Un libro sul Sud in forte controtendenza. Scritto con una prosa tersa e molto partecipe, le sue tesi disegnano un crocevia dove si incontrano sociologia, lirica e progetto politico. (Corrado Augias, “Il Venerdì di Repubblica”)
Un testo ‘cult’. (Ida Dominijanni, “Il Manifesto”)
Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri. Il pensiero meridiano è, innanzitutto, riformulazione dell’immagine che il Sud ha di sé: non più periferia degradata dell’‘impero’, ma nuovo centro di un’identità ricca e molteplice, autenticamente mediterranea.
Franco Cassano was an Italian sociologist and politician. He was full professor of Sociology and Sociology of Cultural and Communicative Processes at the University of Bari Aldo Moro, alongside his academic activity that of essayist and columnist. Among his best-known works Il pensiero meridiano (1996) and L'umiltà del male (2011). In the 2013 political elections he was elected deputy of the XVII legislature of the Italian Republic in the XXI Puglia constituency for the Democratic Party.
Libro geniale, filosofia che va giù scorrevole come un romanzo eppure ti fa pensare che, se fosse più diffuso questo libro, questo pensiero, ecco allora il mondo sarebbe un posto appena appena migliore.
Oggi si può abitare in una città di mare senza riuscire a vederlo, e il mare può riuscire a non vederlo anche chi lo attraversa, lo vende e lo compra. E per favore quando finalmente si parla di mare non si chieda prima di parlare (come oggi va di moda) il permesso all'economia politica: ciò di cui occorre parlare è qualcosa che precede l'economia, della confidenza sentimentale con il mare, del mare che abbiamo imparato senza nessuna scienza ma solo abitandoci accanto, come un parente più grande, come la casa dove siamo nati, come un vicino, un silenzio, una solitudine o un mattino. Del mare che riscopriamo quando ci sentiamo soffocare perché ci sorprendiamo in una terra circondata da terre.
"Il pensiero meridiano" è un saggio ricco di spunti interessanti e stimolanti, condensati brillantemente nella prefazione. Tuttavia, mi ha deluso nel momento in cui ha iniziato a sviluppare questi spunti all'interno dei capitoli successivi del libro. Nonostante la prosa elegante dell'autore, ho trovato, forse anche per dei miei limiti, numerosi passaggi noiosi, a volte sfuggenti o non condivisibili.
Ne"Il pensiero Meridiano", Franco Cassano ci offre un'essenziale guida per "comprendere il Sud" in tutte le sue complessità filosofiche e pratiche. Soprattutto, da finalmente l'opportunità di capire il Sud come uno spazio che deve avere la libertà di capirsi da solo, deve avere un'autonomia di pensiero e azione tale da potersi 'sviluppare' nel miglior modo che si possa adattare alle proprie tradizioni umane e ecologiche.
La prefazione stessa ("Paralleli e Meridiani") dell' autore è utile per capire la sottigliezza del saggio. Cassano ammette infatti il pericolo di cadere in una 'apologia della tradizione' quando elogia la 'lentezza' del sud, e si va a incanalare proprio in quel sottile lembo di terra, quella filosofia del limite e della misure, delle passioni e delle contraddizioni che giace tra un'integralismo che vuole conservare tradizioni lontane a scapito del progresso della modernità, e un'integralismo della modernità stessa che non vede altro modo per vivere bene se non seguendo i dictat dello sviluppo capitalista neoliberale, seguendo modelli di pensiero e di vita occidentalizzanti. Qui, dunque, s'incontrano le dimensioni della scissione e della mediazione: "Da un lato, il bisogno di un gesto di rottura e rivendicazione dell'autonomia del Sud, la lacerazione della falsa neutralità e universalità della rappresentazione dominante, dall'altro della molteplicità e della varietà culturale, la convinzione che la ragione del futuro o sarà plurale o non sarà.
Quando parla di Autonomia, quindi, Cassano segue le orme di Said dicendo che il Sud non può piu essere visto come un "non-nord", o un "non-ancora-nord" che comprende il futuro come un inseguimento di un modello che non potrà mai raggiungere.
Il Mediterraneo diventa il campo concettuale in cui questo pensiero puo svilupparsi, secondo Cassano. Dopo un excursus che analizza l'effetto del Mediterraneo stesso in quanto entità geografica sulla nascita della filosofia greca e della democrazia, Cassano chiarisce come il mare stesso deve divenire luogo in cui la cultura del sud possa trovare una sua via di 'sviluppo' che possa essere allo stesso tempo pluralista e tradizionale, che tenga in conto l'importanza di conservare le proprie tradizioni, tenendo in mente la natura fluida e multicultura delle società di fronte al mare, che sono destinate a incontrarsi e intrecciarsi infinitamente.
