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La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla
Troppi insegnanti, alunni violenti e somari, bidelli scansafatiche, programmi inadeguati... la scuola italiana è davvero in stato di emergenza come sostiene chi vuole salvarla a suon di tagli al personale, rigida disciplina, valutazioni «quantitative» dell'apprendimento? Questo libro, unendo analisi statistiche e strumenti teorici di grande autorevolezza con l'esperienza di chi lavora da anni nelle classi, smonta gli stereotipi e allarga la prospettiva: il nemico da combattere è una vasta crisi di valori politici e culturali che rischia di rendere la scuola (e la società) sempre più autoritaria.
- GenresNonfiction
338 pages, Paperback
First published September 10, 2010
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Community Reviews
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
April 24, 2012
Ci vogliono omologati, possibilmente assoggettati, magari anche alienati.Gli serviamo facili da gestire, semplici da convincere,incanalabili in categorie preconfezionate per mantenere l’ordine prestabilito.
Storia vecchia, dirà qualcuno. E invece no, dico io. E lo dice anche Girolamo De Michele, meglio di me, nel suo libro “La scuola è di tutti” pubblicato da minimum fax.
Un libro che vi consiglio di leggere. Anzi no, che vi intimo di leggere.
Un libro che è analisi lucida dello stato attuale della scuola (è un libro del 2010) e insieme, ça va sans dire, della società. Perché la realtà non è composta da compartimenti stagni, ma fatta di vasi comunicanti che si compenetrano e si condizionano tra loro. Anche questo lo dico io, ma lo dice anche De Michele, però sempre meglio di me.
Cos’altro dice?
Che il mondo è complesso, come complessa è la mente umana che non ha bisogno di “pacchetti di contenuti” confezionati, surgelati e venduti all’ingrosso, non ha bisogno di nozioni ma di strumenti per starci, nel mondo, per capirlo e per criticarlo. Che la scuola deve”insegnare ad apprendere”, perché quello dell’apprendimento non è un compito che si esaurisce con la fine del percorso scolastico ma qualcosa che occupa la vita intera. Perché il mondo corre veloce, e muta, si trasforma, evolve e dobbiamo essere in grado di starci dietro.
E che la scuola non ha quindi bisogno di essere semplificata nei modi e nei percorsi di studio, di essere assoggettata a regole di mercato, o a regole di controllo, ma di evolversi come si evolvono le cose in cui è immersa.
Ci dice che non c’è una emergenza educativa ma “una crisi nella, non della, educazione”. Ed effettivamente c’è una certa differenza perché, effettivamente, “le parole, pur nella loro insufficienza, hanno un significato. E soprattutto, generano un effetto che determinala comprensione del messaggio”.
Che “l’emergenza non lascia speranza”, e che forse “non per caso, all’«emergenza» è sempre collegato il tema del «ritorno al passato»”.
E che questo ritorno al passato è controproducente, e pericoloso. Che da parte della scuola, e non solo,”ripiegare” e “arroccarsi” è controproducente e pericoloso.
Che questo atteggiamento generale di rifiuto e di panico nei confronti del moderno, del futuro, del possibile, si manifesta con “il riemergere dei temi del suolo e del sangue [...]; la paura del diverso [...]; la crescente militarizzazione della vita pubblica [...]“. Ci dice che la scuola, ça va sans dire, non è immune a queste manifestazioni.
Ci dice, numeri alla mano, che gli studenti delle nostre scuole sono meno somari di quanto ci raccontano, che gli insegnanti non sono né troppi né troppo pagati e che i bidelli non sono dei fancazzisti impuniti. Che sul bullismo ci sono tante cose da fare e tante cose da dire, in maggioranza diverse da quelle che si sentono dire e da quelle che vengono fatte.
Ci dice che, volendo, i soldi per la scuole, così, per assurdo, sempre numeri alla mano, si potrebbero anche trovare, e ci dice dove.
