Mentre fra mille luminarie si festeggia l'arrivo del '900, Amos, giovane banchiere ebreo di una cittadina piemontese, fa a sé stesso una promessa per il nuovo secolo: diventare qualcuno e mettere su una solida famiglia patriarcale. Il destino però lo costringerà a giocare con altre carte. L'irrefrenabile passione per Teresa, una contadina cristiana del luogo, lo metterà di fronte all'ostracismo della comunità ebraica. Ma Teresa non vuole che il suo uomo debba soffrire per causa sua. Nell'amore fideistico e assoluto che prova per lui ingloba anche la sua religione: vuole a tutti i costi diventare ebrea. La storia di questa donna originale e commovente si snoda fino al terribile 1938 delle leggi razziali fasciste, attraverso la ricostruzione avvincente delle vicende familiari, dei cambiamenti politici e di costume dell'Italia.
Mentre fra mille luminarie si festeggia l’arrivo del ’900, Amos, giovane banchiere ebreo di una cittadina piemontese, fa a sé stesso una promessa per il nuovo secolo: diventare qualcuno e mettere su una solida famiglia patriarcale. Il destino però lo costringerà a giocare con altre carte. L’irrefrenabile passione per Teresa, una contadina cristiana del luogo, lo metterà di fronte all’ostracismo della comunità ebraica. Ma Teresa non vuole che il suo uomo debba soffrire per causa sua. Nell’amore fideistico e assoluto che prova per lui ingloba anche la sua religione: vuole a tutti i costi diventare ebrea. La storia di questa donna originale e commovente si snoda fino al terribile 1938 delle leggi razziali fasciste, attraverso la ricostruzione avvincente delle vicende familiari, dei cambiamenti politici e di costume dell’Italia.
L’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 uccide, a Monza, il re d’Italia Umberto I. Agli inizi del secolo, la storia della famiglia che Lia Levi racconta, inizia con un matrimonio combinato, di rituali e di automatismi, di società primordiali e rassicuranti.
Amos Segre è proprietario di un piccolo e solido istituto bancario che amministra, fra l’altro, patrimoni altrui. Possiede un rifugio per gli oggetti scelti e acquistati, un rifugio per le cose belle, da innamorarsene, da sopravvivere: i mobili, i quadri, il pianoforte. Amos è sottratto all’amore sognante ma organizzato e scontato di Margherita dalla passione urgente e affamata verso Teresa, figlia del fattore Giovanni Scaletta. La contadina diciottenne educata in un collegio di suore è la sposa gentile, la cattolica che rinnega la famiglia, il credo religioso, la sua stessa natura vivace e sensuale per dedicarsi alla cura, all’ossequioso badare, alla seduzione e all’adattamento. Per amore.
La sposa di Amos, il patriarca, diviene la domina e rappresenta il luogo per riunire tutta la famiglia nelle festività ebraiche. Teresa è madre, è un’arca di Noè, è rifugio e sostegno, è Eshet Hail, donna di virtù, come Ruth, la mohabita, che si fa ebrea per onorare il marito e si prende cura della suocera Noemi. Per amore. La Belle Epoque, l’età giolittiana, il cinquantenario per l’Unità d’Italia, il voto alle donne, il fascismo e le sue guerre, le leggi razziali: in tempi lunghi di profonde trasformazioni, Teresa compie, quieta, la sua opera silenziosa di rivoluzione simbolica, rimanendo vigile, intelligente, cauta e dignitosa. Quando Amos muore, dopo un tempo che sembra eterno, Teresa, con autorità, rispolvera e sistema sul comò una scultura lignea di Brustolon raffigurante una testa di Madonna col bambino, ritrovando, in un sol gesto, equilibri nuovi con gli spazi, con i figli, con il tempo. Mai chiusa di romanzo così dirompente, significativa ed efficace. A misurare il recinto, a stabilire il limite, a ritrovare la geografia di sé. Per amore, infine.
Una saga familiare incantevole e incantata, come solo Lia Levi sa portare tra le pagine. Con uno stile leggero e piacevole, il romanzo racconta la storia di una famiglia ebraica, in particolare di Amos Segre, giovane e promettente membro di un'antica e rispettabile discendenza. Il destino però, si sa, mescola le carte nella vita di Amos, che si ritrova ostracizzato non solo dalla famiglia, ma anche da tutta la sua comunità, per aver scelto una sposa "gentile", la bellissima Teresa, onesta figlia di contadini.
