Qualcuno si ricorda di Donatella Colasanti?
Si tratta della vittima, assieme alla sua amica Rosaria Lopez, del cosiddetto massacro del Circeo (altrimenti detto, dai media dell’epoca, anche “banchetto” o “festino”, sempre rigorosamente “tragico”), avvenuto nel 1975. Sul suo corpo, sopravvissuto a fatica, ci mangiarono in tanti: sicuramente i neofascisti che ne furono attori, i loro avvocati e i tantissimi conniventi che si frapposero tra loro e la giustizia; ma anche moralisti di ogni ordine e grado, giornalisti scandalistici, produttori di fumetti porno, avvocate femministe, femministe non avvocate. Recentemente ho ascoltato i podcast che all’evento sono stati dedicati da Stefano Nazzi, il quale ha citato questo episodio: a Donatella Colasanti, all’epoca ancora in vita (sarebbe morta di cancro nel 2005) un o una giornalista idiota le chiese se oggi (cioè allora) si sentiva felice. Lei rispose irritata: certo che sono felice. Sono una sopravvissuta, e un sopravvissuto ha il dovere di essere felice.
E’ quello che mi è venuto in mente leggendo questo libro di un altro sopravvissuto, Mario Rigoni Stern. Credo che raramente mi sia capitato di leggere libri ricchi di serenità, forse perfino appunto di felicità, della tranquilla bellezza di natura, animali e persone, come i suoi, di lui che è sopravvissuto molte volte dopo aver combattuto su molti fronti della seconda guerra mondiale, compreso quello micidiale della Russia; poi arrestato e deportato dai nazisti, e infine tornato a piedi a casa sua, dove visse molti anni raccontando quello che lui e altri come lui avevano passato, e il suo mondo di allora e poi di oggi.
Questo libro è, come altri, una raccolta di racconti; storie di guerra e di Resistenza; storie individuali, a volte perfino fantastiche o magiche; storie di natura e animali. Uno dei racconti più interessanti, e commoventi, vede un dialogo immaginario tra lui e Primo Levi, scritto dopo la sua morte (...suicida? Uhm, ho i miei dubbi…). I due sopravvissuti erano stati in corrispondenza tra loro, ma l’incontro pianificato non ebbe mai luogo; è facilmente immaginabile il rimpianto di Rigoni Stern dopo la scomparsa del fratello spirituale, e il desiderio di mettere una toppa al dolore con le poche pagine del suo racconto.
Il dovere di essere felici: è qualcosa su cui dovrebbero meditare tutti, anche quelli che sopravvissuti non sono. E prendere lezioni, appunto, da chi invece sopravvissuto lo è per davvero.