La comunicazione massmediatica, la cui influenza si estende anche alla cultura, alla politica e all'arte, sembra la bacchetta magica che trasforma l'inconcludenza, la ritrattazione e la confusione da fattori di debolezza in prove di forza. Nel suo rivolgersi direttamente al pubblico, saltando tutte le mediazioni, essa ha un'apparenza democratica, ma è in realtà una forzatura che omologa ogni differenza.Prendendo spunto da tre episodi esemplari e avvalendosi dei contributi di semiotici, filosofi e psicoanalisti (Eco, Derrida e Lacan...), l'autore ci mostra le origini della comunicazione, i suoi dispositivi, la sua dinamica e le sue deformazioni. Agli effetti della comunicazione - secondo Perniola - si può trovare alternativa in un un sentimento estetico delle cose che non sia troppo lontano dai bisogni e dalle aspettative reali degli individui, ma nemmeno vittima dell'idolatria del guadagno immediato e del successo a ogni costo. Nozioni come disinteresse, discrezione e moderazione prendono corpo qui in una veste nuova, che conferisce a esse una inaspettata efficacia sulla realtà. Insieme a comportamenti «pungenti e provocatori», come la sfida, l'arguzia e la seduzione. Ed è anche sulla base di questi elementi che siamo portati a credere possibile un'altra globalizzazione, basata su un rapporto di reciproca comprensione e convergenza tra l'Occidente e le culture extraeuropee.
Libro che esprime concetti relativamente facili con modalità difficili per i non addetti. E io non essendo una filosofa, ho trovato alcune difficoltà a cui, però, ho dato un peso relativo. Ho cercato altro.
Sembra che il nocciolo della questione sia comunicazione vs estetica, ed è solo verso la fine del libro, ricco di riferimenti a diversi autori della storia della filosofia, che si riesce un po' a connettere i discorsi precedenti, riportandoli ad un contesto generale e più globale, che si esprime in un conflitto tra potere della comunicazione e "disinteresse interessato". Quest'ultimo presente in forma marginale, ma espressione estetica "più radicale e coerente", fatta per lo più di capitale culturale, come alternativa all'economia retta dal capitalismo.
Questo è uno tra i tanti concetti che emerge dalla lettura che, volendo approfondire, andrebbe fatta con un approccio più lento e riflessivo. In ogni caso volendo estremizzare la sintesi, il testo mi rimanda alle stesse problematiche che suggeriscono l'agonismo vs il gioco il cui aspetto esteriore a volte coincide, ma molto spesso sono attività caratterizzate da profonde differenze sostanziali sotto molti aspetti.
Se si ha un ruolo educativo, professionale e culturale è opportuno leggerlo.
Simples e eficaz, divide-se em duas partes que contrapõem comunicação e estética como inamovíveis uma à outra mas, paradoxalmente, limitadoras uma da outra. Cada parte é iniciada por três pequenas histórias, respectivamente e parte delas para se fazer entender. O facto da bibliografia não ser academicamente referenciada no corpo do texto mas no fim do livro contribui para o fluxo da leitura e limpa o texto de elementos pouco analógicos ao discurso oral, porque não fazemos parêntesis para citar nomes, datas e páginas na realidade. É a contraposição perfeita da sensibilidade ao facto da comunicação nos envenenar pelos ouvidos, por procurar diluir a sensibilidade individual na ética e no politicamente correcto da vivência em colectivo. Não deve ser lido com preconceitos e dúvidas acerca do seu título, pois o que se pretende é aliar (ou tornar a aliar) a sensibilidade individual (estética) à vivência em comunidade (comunicação) e a contraposição destes termos entre parêntesis contribui para o entendimento da sua necessidade mútua. No fundo, não se pode ser contra a comunicação, mas contra os malefícios que o seu desenraizamento do empírico podem suscitar, como a busca de uma identidade através de rótulos, a perda da autenticidade para se ser aprazível ao próximo, confiar-se no palato estético alheio para se enquadrar na sociedade, no fundo, viver o baile de máscaras sem nada a tapar a cara e o rei vai nu.
E' un libro molto denso, questo purtroppo lo rende di difficile lettura. Senza alcune basi di filosofia e di teoria della comunicazione, alcuni passaggi possono risultare oscuri. Questo deriva da una volontà di sintesi (forse imposta dal formato editoriale della collana) che costringe l'autore a dare per scontata la conoscenza di alcuni aspetti della filosofia di grandi nomi del Novecento (Heidegger, Lacan, ecc.). Ciononostante, alcuni passaggi sono illuminanti.
Prima di tutto, afferma che la 'comunicazione' ha abolito il conflitto: tutto è la medesima cosa nel marasma mediatico. Non ci sono opposti, non c'è alterità, ma un io narcisistico che sfrutta qualsiasi posizione pur di ottenere consenso. Simbolo di tutto ciò: il politico che ritratta nel giro di pochi giorni le sue affermazioni, secondo l'opportunità del momento e i gusti dell'uditorio. Il pensiero non conta, basta arrivare alla gente.
Come alternativa propone un ritorno all'estetico, cioè ridare valore al mondo simbolico. Secondo Perniola, la comunicazione non può essere contrastata da elementi antitetici ad essa come la morale o la logica, ma da un altro elemento superficiale: l'estetica. La differenza sta nel fatto che la comunicazione non permette nessuna scelta: tutto è indifferenziato nel grande marasma mediatico. L'estetico, invece, costringe lo spettatore a maturare un proprio gusto e in base ad esso a fare delle scelte. Nel primo caso i simboli sono mescolati e confusi tra di loro, nel secondo acquistano un ordine in cui l'umano può scegliere. Scegliere significa maturare un certo interesse nei confronti di qualcosa, interesse che diventa una nostra modalità di approccio alla realtà. La vittima della comunicazione, invece, accetta tutto: non ha interessi, prende quello che gli viene messo davanti al naso.
Quindi, senza scomodare pensieri difficili o lunghe disquisizioni filosofiche, la semplice estetica può contrastare l'informe mondo della comunicazione, proponendo forme riconoscibili tra cui scegliere.
Volumetto agile e repleto di acribia, contiene ottime riflessioni sull'antagonismo fra comunicazione e conoscenza, tentando di dimostrare e in parte riuscendoci di come la seconda, in questi tempi di massiva massmediaticità, sia asservita alla prima.
Non definisce la comunicazione, ci si gira intorno con un collage di posizioni autorevoli e di semplificazioni madornali. E poi fa lo stesso con l'estetica.