Francesco, cinquantenne, avvocato di successo con SUV e villona. Una domenica, insieme a moglie e figli, si imbarca per una gita sulle isole della laguna veneta. Ma non riesce a godersi la bella giornata, il cellulare squilla in continuazione, e i fili della sua vita si aggrovigliano sempre di più. Francesco ha fatto i soldi vendendo i terreni lungo il fiume comprati con il duro lavoro di suo padre. Sul letto di morte gli aveva promesso che non li avrebbe mai venduti, in realtà li ha ceduti e ora sono utilizzati come cave di ghiaia e discariche. Ne è rimasto uno solo, quello su cui abita il vecchio zio. La situazione gli è ormai sfuggita di mano e precipita nel corso della giornata, tra indagini della magistratura e i conti aperti con il passato.
Nato a Valvasone, in Friuli, il 1º giugno 1957. Laureatosi in giurisprudenza, dopo aver fatto diversi mestieri, fra cui il copywriter e il giornalista, lavora presso una banca di Pordenone.
Con il suo romanzo d'esordio, L'elenco telefonico di Atlantide (gennaio 2003) pubblicato da Sironi, ha ottenuto un lusinghiero successo di critica e di pubblico e vinto il premio «Forte Village Montblanc - scrittore emergente dell'anno».
Nel novembre 2003 viene pubblicato il suo secondo titolo, Mare di Bering (Sironi) e nel 2005 i due romanzi Lo stato dell'unione (Sironi) e Tre sono le cose misteriose (Einaudi), Premio Super Grinzane Cavour 2006 e finalista, nello stesso anno, al Premio Stresa. Nel marzo del 2007 è stato pubblicato il suo quinto romanzo: Breve storia di lunghi tradimenti (Einaudi), Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi[2] e Premio "Latisana per il Nord-Est".[3] Suoi racconti appaiono in antologie pubblicate da Guanda e da Mondadori. Per Guanda, ne I delitti in provincia appare il racconto La traccia del serpente sulla roccia.
Il suo sesto romanzo, La ragazza di Vajont, è uscito per Einaudi nel giugno del 2008. È la storia di un amore impossibile, sullo sfondo apocalittico di un Nord-Est "parallelo" tormentato da una guerra civile e dai fantasmi della pulizia etnica. A settembre 2008 è stato pubblicato nella collana "VerdeNero" delle edizioni Ambiente il romanzo breve L'ultimo giorno felice (Premio "Tracce di Territorio", Pavia), che narra la crisi esistenziale di un architetto cinquantenne coinvolto nella ecomafia delle discariche friulane.
Il 10 novembre 2009 è uscito per Einaudi il romanzo L'anno dei dodici inverni, storia d'amore e di viaggi nel tempo, finalista al Premio Stresa e vincitore del Premio dei Lettori di Lucca 2010.
Il 31 maggio 2011 è uscito per Einaudi Stile Libero il romanzo Un buon posto per morire, un "romanzo storico sulla fine del mondo" scritto a quattro mani con Davide "Boosta" Dileo, tastierista del gruppo Subsonica.
Avoledo ha aderito con entusiasmo al progetto internazionale "Metro 2033 Universe" di Dmitry Glukhovski scrivendo il romanzo Le radici del cielo, in uscita a metà novembre 2011 per l'editore Multiplayer.it, e che a febbraio verrà pubblicato anche in Russia. Le radici del cielo, ambientato nell'universo postatomico descritto da Glukhovski nei due romanzi Metro 2033 e Metro 2034 è un'avventurosa cerca alla Tolkien, ma anche una profonda riflessione su temi come lo scontro tra il Bene e il Male e la possibilità che la fede in Dio possa sopravvivere all'olocausto nucleare.
Nella letterina a Babbo Natale, quest’anno metteteci anche i rimpianti!
Ci sono libri che si leggono in momenti sbagliati. E libri che si leggono in un periodo talmente azzeccato che viene da pensare che ogni frase sia riferita a chi legge.
Non posso dire di aver letto L’ultimo giorno felice né nell’uno né nell’altro modo. Però l’ho letto in una sola mattinata. Precisamente dalle 7:30 del mattino alle 13:45, sei ore durante le quali l’ASL, per un problema burocratico, è riuscita a rispedirmi all’Ospedale per ben quattro volte. In tutto sei ore di fila.
