La storia di Giulia, una bambina uccisa con la madre alla Sacra Corona Unita, e quella del disastro aereo di Linate nel 2001. La vicenda delle bestie di Satana e quella di Skeklov B., un immigrato bulgaro morto in un incendio. Che cosa hanno in comune tutte queste storie? L'identità sconosciuta delle vittime. Cristina Cattaneo si occupa di questi "morti senza nome" e, da un corpo sfigurato, sa come risalire al nome, alle cause e al momento della morte. A lei e al suo laboratorio gli inquirenti, le autorità giudiziarie e le forze dell'ordine si rivolgono spesso in cerca di una soluzione. Morti senza nome è il racconto drammatico e sempre toccante di dieci casi di riconoscimento risolti. È la ricostruzione di delitti efferati, la cui dinamica emerge interamente durante un'autopsia, e di immani tragedie,descritte attraverso i segni che i corpi o gli scheletri delle vittime portano con sé. È un reportage da un paese, l'Italia dei grandi crimini ma anche l'Italia di chi muore anonimo, senza un volto, che nessuno ci aveva mai descritto con tanta umanità.
Cristina Cattaneo, medico e antropologa, è professoressa ordinaria di Medicina Legale all’Università degli Studi di Milano e direttrice del Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, presso la stessa Università.
Cristina Cattaneo non è una scrittrice, è una vera anatomopatologa e qui stanno tutti I limiti di questo libro: si sente che lei è abituata a scrivere relazioni, pareri, ma questo non è sufficiente per mantenere viva l'attenzione e costruire una vera e propria narrazione. Nei capitoli si salta da una situazione ad un'altra, non si riesce a mantenere viva l'attenzione. La storia, pur sempre dettagliatissima, è ricca di particolari sui rilievi che vengono fatti, su come vengono attuate le procedure, ma non aggiunge molto: l'anima dell'autrice purtroppo non arriva. ln questo periodo della mia vita, mi sto trovando contatto con delle situazioni molto simili a quelle che descrive la Cattaneo, capisco cosa significa lavorare in un contesto nel quale si sa che non ci sarà un lieto fine per chi si è incrociato. Eppure trovo che siano dei lavori che qualcuno deve fare, che ci vuole del coraggio anche per affrontare tutti i giorni la realtà, una realtà sgradita, e ridare dignità a coloro che purtroppo l'hanno persa a causa di una morte violenta, scrivendo l'ultima pagina delle loro vite. Contenuti importanti, ma, come in un tema delle medie, privo di empatia. Ps. una nota alla dedica che mi ha riportato alla mente due bellissime persone, Lofi e Rosanna :*
La dottoressa sa scrivere, si spiega molto bene. I casi trattati che sono arrivati alle cronache nazionali sono riconoscibili e stuzzicano l'attenzione, perché presentano un lato della vicenda che il pubblico raramente conosce. Ogni capitolo affronta un aspetto particolare del lavoro del Labanof, laboratorio di antropologia e odontologia forense dell'università statale di Milano. Subito si capisce quanto la burocrazia (solo italiana?) renda il tutto più lungo e meno eccitante di una puntata di CSI, ma telefilm e realtà sono sostanzialmente fedeli l'uno all'altro. L'unica parte che mi sembra un po' forzata sono i commenti umani. Premesso che non voglio offendere nessuno, la mia opinione è che sto leggendo la relazione sul lavoro di una scienziata. So perfettamente che tale lavoro ha una fortissima componente emotiva, ma nei primi capitoli mi è sembrato che l'autrice si fosse sentita in dovere di ricordarcelo. Piccola nota personale: il posto dove hanno trovato il cadavere della prostituta aronese è il campo di un mio lontano parente. Finalmente ho saputo come si è conclusa la vicenda.
Arrivata al mio terzo libro di Cristina Cattaneo, libri che giudico molto interessanti e di piacevole lettura, pensavo che c'è più amore e rispetto qui per le persone - anche se morte, sconosciute, senza nome appunto - di quanto siano disposti a dispensarne ai vivi i movimenti "pro vita" che si accaniscono crudelmente contro aborto ed eutanasia.
Molto interessante la casistica illustrata in modo chiaro ed evidentemente competente per chi è interessato ai reali e concreti fatti e processi dell'antropologia forense.
"é un po' quello che succede quando camminando per strada, di sera, si vedono attraverso le finestre le sagome nere delle persone nelle abitazioni: chissà cosa sta succedendo? Chi sono? Un padre che gioca con la figlia, due sorelle che litigano? Magari si stanno svolgendo scene di vita comune, o forse si stanno commettendo dei crimini. Vorremmo poter ascoltare i sussurri, i pianti, le risate, insomma, la vita."
BEN SCRITTO, ASPETTO UN SEQUEL.. Il libro è scritto bene e con molta umanità, coprendo svariati aspetti e casi della medicina forensica che è interessantissima; spero che la Cattaneo scriva un libro più approfondito, con più dettagli e spandendo i personaggi che la circondano, perchè questo mi ha fatto venire appetito... sul soggetto!