È il 1945. Tre nuclei familiari coabitano in un appartamento: i giovani sposi comunisti Faliero e Bruna, Virginia, vedova di un ex repubblichino, e Lucia, madre vedova del sedicenne Sandrino. Il ragazzo, avviato sulle orme squadriste del padre defunto, seduce Virginia e inizia con lei una relazione fatta di soprusi e angherie. Le tensioni travolgono la casa e i suoi abitanti, inclusi Bruna e Faliero, che tentano di "salvare" Sandrino, prima che tutto precipiti in un acme di violenza. Scritto nel 1947, il romanzo riflette il clima da guerra civile che agitava l'Italia e segna un'evoluzione nello stile dell'autore, pronto per il "salto" alla narrativa di stampo civile.
Vasco Pratolini (October 19, 1913 - January 12, 1991) was one of the most noted Italian writers of the twentieth century.
Born in Florence, Pratolini worked at various jobs before entering the literary world thanks to his acquaintance with Elio Vittorini. In 1938 he founded, together with Alfonso Gatto, the magazine Campo di Marte. His work is based on firm political principles and much of it is rooted in the ordinary life and sentiments of ordinary, modest working-class people in Florence.
During World War II he fought with the Italian partisans against the German occupation. After the war he also worked in the cinema, collaborating as screenwriter to films such as Luchino Visconti's Rocco e i suoi fratelli, Roberto Rossellini's Paisà and Nanni Loy's Le quattro giornate di Napoli. In 1954 and 1961 Valerio Zurlini turned two of his novels, Le ragazze di San Frediano and Cronaca familiare, into films.
His most important literary works are the novels Cronaca familiare (1947), Cronache di poveri amanti (1947) and Metello (1955).
Un Pratolini molto diverso da quello di 'Cronache di Poveri Amanti'. Qui, al contrario delle Cronache, i suoi personaggi appaiono poco naturali e spontanei con dialoghi faticosamente costruiti tanto da apparire, a tratti, didascalici.
La storia ha una sua evoluzione ben delineata ma lascia sempre una sensazione di forzatura da cui è difficile liberarsi.
UN HEROE DE NUESTRO TIEMPO (1947) es una novela con una obvia referencia a Mijaíl Lermontov, del italiano (florentino) Vasco Pratolini. Publicada casi inmediatamente por Losada - la cantidad de italianos que se editaban en argentina en ese momento era maravillosa - y con una traducción de Maria Esther Benítez la obra es un reflejo de la Italia de posguerra (hasta tiene una referencia a "Roma, Città aperta") muy duro y aspero. . La novela trata las aventuras de un héroe de su tiempo, es decir, un canalla llamado Sandrino el cual es hijo orgulloso de un militar fascista muerto en los últimos años de la guerra por un grupo de guerrilleros. Vive con su madre, a quién le miente todo el tiempo ya que con 16 años (en la novela llega a los 17 creo) pertenece a un grupo juvenil de fascistas que en las sombras esperan para dar un atentado. . Pero la otra gran protagonista es una señora viuda de 33 años que se descubre seducida por el jóven adolescente y preocupada por el qué dirán. En este juego de seducción se forma un lazo absolutamente putrefacto y enfermo de malos tratos, peleas, robos, y un eterno perdón por parte de una mujer absolutamente quebrada. Realmente me cuesta enpatizar con personajes porque suelo observar otras cosas en una novela, sin embargo hace mucho tiempo que no sentía que un personaje necesitaba tanto un justo castigo. No voy a spoilear que sucede al final, solo diré que como toda la novela...es duro. Pratolini es un inmenso narrador que escribe con maestría y desenvoltura una novela difícil de digerir, pero por esto mismo posiblemente inolvidable.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Un romanzo che lascia sgomenti: un racconto sulla violenza dei rapporti, la violenza vera, l'anaffettività, più che l'aggressività fisica, che è espressione del non umano. Ribaltando la chiave di lettura che, da più parti, ho visto proporre, la narrazione di Pratolini mostra chiaramente come l'adesione al fascismo sia il frutto della malattia mentale e non viceversa. Sandrino non è un mostro di anaffettività in quanto fascista, cresciuto in una temperie culturale violenta, all'ombra di una figura paterna idealizzata e mai conosciuta; Sandrino ritrova nel fascismo l'indifferenza, lo sprezzo, la prepotenza, la platealità tutta esteriore di rapporti insinceri che egli sperimenta come propri e sentiti: il confronto con Elena, sulle ragioni della violenza, di partigiani e fascisti, mette bene in evidenza tale chiave di lettura. Sandrino usa i rapporti per il proprio utile, anche quello con Elena che dovrebbe essere per lui un appiglio di redenzione e riscatto. La conclusione del romanzo, con il tradurre in azione le pulsioni violentissime già espresse durante tutto il corso della narrazione, è forse l'elemento più deludente: una chiosa inutile e ridondante ad un'analisi che si era mostrata di grande efficacia.
Primo approccio alla narrativa di Pratolini. Ammetto che ero molto confusa all'inizio di questa lettura. Non sapevo cosa aspettarmi. La lettura ti appassiona di pagina in pagina, la veridicità, la gestione dello spazio temporale è lineare, pulita, asciutta. Crudele, affascinante e introspettivo.
Libro agghiacciante, su una relazione abusiva all'epoca del secondo dopoguerra. Il libro è molto scorrevole, nonostante i continui salti del narratore onniscente, e qualche dialogo troppo espositivo. E' stata una lettura emozionante, anche se le due emozioni che provoca e lascia sono rabbia e pena.