Di certo non l’ho letto comoda. Ed è stato un bene. In un’altra situazione forse non sarei riuscita a inserirmi nella lunghezza d’onda giusta. Quella del disagio.
Il buon Ennio Flaiano diceva: “I momenti importanti della vita di una persona sono sette o otto; tutto il resto fa volume”. Ed è un volume sicuramente pesante se fatto di grigia quotidianità.
Però Tullio, sai che ti dico? Hai fatto proprio bene ad ambientare la storia in quel modo. Perché oltre alle sacrosante Feste Natalizie, non c’è niente di così stracciapalle come una gita organizzata in comitiva, insieme a tutta la famiglia, quando non sei dell’umore giusto. Ed esattamente come il periodo natalizio, non si può non pensare che se non lo si passasse più in quel modo, con tutte le abbuffate, le chiacchiere pesantissime dei parenti, le foto imbarazzanti mentre alziamo gli occhi al cielo, ci mancherebbe.
L’ultimo giorno felice è un libro di rimpianti, senza voler rimpiangere. E’ una sequenza di pensieri a caso, come quelli che possono capitare a chi aspetta sei ore in fila, se non avesse un libro con cui distrarsi.
Un elogio alla relatività. Qualunque sbaglio si possa fare nella vita, anche quello più irreparabile diventa un evento che quasi quasi rivivremmo, se scoprissimo di avere ancora poco tempo a nostra disposizione. Ma nell’incertezza continuiamo a fare di testa nostra, e a odiare i momenti banali, dimenticandoci che niente è irrilevante, se continuiamo a ricordarlo.
Il registro è quello solito di Avoledo, l'ucronico-distopico ambientato nel nordest italiano, ricco e senza scrupoli, con un protagonista che cammina sul filo del disastro morale e familiare, un dolente bastardo con cui è facile prendersela. E anche qui, è chi resta a mostrare le drammatiche conseguenze di atti a cui non si dà troppo peso. Anche in questo libro, come nella media della collana verdenero, si sente un po' di forzatura e mancanza di ispirazione da parte degli autori che sono ingabbiati in un tema troppo preciso.
Ormai Avoledo ha dismesso gli elementi fantasy (in senso lato) che punteggiavano i primi romanzi ed ha guadagnato una prosa asciutta e efficace. E la capacità di nascondere una trama anche avvincente in pochi tratti. Bello.
Un Avoledo non adeguatamente ispirato rispetto alle precedenti opere, propone questo romanzo breve nel quale sono assenti le caratteristiche migliori dell'autore friulano: l'ironia soprattutto, la capacità di inserire nella trama elementi fantastici e vagamente stranianti, ma soprattutto quello che manca ( o almeno mi manca) è un protagonista accattivante come ad esempio in "L'elenco telefonico di Atlantide" oppure "Lo stato dell'unione"
Un personaggio nel quale non era difficile identificarsi, spesso alle prese con eventi imprevedibili ma comunque fatto di carne e problemi di tutti i giorni nella vita e nel lavoro, un personaggio peraltro nel quale trasparivano evidenti connotazioni autobiografiche che conferivano elementi di sincerità al racconto.
Il Francesco Salvador di "Ultimo giorno felice" è invece un individuo totalmente negativo dominato da avidità, vigliaccheria e insensibilità e peraltro mal disegnato come personaggio, in questo presunto giorno felice di una gita a Torcello organizzata da Slowfood e piena di fastidiosi luoghi comuni e caratteri insignificanti. La parte "drammatica" è invece ripercorsa attraverso successivi flashback innescati da associazioni di idee (sai che originalità) oppure da inopportune chiamate al telefonino.
E per finire il tutto è avvolto da una patina di ecologismo a buon mercato, con tanto di carrellata finale su estratti di notizie, inchieste e fatti di cronaca che ci illustrano (ma chi l'avrebbe mai detto?) che lo smaltimento di rifiuti tossici in Italia è in mano alle eco-mafie...
Insomma si tratta di un passo falso nella carriera di Tullio Avoledo che speriamo possa essere superato tornando a temi e toni più consoni alla fantasia dello scrittore.
Avoledo scrive sempre bene. Anche i libri "su ordinazione" come questo della serie Ecomafie. Ci son sempre amanti, conti in banca, figli tristi e mogli che si accorgono di tutto. E l'angoscia di esser coinvolti in un'impresa più grande di te.