva ceduto i diritti, pubblicherà in volume i tre residui racconti inediti di G.7.
Il volumetto edito nel 2008 da Adelphi non è quindi paragonabile all’edizione originale, in quanto riduce in forma letteraria, solo scritta, un’opera nata per essere altro, non a caso uscita nel 1931 a doppia firma, Simenon e Krull. Esso probabilmente restituisce al lettore odierno la parte meno originale della prima edizione: dal poco che è possibile sbirciare in rete è chiaro infatti che rispetto al testo maggiore importanza avevano le immagini di Krull, sia per quanto riguarda l’impaginazione, a volte a tutta pagina e comunque in grande rilievo rispetto al testo, sia per quanto concerne la loro qualità intrinseca: si vedano in particolare gli intensissimi ritratti della protagonista del racconto.
Del resto è la struttura stessa del racconto, fatta di brevi flash ambientali e dialoghi serrati, a rivelare come il testo sia stato concepito per essere accompagnato, o meglio essere posto quasi a corollario, di immagini fotografiche che assumevano come detto un ruolo quasi preponderante nell’edizione originale. Nel 1931 era appena nato il cinema sonoro, ed a mio avviso questo racconto potrebbe quasi essere considerato come una delle prime sceneggiature della storia.
Detto questo, e detto anche che la figura di Germaine Krull, protagonista della vita politica e culturale tedesca ed europea del secolo scorso, interlocutrice ed amica dei più grandi intellettuali del periodo tra le due guerre, testimone attiva, da comunista, della rivoluzione bavarese del 1919, meriterebbe di essere trattata più ampiamente in questa sede, veniamo a questa sorta di bignamino cui Adelphi ha, forzatamente, ridotto l’opera originale, e alla sua trama (per ciò che è lecito svelarne), che indubbiamente, al netto di qualche ingenuità, testimonia dell’abilità già acquisita dal giovane autore di creare suspense, di congegnare meccanismi letterariamente accattivanti e di condire il tutto con una buona dose di ironia.
Seguendo le orme del più illustre dei suoi ispiratori, Simenon fa narrare i casi di cui è protagonista G.7 da un suo sodale, che in questo caso si identifica con lo stesso scrittore. Ecco infatti come l’io narrante si presenta nelle prime pagine del racconto: ”Prima di continuare vorrei aprire una piccola parentesi. Io sono autore di un certo numero di romanzi polizieschi, e questo mi ha garantito rapporti piuttosto stretti Con la Questura e soprattutto con la Polizia Giudiziaria. Ma, cosa ancora più importante, mi ha garantito l’amicizia di G.7. […] Ho seguito G.7 nelle sue indagini una decina di volte, sia a Parigi che in Provincia”.
Questo espediente narrativo fa in modo che l’investigatore e le situazioni in cui è coinvolto possano essere osservati con lo sguardo oggettivo di un terzo, ma che nello stesso tempo questo terzo non sia onnisciente, ma abbia sul caso le stesse parziali informazioni dell’investigatore, anzi, molte di meno, vista la laconicità dell’Ispettore circa le sue deduzioni. Ne consegue che il lettore si trova per tutto il racconto di fronte ad un meccanismo classico del giallo: sa che l’investigatore sta risolvendo il caso, ma non potendo essere nella sua testa non sa come e in base a cosa.
In una notte di tregenda, sotto una pioggia battente, i due – a bordo della scassata Citroën 5 CV Torpedo (quindi aperta) dell’Ispettore - arrivano ad Itteville, una cittadina (realmente esistente) a qualche decina di chilometri a sud di Parigi. Verso mezzanotte il brigadiere della locale gendarmeria aveva chiamato Parigi per chiedere che mandassero qualcuno, in quanto ad Itteville era successo qualcosa. Poche ore prima, nel buio di una strada nei pressi di una casa isolata, il direttore dell’ufficio postale, rientrando in bicicletta, è stato fermato da una giovane donna che lo raggiunge urlando che c’è stato un delitto. Sul bordo della strada vede un uomo morto, che riconosce essere il dott. Canut, stimato medico del posto e proprietario di una grande clinica. Corre immediatamente alla gendarmeria, e quando torna sul posto accompagnato dagli agenti la donna, solitaria abitante nella casa isolata, e il cadavere sono ancora lì, solo che quest’ultimo non è più quello del dottor Canut ma di uno sconosciuto, ucciso con una pugnalata al cuore. Il dottor Canut, subito raggiunto dalla gendarmeria, cade dalle nuvole: quella sera si è recato ad assistere un parto in un’altra zona del circondario, e non è passato nei pressi della casa isolata. D’altronde il direttore dell’ufficio postale ribadisce di aver riconosciuto nell’uomo morto al margine della strada il dott. Canut, senza ombra di dubbio. La giovane donna che ha dato l’allarme, Marthe Templier, abita da qualche anno nella casa, conducendo una vita molto ritirata; è paziente del dott. Canut, il quale informa l’Ispettore del suo perenne stato di confusione mentale, una forma di pazzia che però non necessita l’internamento. Il caso si complica ulteriormente poco dopo, quando il cadavere dell’assassinato, che era stato trasportato in un padiglione della clinica del dott. Canut, sparisce. Naturalmente G.7 sarà in grado di risolvere l’intricato caso nel giro di poche ore.
