In un'epoca di grande violenza e di grande magia, il mondo conosciuto è diviso in quattro terre. La più misteriosa e pericolosa è il Vuoto, un deserto inesplorato, popolato di miraggi e strani popoli. Qui, secoli prima, Vemerin il Re Pazzo ha eretto la città di Anharra, dove ha regnato con il suo esercito composto di esseri umani e creature terribili. Ora Vemerin è morto, sepolto in una tomba custodita da sette statue colossali, di cui nessuno conosce l'esatta ubicazione. Anche dell'antica Anharra è rimasto solo il ricordo confuso, ma si racconta di tesori favolosi nascosti tra le sue rovine, tesori che l'impero che governa le terre conosciute ha deciso di conquistare.
Non so bene come considerare questo romanzo, un fantasy, High fantasy, un horror? Un semplice romanzo d'avventura? Anharra é un ibrido letterario che tiene incollati dalla prima all'ultima pagina. É la seconda volta che lo leggo e a parte alcune parti forse un po' lente, devo ammettere di esserne stata nuovamente affascinata. L'autore é un maestro nel creare, tassello dopo tassello, una rete di eventi inquietanti e a tratti disturbanti, portandoci per mano al climax tanto atteso. Si conclude con un finale aperto che promette tempesta e non vedo l'ora di tornare tra le mura di Anharra e incontrare nuovamente gli orrori del Re Folle!
Non sarò severo come gli altri perché a me i personaggi, la storia e persino il finale non sono dispiaciuti. Tuttavia, lascia l'amaro in bocca per il modo sommario in cui sono descritte le scene e la banalità di un world building appena appena accennato. Non di certo una scrittura memorabile.
Effettivamente la mia recensione non si discosta molto dal trend negativo delle altre: una dark fantasy che strizza l'occhio a tecnologie steampunk di per sè è già difficile da "digerire" se poi non c'è un minimo di criterio logico nell'incastrare le due cose allora è difficile persino "mangiarlo"!!! Il problema è che a "sfornarlo" è stata la Mondadori!! Le cose che constantemente (e ripetutamente) mi hanno irritato durante la lettura non sono poche. La capacità di Amnor di far funzionare tempo 5 minuti qualsiasi macchinario mai visto in vita sua soltanto guardandolo; per non parlare della miriade di volte che cita "i segni delle Tavole" sempre a "cose fatte"... quasi a giustificare "lo scrittore" per quelle "cose fatte"! Le due Sgualdrine (presentate come fighe e dominatrici) che ogni 5/6 pagine gridano per lo spavento per qualsiasi cosa: sembra quasi che "lo scrittore" non riesca a descrivere la suspense (strano per uno scrittore di thriller) e le faccia strignare per segnalarlo! I personaggi del gruppo che ogni tanto spariscono "dalla scena" per poi riapparire senza nessun criterio... vedi Sgualdrine nel deserto o Cantore davanti le mura di Anharra, etc... Eppure lo scrittore in questione ne ha scritti di libri thriller e, a quanto pare, anche ben fatti: un pò più di impegno per questo libro fantasy lo poteva anche mettere. E pensare che ho comprato il primo e secondo insieme...
Il manifesto della mediocrità. Non è nemmeno brutto è semplicemente banale. L'unico pregio è la sua brevità, che è anche la ragione per cui mi sono costretta a finirlo. Non ho mai interrotto una serie con meno curiosità per il seguito che non ho nessuna intenzione di leggere. L'idea che sia stato perfino tradotto mi lascia senza parole. Il racconto ha la profondità di un riassunto. Consigliato: no, nemmeno per farsi due risate.
Ci sono libri che ho sentito nominare spesso in casa e questo è uno di quelli. Ci sono due motivi se rammenti spesso un libro: o ti è piaciuto molto o ha dei problemi evidenti. Ecco, è il secondo caso. [...]
L'idea non è male ma lascia un pò a desiderare come si dipana. Ho letto molti fantasy e forse sono un pò esigente ma questo libro non rende per quel che potrebbe.