Ho trovato questo saggio molto interessante proprio grazie all'onestà intellettuale dell'autore, che non si piega mai nel dare il 'beneficio del dubbio' al modello di sviluppo capitalista che viene preso come naturale dalla maggior parte degli intellettuali italiani contemporanei. Unica pecca è, a parer mio, l'inaccessibilità di questo testo, la cui vocazione sociale si scontra con la complessità del linguaggio del professor Cassano.
Un'opera in cui il Mediterraneo assume caratteristiche filosofiche di tolleranza e apertura verso il prossimo. Lettura interessante ma non sempre convincente.
Avete mai pensato che il sud fosse indietro, perché non rispetta canoni e tempi del nord? Avete mai fatto battute razziste sui napoletani che rubano, i siciliani che sono mafiosi, i meridionali che non sanno parlare italiano e sono vittimisti e piagnoni? Se sì, vi informo che l’antimeridionalismo (di merda) è passato di moda già da un po’ e il sociologo Franco Cassano spiega perché nel saggio “Il pensiero meridiano”, edito da Laterza nel 1996 e poi nel 2005 con una nuova prefazione.
“Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo: restituire al sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato dagli altri.”
Tante domande profonde e complesse soggiaciono allo sviluppo di questo saggio sociologico. Una tra le tante: ha senso pretendere che il sud diventi una pallida e poco riuscita imitazione del nord? Secondo Cassano non solo non ha senso, ma anzi, è una tattica fallimentare su tutta la linea: il sud, italiano e globale, ha tempi, tradizioni e modi che non possono appiattirsi sulla stessa scala temporale del nord, scala tutta improntata alla velocità, alla riproduzione illimitata, alla libertà individuale sfrenata, a scapito della collettività. Non si pensi che la soluzione, per Cassano, sia guardare indietro a un passato fantomatico di tradizioni e cose semplici: come diceva Manchado, “se hace camino al andar”, la strada si fa percorrendola. E l’autore prova, con i suoi studi, ad aprire la via verso un futuro alternativo capace finalmente di fare spazio al concetto di limite, di misura, alla convivenza con la contraddizione perenne tra due poli, di nord e sud, di passione e razionalità, di individualismo e collettività, per ridimensionare una società che, in più modi, ha ormai perso il senso del limite.
“La bellezza si è ritirata e tanto più lo farà se noi la inseguiremo pensando alla sua infinita riproducibilità; essa riaffiorerà solo quando sarà l’esito di un pellegrinaggio, quando si rischierà molto per conoscerla, quando sarà la scoperta che arriva alla fine di una trasformazione. La voracità di massa la distrugge proprio perché pensa che essa sia un diritto per il quale basta pagare.”
Fulcro delle teorie di Cassano, l’idea che la società della tecnica e del profitto sia fuori controllo, che produca pochissimi vincenti e una pletora quasi infinita di perdenti e faccia perdere di vista tutto ciò che di concreto esisteva, come le istituzioni e il concetto di sacralità, come il rapporto con la natura (che il Nord elimina totalmente dalla sua equazione di vita) e la solidarietà tra esseri umani di fronte al paradosso della vita, che acquista tanto più valore, quanto più si è consapevoli che, in ultima battuta, tutto potrebbe sparire, e sparirà, in un secondo.
“Il pensiero meridiano” non è un libro immediato: il linguaggio è quello di un saggio, quindi non particolarmente facile da decifrare; vengono in più punti richiamate teorie di filosofi dei quali non sapevo niente e questo ha aumentato considerevolmente lo sforzo di comprensione. In ogni caso, lo consiglio a chi abbia già familiarità col concetto di antimeridionalismo, lotta al capitalismo, allo stile di vita drammaticamente malato che impone, a chi sa già che la competizione non ha niente di sano, perché sano è aiutarsi, è mettere in discussione lo squilibrato assetto economico e sociale di oggi, che butta via merci e persone con la stessa facilità. Inaspettatamente, perché è l’ultimo capitolo e io stavo con la lingua di fuori, ho particolarmente apprezzato le pagine dedicate a Pasolini. È proprio dalla sua omosessualità non accettata che hanno avuto origine i continui sforzi del poeta per cercare punti di contatto con la morale comune, da cui pure era apertamente rifiutato. Consapevole che è solo da questo sforzo perpetuo di convivenza che si ricava in ultimo il vero senso dell’esistenza, Pasolini combatte per non rimanere rinchiuso nella gabbia del diverso, fermamente convinto che la norma esista, ma che possa deformarsi fino a fare lo sforzo di includere l’altro da sé e per questo vale la pena combattere. Sempre.