Ci parla dei “venditori di Apocalisse”, quelli del “dove andremo a finire” o del “dove siamo finiti”, dei nostalgici dei tempi andati in cui ci si alzava quando entrava l’insegnante, dei promotori del grembiule (inesistente) e degli amanti del voto in condotta, dello spauracchio sempre agitato del ’68 come colpevole di tutti i mali del mondo e di figure inquietanti che scrivono e parlano di scuola, ma che forse di scuola poco sanno e di altre che hanno una somiglianza imbarazzante con la temibile Dolores Umbridge di Harry Potter.Ci parla di scuole private e lobby cattoliche.
E a proposito di numeri ci dice anche che l’andazzo odierno è di ridurre tutto al numero, perché il numero è facile da gestire, il numero emana sicurezza in questa “società dell’incertezza, delle passioni tristi” in cui la paura del domani, o del presente ingestibile, ci induce a chiedere rassicurazioni, e all’essere disposti a qualsiasi rinuncia pur di ottenerle.
E che questi numeri, così come sono facile da controllare, sono facili da manipolare.
E a proposito di controllo ci parla della “transizione dalle società disciplinari alle società del controllo”.
Ed è in questo tipo di società che viviamo, fuori e dentro la scuola. E dovremmo prenderne, quanto meno, atto. Guardare le cose le cose per quello che sono. Al di là delle “stronzate”, a proposito di manipolazione, che ci raccontano. Dobbiamo imparare a distinguerle,queste “stronzate”, che son diverse dalle menzogne perché “chi mente segue una strategia di verità, sia pure per rovesciarne il senso[...]. Al contrario, gli enunciati del mendax [l'impostore] sono quegli atti linguistici che denominiamo stronzate, e sono molto più insidiosi perché falsificano non l’oggetto del discorso, ma il contesto.”
E a proposito di tutto quello che espone in questo bel testo, chiude il libro con un capitolo che si chiama “Fascismo pedagogico e fascismo di ritorno”.
Solo due punti di questo capitolo, gli altri ve li leggerete da soli.
“Ogni sistema scolastico che abbia come obiettivo non il più ampio conseguimento del più alto grado di preparazione possibile, ma la selezione di una élite è classista nei fatti, è potenzialmente fascista.”
“Ogni sistema scolastico che non contempli tra le proprie finalità la formazione di menti in grado di esercitare con giudizio la critica dello stato di cose esistente – di avere il coraggio di sapere – è potenzialmente fascista.
Ecco, ho scritto tanto e ho fatto un sacco di confusione. Il libro no, di confusione non ne fa, eppure di cose ne dice tante di più. Girolamo De Michele fa l’insegnate, e si sente.
In modo positivo dico.
Storia vecchia, dirà qualcuno. E invece no, dico io. E lo dice anche Girolamo De Michele, meglio di me, nel suo libro “La scuola è di tutti” pubblicato da minimum fax.
Un libro che vi consiglio di leggere. Anzi no, che vi intimo di leggere.
Un libro che è analisi lucida dello stato attuale della scuola (è un libro del 2010) e insieme, ça va sans dire, della società. Perché la realtà non è composta da compartimenti stagni, ma fatta di vasi comunicanti che si compenetrano e si condizionano tra loro. Anche questo lo dico io, ma lo dice anche De Michele, però sempre meglio di me.
Cos’altro dice?
Che il mondo è complesso, come complessa è la mente umana che non ha bisogno di “pacchetti di contenuti” confezionati, surgelati e venduti all’ingrosso, non ha bisogno di nozioni ma di strumenti per starci, nel mondo, per capirlo e per criticarlo. Che la scuola deve”insegnare ad apprendere”, perché quello dell’apprendimento non è un compito che si esaurisce con la fine del percorso scolastico ma qualcosa che occupa la vita intera. Perché il mondo corre veloce, e muta, si trasforma, evolve e dobbiamo essere in grado di starci dietro.
E che la scuola non ha quindi bisogno di essere semplificata nei modi e nei percorsi di studio, di essere assoggettata a regole di mercato, o a regole di controllo, ma di evolversi come si evolvono le cose in cui è immersa.