Da un punto di vista strettamente giallistico l’intreccio presenta, come detto, alcune ingenuità e forzature, forse inevitabili vista l’arditezza dello spunto della sostituzione dei cadaveri su cui si basa. Purtuttavia, lo svolgimento dell’intreccio denota una già piena capacità di tenere avvinto il lettore, frutto degli anni di gavetta nella scrittura delle decine di romanzi d’occasione. Come detto sopra, l’uso del narratore embedded permette a Simenon di informare il lettore solo di ciò che lo stesso narratore vede, senza che ciò possa, per quasi tutto il racconto, rappresentare un qualche plausibile indizio verso la soluzione del caso, che peraltro G.7 ha già risolto. Anche la scena climax si svolge al buio, e lo scioglimento dell’enigma è affidato, per la verità abbastanza convenzionalmente, all’arringa del detective e alla susseguente confessione di uno dei personaggi. Da notare come anche in questo passo del racconto trovi spazio una velata citazione di Poe, in particolare di uno dei suoi più noti racconti del mistero, La lettera rubata.
Ma non è, come vedremo, obiettivo dell’autore costruire un giallo classico. È lo stesso Simenon, per bocca di G.7, a spiegare al lettore il suo intento narrativo in un importante passaggio, che rappresenta una sorta di ironico avviso ai naviganti. Dice G.7: ”Peccato che non sia un romanzo […] Perché in un romanzo avremmo almeno una dozzina di indizi concreti, ed ognuno di essi costituirebbe una prova precisa […] sarebbe molto più facile se si trattasse di un romanzo! Perché qui, come in tutti i casi polizieschi reali, non c’è il minimo indizio, o se c’è non prova un bel niente…”. In realtà qualche indizio Simenon lo inserisce qua e là, solo che può essere riconosciuto dal lettore come tale solo dopo lo scioglimento dell’enigma.
Quel ribadire che non siamo in un romanzo da parte di un personaggio di romanzo ha a mio avviso un significato profondo, che si riallaccia al modo stesso in cui Simenon intende il poliziesco, e che svilupperà appieno con Maigret: ricercare non tanto il come un delitto sia avvenuto, quanto il perché. Ecco quindi, sia pure in nuce, l’analisi della condizione psicologica dei due protagonisti del caso, il dottor Canut e Marthe Ternier, affidata a due dialoghi con G.7 che costituiscono senza dubbio le pagine più intense del racconto, ed ecco l’assenza di un vero e proprio colpevole propriamente inteso. Soprattutto, ecco il beffardo ed amaro finale, sorta di morale tratta un mese dopo gli avvenimenti. È un finale da leggere con attenzione, in quanto ironicamente ribalta il ritorno dell’ordine rappresentato nel giallo classico dalla soluzione dell’enigma e dall’individuazione del colpevole: il nuovo ordine, conseguenza dei fatti, comporta in questo caso la punizione della vera vittima, e per contrasto evidenzia come l’ipocrisia sociale di stampo borghese sia in grado di lenire qualsiasi colpa e di rimettere le cose a posto a discapito di qualsiasi momentaneo trasporto emotivo.
Nel giovane Simenon de La pazza di Itterville si ritrovano quindi, pur nel formato ridotto dato dalla brevità del testo e dalla sua specificità editoriale, gli elementi caratterizzanti il genere che l’autore andava affinando man mano che, al ritmo forsennato che gli era proprio, sfornava i romanzi di Maigret.
Forse si può affermare che un editore come Adelphi avrebbe potuto riproporre il racconto in una sorta di copia anastatica dell’edizione originale, perché è indubbio che senza poter vedere le fotografie di Germaine Krull che ne facevano parte integrante risulta difficile al lettore gustare appieno il senso del testo ed immergersi nel contesto culturale ed editoriale che lo ha originato. Anche se sicuramente la scrittura del racconto ha preceduto la realizzazione delle immagini, scattate in studio con modelli per illustrare le parti salienti del testo, è infatti indubbio che Simenon lo scrisse per un volume illustrato, conferendogli un palese ritmo cinematografico.