“Solo l’amare, solo il conoscere conta, non l’avere amato, non l’aver conosciuto. Dà angoscia il vivere di un consumato amore. L’anima non cresce più.” (Pier Paolo Pasolini, Le ceneri di Gramsci)
“Non avremo certo raggiunto i ricchi che saranno sempre capaci di escludere gli altri, ma in compenso avremo imparato a pensare come loro, perdendo anche l’orgoglio di non essere come loro”.
Questo dice il prof. Cassano criticando un sistema di cui ahimè fa parte. Teorizzazione sopravvalutata. Mi è stato consigliato da molto miei concittadini e non potevo non leggerlo (pur avendo trovato una vecchia edizione in biblio).
Capitoli sulla Grecia e il Mediterraneo e il pensiero dei filosofi del ‘900 e figura di Ulisse ben fatti. Il pensiero meridiano però non deve passare come un vezzo, deve essere davvero qualcosa di forte da cui ripartire ma così non è (dopo anni). Il sud inquinato da persone, cose e cliché che ne decidono il bello e il cattivo tempo. Il sud non ha niente da invidiare al settentrione, che ormai vanta anche di essere messo peggio (karma voglio pensare sia merito tuo). Il pensiero meridiano si basa sulle persone, su una mentalità d’altri tempi che può essere applicata anche ai nuovi tempi, smussandola con molta forza di volontà e Misura. È un cambiamento che deve unire la collettività e che deve partire spontaneo delle persone. Non è più il tempo dei dissoi logoi (cit.). Basta razzismi. Cassano sostanzialmente prende lo stereotipo che vuole il Sud (d’Europa, del mondo) lento, pigro, premoderno, e lo rovescia di senso di fronte alla crisi valoriale dell’occidente capitalistico e neoliberista, rappresentato da un Nord produttivista e un Sud che può essere elemento per riscoprire valori altri. Penso che elementi naturali come il mare, il sole influenzino caratteri e culture, per forza di cose, funzionalmente parlando. Però si presta a letture contraddittorie: il Sud ha bisogno di crescita sociale, economica, l’elogio della povertà da parte dei borghesi anche no perché questo capisco. Che bello essere poveri ma integri. Tutta sta culla di accoglienza e civismo non è vero che lo siamo. L’argine a integralismi partendo da una rivendicazione identitaria mi sembra qualcosa che cozza. Mi spiazza l’idea, ad esempio, di considerare Pasolini rappresentanza di un pensiero meridiano. Oggettivamente è un banalizzare l’opera di PPP che applicava i filtri della critica marxista alla società, spogliarlo di quello per attribuire a questa visione meridiana la critica del capitale mi sembra operazione forzosa assai.
To achieve Southern autonomy there must be a complete disruption of the hierarchy that has established the South as the “not-yet-North.” We must reframe how we understand the South—-not as a place in the process of becoming that lags behind the North in constant pursuit of cultural likeness. The South must reject imitation in favor of autonomy. Cassano’s conception of “the South” is detached from nations in particular. He uses the Mediterranean as a metaphor for global Souths and to disavow us of the idea of one South. He does not merely refer to a geographic location, but to an ever-applicable idea. We view and discuss the South through a northern lens. Cassano’s South is no longer belated or flawed as northern rhetoric has established it to be. Our conception of modernity is shaped by a northern perspective which the South must emancipate themselves from.
Cassano attributes the transformation of our relationship to the Mediterranean with the unhinging of the concept of time itself that informs our representations.
L'unico motivo per cui non ho dato 5 stelle è perché, nonostante sia un testo che fa luce e introduce concetti su quello che è il problema dell'antimeridionalismo, l'ho trovato molto verboso e a volte difficile da comprendere. Sicuro c'era da aspettarselo da un saggio del genere, e infatti non penso sia una debolezza del libro. Piuttosto penso sia una caratteristica che bisogna prendere in considerazione quando si decida di leggerlo. Le idee presentate sono sicuramente molto interessanti e altrettanto attuali, anche se porto dubbi per alcuni dei concetti presentati. Invito tutti coloro che sono interessati a questo libro di leggerlo, decisamente. Ma se posso dare un consiglio, leggerlo senza alcuna nozione precedente sul concetto di "pensiero meridiano" potrebbe risultare un po' difficile. Infatti io personalmente ho letto questo libro solo dopo aver letto "Femminismo terrone" di Claudia Fauzia e Valentina Amenta. E trovo che aver letto il loro libro in precedenza, a reso la lettura del secondo molto più comprensibile.
Una proposta di “pensiero lento”, capace di dare dignità alla complessità e alla fragilità, contro il mito della velocità e della forza. Concetti che trovano una risonanza sorprendente con certe derive della "nascita mentale".