Ci dice che non c’è una emergenza educativa ma “una crisi nella, non della, educazione”. Ed effettivamente c’è una certa differenza perché, effettivamente, “le parole, pur nella loro insufficienza, hanno un significato. E soprattutto, generano un effetto che determinala comprensione del messaggio”.
Che “l’emergenza non lascia speranza”, e che forse “non per caso, all’«emergenza» è sempre collegato il tema del «ritorno al passato»”.
E che questo ritorno al passato è controproducente, e pericoloso. Che da parte della scuola, e non solo,”ripiegare” e “arroccarsi” è controproducente e pericoloso.
Che questo atteggiamento generale di rifiuto e di panico nei confronti del moderno, del futuro, del possibile, si manifesta con “il riemergere dei temi del suolo e del sangue [...]; la paura del diverso [...]; la crescente militarizzazione della vita pubblica [...]“. Ci dice che la scuola, ça va sans dire, non è immune a queste manifestazioni.
Ci dice, numeri alla mano, che gli studenti delle nostre scuole sono meno somari di quanto ci raccontano, che gli insegnanti non sono né troppi né troppo pagati e che i bidelli non sono dei fancazzisti impuniti. Che sul bullismo ci sono tante cose da fare e tante cose da dire, in maggioranza diverse da quelle che si sentono dire e da quelle che vengono fatte.
Ci dice che, volendo, i soldi per la scuole, così, per assurdo, sempre numeri alla mano, si potrebbero anche trovare, e ci dice dove.
Ci parla dei “venditori di Apocalisse”, quelli del “dove andremo a finire” o del “dove siamo finiti”, dei nostalgici dei tempi andati in cui ci si alzava quando entrava l’insegnante, dei promotori del grembiule (inesistente) e degli amanti del voto in condotta, dello spauracchio sempre agitato del ’68 come colpevole di tutti i mali del mondo e di figure inquietanti che scrivono e parlano di scuola, ma che forse di scuola poco sanno e di altre che hanno una somiglianza imbarazzante con la temibile Dolores Umbridge di Harry Potter.Ci parla di scuole private e lobby cattoliche.
E a proposito di numeri ci dice anche che l’andazzo odierno è di ridurre tutto al numero, perché il numero è facile da gestire, il numero emana sicurezza in questa “società dell’incertezza, delle passioni tristi” in cui la paura del domani, o del presente ingestibile, ci induce a chiedere rassicurazioni, e all’essere disposti a qualsiasi rinuncia pur di ottenerle.
E che questi numeri, così come sono facile da controllare, sono facili da manipolare.
E a proposito di controllo ci parla della “transizione dalle società disciplinari alle società del controllo”.
Ed è in questo tipo di società che viviamo, fuori e dentro la scuola. E dovremmo prenderne, quanto meno, atto. Guardare le cose le cose per quello che sono. Al di là delle “stronzate”, a proposito di manipolazione, che ci raccontano. Dobbiamo imparare a distinguerle,queste “stronzate”, che son diverse dalle menzogne perché “chi mente segue una strategia di verità, sia pure per rovesciarne il senso[...]. Al contrario, gli enunciati del mendax [l'impostore] sono quegli atti linguistici che denominiamo stronzate, e sono molto più insidiosi perché falsificano non l’oggetto del discorso, ma il contesto.”
E a proposito di tutto quello che espone in questo bel testo, chiude il libro con un capitolo che si chiama “Fascismo pedagogico e fascismo di ritorno”.
Solo due punti di questo capitolo, gli altri ve li leggerete da soli.
“Ogni sistema scolastico che abbia come obiettivo non il più ampio conseguimento del più alto grado di preparazione possibile, ma la selezione di una élite è classista nei fatti, è potenzialmente fascista.”
“Ogni sistema scolastico che non contempli tra le proprie finalità la formazione di menti in grado di esercitare con giudizio la critica dello stato di cose esistente – di avere il coraggio di sapere – è potenzialmente fascista.