Non so se quella dell’editore di Via S. Giovanni sul Muro sia stata una scelta dettata da problemi ad acquisire i diritti per l’eventuale riproduzione dell’originale: resta il fatto che questa opera possiamo conoscerla solo a metà, a meno di non essere disposti a spendere più di mille euro per un vecchio, prezioso volumetto edito nel 1931.
Profile Image for Emanuela ~plastic duck~.
805 reviews121 followers
Read
September 14, 2016
Piaciucchiato, ma la spalla ha una voce troppo piatta rispetto a quella dell'investigatore, e a parte farci capire che è apparentemente mite, ecc. ecc. non riesce a dare vita a G7, che comunque è accattivante. La spiegazione del giallo è piuttosto... prolissa. Sembra più un abbozzo che un racconto vero, c'è l'osso e manca la carne. L'inseguimento è ben fatto.
Profile Image for Winston Smith.
41 reviews2 followers
August 7, 2017
Più che di un romanzo, si tratta di un racconto lungo, una delle tante sperimentazioni del romanzo giallo da parte di Simenon. A me G.7. (il nome del poliziotto, quasi una sigla prototipale) evoca una variante indolente, ma certamente non meno acuta, di Sherlock Holmes. Il dott. Watson della situazione appare invece meno adorante e più critico di quello originale. Nell'ambientazione e nei personaggi si ritrova invece la solita ineguagliabile scrittura del Maestro (ogni tanto sfioro l'adulazione per quest'uomo :-D).
Profile Image for Barbara.
853 reviews4 followers
January 7, 2020
" … Ma il letto era vuoto.
" E il morto?.. "
L'infermiera si guardò attorno sbigottita e mormorò:
" Questa è bella! … Eppure era qui mezz'ora fa! " … "
Brevissimo racconto, classico duo già visto il detective e l'amico voce narrante, più protagonista quest'ultimo che non l'altro.
Storia amara e volendo decisamente squallida.
Profile Image for Riccardo.
260 reviews10 followers
April 4, 2022
Narrazione confusa e dialoghi un po' assurdi.
Profile Image for Valentina  Moro.
29 reviews
October 9, 2025
È un peccato che G7 sia comparso e scomparso senza averci dato possibilità di conoscerlo.
Simenon è tanto, forse anche troppo, ma stimola sempre la voglia e la curiosità di sapere altro…
Profile Image for Naomi.
59 reviews1 follower
October 11, 2025
Simenon. Si torna sempre dove si è stati bene e... si continua a stare bene, anche quando la narrazione non è così articolata.
Profile Image for Marialaura.
68 reviews2 followers
November 15, 2025
Lettura piacevole e scorrevole, pur non reggendo il confronto con i suoi lavori successivi.
61 reviews
May 24, 2013
Non serve un alibi di ferro

Apprendo dalla nota di Ena Marchi che il racconto (la mia edizione ebook conta 47 pagine) fu pubblicato in edizione illustrata da fotografie di una famosa fotografa dell'epoca, una sorta di fotoromanzo d'arte. Senza successo, infatti il personaggio dell'ispettore G7 �� stato abbandonato da Simenon e dal suo editore a favore di Maigret.
G7 �� affiancato da una voce narrante, uno scrittore suo amico che lo accompagna nelle investigazioni, insomma una specie di dott. Watson (e del resto G7 �� un mostro di logica deduttiva, uno Sherlock in Citroen 5CV).
Il racconto si legge in un'ora e spiccioli e rimane in mente per lo stesso lasso di tempo.
E' un giallo abbastanza classico, con personaggi di cartavelina e un intreccio scarsamente interessante che viene rivelato dall'investigatore come nei telefilm di Ellery Queen (procedimento anche noto come "spiegone").
Sembra un esperimento e in effetti probabilmente lo fu. Non �� riuscito, quindi sconsiglierei di leggerlo e non vi servir�� un alibi per evitarlo.
A meno che non siate dei "completisti" di Simenon.
Il quale �� uno degli scrittori pi�� prolifici di sempre: auguri, vi toccher�� leggere anche La pazza di Itteville.
Profile Image for Fulvio.
14 reviews1 follower
March 11, 2012
Un curioso personaggio simenoniano che non conoscevo. Anche se lui e la sua spalla ricordano un po' troppo Sherlock Holmes e Watson
Displaying 1 - 22 of 22 reviews

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