Che cosa fa di un uomo un poeta? E che cos'è un poeta? E un bambino? Un provocatore? Un folle? Un profeta? Un cretino? Siamo a Pietroburgo nel 1912: percorriamo la prospettiva Nevskij con Sasa e Pasa e sentiamo che tutto si muove, sta cambiando. Non si mangia pane e poesia e la parola d'ordine è Avanguardia, gettare il passato dal vapore Modernità. Sasa e Pasa arrivano dalla provincia e vogliono studiare matematica, ma non c'è bisogna pubblicare il libro che rivoluzionerà la sorte della poesia russa. Le sbornie e gli incontri all'osteria della Capra vanno di pari passo alle sbornie e agli incontri dello spirito. Corrono parallele alle comiche vicissitudini di Sasa e Pasa quelle drammatiche di Velimir Chlebnikov, il poeta per eccellenza.
Dopo il diploma in ragioneria ha lavorato in Algeria, Iraq e Francia. Tornato in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l'Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Ha quindi esercitato per un certo tempo l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo part time. Alla redazione de Il semplice conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista L'Accalappiacani, edita da DeriveApprodi. Collabora con alcuni quotidiani tra cui Il Manifesto, Libero, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.
La mia scoperta preferita in questo libro di scoperte è stata la prima poesia, quella di Chlebnikov:
Per me è molto più piacevole / Guardare le stelle / Che firmare una condanna a morte. / Per me è molto più piacevole / Ascoltare la voce dei fiori / Che sussurrano «È lui» / Chinando la testolina / Quando attraverso il giardino, / Che vedere gli scuri fucili della guardia / Uccidere quelli / Che vogliono uccidere me. / Ecco perché io non sarò mai, / E poi mai, / Un governante.
E' il primo libro che leggo di Paolo Nori e non nascondo che ho faticato parecchio, qualcosa come 50 pagine (su 200 totali), prima di entrare in sintonia con il suo stile, volutamente ricco di ripetizioni e povero di punteggiatura. Anche il libro in sé è particolare, tanto nella trama (ci troviamo nella Russia del 1912, immersi nell'avanguardia poetica) quanto nei personaggi (Pasa e Sasa, due giovani arrivati a Pietroburgo per studiare matematica ma rapiti dall'ambiente letterario). In breve, un libro non per tutti, così come non per tutti è lo stile di Nori: ho faticato per arrivare alla fine (e un libro che ti affatica non è mai una bella cosa), ma ho faticato volentieri. Mi riservo quindi la lettura di un altro libro per un parere definitivo sullo scrittore. Anche perché abita vicino casa mia, sia mai che me lo ritrovo al citofono.
E' il suo primo libro che leggo e non voglio certo mettere in dubbio le doti di Nori, ma personalmente sono un fan della punteggiatura e quando non c'è... beh, fatico...