Con amore e devozione Teresa sarà ostinata a riportare il marito tra le maglie della sua comunità, che era stat così spietata nell'emarginarlo quanto rapida a cedere di fronte all'evidenza che la bella sposa "gentile" ha assunto e perfezionato le caratteristiche di una devota matrona ebrea.
E' un romanzo stupendo, letto tutto d'un fiato, che spinge l'autrice tra gli scrittori che più adoro.
Un libro dolce e molto delicato sulla cultura ebraica prima delle due grandi guerre, una donna che ha amato suo marito con devozione fino alla fine, una storia che si legge velocemente e pur non scorrendo veloce l’ho divorata! Consiglio la lettura!
La scrittura è piacevole; sicuramente una pennellata di un mondo a parte con le sue regole... Tuttavia la trama - a mio modesto avviso - risulta un po debole e scontata senza proporre al lettore sviluppi coinvolgenti o approfondimenti sui personaggi, che risultano al fin un po "piatti".
La prima metà della storia lasciava presagire un giudizio da almeno tre stelle; la seconda metà (per il totale appiattirsi della trama) non ne merita più di una. Quindi, in media: due stelle.
Piacevole, uno spaccato di vita familiare che ingloba storia ebraica di tradizioni e religiosità. La figura emblematica di una donna che regge una famiglia.
The novel opens with the turn of the century to the late 1800s and early 1900s, the century of the electric light, the world century, which is the fourth state to advance social policy in favor of workers. In 1911, Italy celebrated the Jubilee of the Country with its first 50 years of the unit, it is Italy's lush Belle Epoque but for many the existence is still stunted, miserable and poor, so that in the first '900 there is the biggest exodus of Italian history, peaceful exodus dictated by progress. Thanks to Giolitti be introduced universal male suffrage in 1912 that will expand the opportunity for many men who have reached the age of 30 or who have completed their military service, unable to read or write, to participate in choice of government, but in 1914 will turn the lights on Europe with the outbreak of the First World War and 1938 will be the year of the promulgation of racial laws. Lia Levi won the Alghero Donna Prize on fiction for the book "The nice Bride", in which she describes with a sliding style, easy to read, love between Teresa, a Christian peasant, and Amos, a Jewish banker, the power of love to Teresa for her man will lead her to an unavoidable choice: to become Jewish despite the ostracism of the Jewish community that does not proselytize, because "we are born Jews..." and not made. Teresa with firm moral principles, his devotion to her husband and the values of women's work and home care embodies the popular ideal of twentieth century and pulls the strings of a wife and mother in the wings as was the custom in the patriarchal society of the early '900, Amos embodies the nineteenth-century bourgeois ethics of morality, decency, love for work, saving, and for the family, not without that lack of refinement with which collects antiques worthless. Amos challenge tradition and marries a farmer and challenge tradition also hanging in the new study a copy of St. Jerome in his study, a well-known picture of Ghirlandaio, having said in a firm voice "to me is a rabbi who is studying" because it is the place where you place the artwork to give it its meaning and explains slowly "if it were not counted where and how, with all the saints, crucifixes and Madonnas art galleries would always be exchanged for churches", Teresa is a modern Ruth for opening designed to Judaism as a foreign religion and devotion to her husband's family. A good novel about the end and the beginning of the century, deeply ambiguous age in which nothing rests on a solid foundation and a strong faith and scientific progress suggests the dream of peace for humanity as leave foresee the horrors of war.
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Attraverso l'assoluta leggerezza a cui ci ha ormai abituato nell'intero corpus della sua opera, Lia Levi racconta stavolta quarant'anni nella storia di una famiglia ebraica piemontese. Il paragone che viene in mente, ma più per differenza che non per analogia, è con "Le strade di polvere" di Rosetta Loy. Levi, infatti, prende quasi a pretesto la figura di Teresa, la sposa del titolo, per intessere un soave racconto di un'epoca (prima ancora che di alcuni, ben precisi, personalità e caratteri), quasi una favola rosa: la forza di carattere di una donna nel perseguire il suo sogno d'amore che è, anche, un sogno di riscatto, rivincita sociale.