Ecco, ho scritto tanto e ho fatto un sacco di confusione. Il libro no, di confusione non ne fa, eppure di cose ne dice tante di più. Girolamo De Michele fa l’insegnate, e si sente.
In modo positivo dico.
July 14, 2020
Recentemente mi hanno consigliato il libro Factfulness perché nel mondo non va davvero tutto male come pensiamo. Questo saggio ha uno scopo simile, perché pone una domanda a cui in realtà hanno pensato in pochi: la scuola fa davvero così schifo?
I difetti ci sono, ma quanti sono solo percepiti in base al nostro concetto di cosa dovrebbe essere la scuola (o cosa avremmo voluto che fosse, quando ci andavamo?). Abbiamo visto tante volte 'L'attimo fuggente' che forse modelliamo le nostre aspettative su questo film più che sulla situazione reale. Che non è solo composta da studenti annoiati di buona famiglia, ma anche da ragazzi in situazione oggettivamente disagiate, che più di capitano mio capitano hanno bisogno di sostegno pratico, che viene magari demandato agli insegnanti.
E forse, la quantità di insegnanti apatici, senza voglia di lavorare, non in grado di trasmettere nulla sulla loro materia, non è solo colpa loro, ma di un sistema che non li motiva né li soddisfa (ricordo che in molte aziende private si pone anche attenzione alla soddisfazione dei dipendenti, che li rende più produttivi), ma che si accontenta di gridare che il loro lavoro fa schifo perché "Cambiare la scuola" è sempre un buono slogan elettorale.
Letto per le sfide
1. Trim your TBR - Libro #21, per la task Un libro con un titolo formato da 4 parole o più
2. Esimio sconosciuto 2020 - (12/15)
I difetti ci sono, ma quanti sono solo percepiti in base al nostro concetto di cosa dovrebbe essere la scuola (o cosa avremmo voluto che fosse, quando ci andavamo?). Abbiamo visto tante volte 'L'attimo fuggente' che forse modelliamo le nostre aspettative su questo film più che sulla situazione reale. Che non è solo composta da studenti annoiati di buona famiglia, ma anche da ragazzi in situazione oggettivamente disagiate, che più di capitano mio capitano hanno bisogno di sostegno pratico, che viene magari demandato agli insegnanti.
E forse, la quantità di insegnanti apatici, senza voglia di lavorare, non in grado di trasmettere nulla sulla loro materia, non è solo colpa loro, ma di un sistema che non li motiva né li soddisfa (ricordo che in molte aziende private si pone anche attenzione alla soddisfazione dei dipendenti, che li rende più produttivi), ma che si accontenta di gridare che il loro lavoro fa schifo perché "Cambiare la scuola" è sempre un buono slogan elettorale.
Letto per le sfide
1. Trim your TBR - Libro #21, per la task Un libro con un titolo formato da 4 parole o più
2. Esimio sconosciuto 2020 - (12/15)
July 24, 2013
Mi è piaciuta molto la volontà costante da un lato di dare un ritratto realistico, non catastrofista e non trionfalista, delle condizioni della scuola italiana, e dall'altro di esprimere un punto di vista sui compiti della scuola, tra i quali non rientra certamente quello di catena di montaggio in cui si assemblano o forgiano "esseri produttivi". Consolanti le polemiche nei confronti dei commentatori tuttologi e dei "divulgatori": il capitolo sul mastrocolismo (e il citatismo, lo sgarrupatismo e il lodolismo) è uno dei più gustosi. Questo libro offre un riparo dalla pioggia di banalità, luoghi comuni, chiacchiere da bar e vere e proprie falsità che costituiscono il cosiddetto dibattito sulla scuola su giornali mainstream, in TV e anche in libreria.
December 29, 2010
Il 19 novembre 2010, Girolamo De Michele ha presentato il suo libro La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla (Minimum Fax) alla libreria Modo Infoshop di Bologna. Con lui c’erano Wu Ming 1 e tante persone che nella scuola lavorano e vivono tutti i giorni. Ecco la registrazione dell’incontro:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/20…
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