Questa di Pericle è un noir, girato come un buon film americano degli anni Quaranta, con un ritmo secco, un plot che non perde un colpo e personaggi che hanno uno spessore del tutto ignoto ai cliché imposti dal Pericle, l'uomo-cane che diventa uomo e acquisisce consapevolezza di sé attraverso il rifiuto delle regole del suo mondo e l'incontro con una strana donna; e questa donna, Nastasia, la polacca finita a lavorare a Pescara in una fabbrica di copertoni, che se lo porta a casa e se lo porterà, forse, anche più lontano.
Hogre: Omnia sunt communia. Quartiere San Lorenzo di Roma.
Il mio padrone è Luigino Pizza, che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie ... Io mi chiamo Pericle Scalzone ... Di mestiere faccio il culo alla gente.
È così che si presenta Pericle detto il Nero, ed è così che lasciando parlare il suo protagonista in prima persona, con linguaggio secco, crudo, plebeo, intrecciato al dialetto napoletano (ma sempre misurato per non inficiare la comprensione), Giuseppe Ferrandino, sotto lo pseudonimo di Giuseppe Calàta, dette alle stampe (Granata Press) questo suo primo romanzo nel 1993. Lui che veniva dal mondo delle sceneggiature di fumetto.
Blu: Je so pazzo. Ex OPG (Ospedale Psichiatrico), quartiere Materdei di Napoli.
Non è difficile capire l’entusiasmo: il libro di uno scrittore sconosciuto, in quanto nascosto dietro lo pseudonimo Nicola Calàta (altrimenti famoso sceneggiatore di fumetti: Orient Express, Lancio Story, Dylan Dog, Topolino, Nero), viene pubblicato da una piccola casa editrice, Granata Press, e nessuno se lo fila. La casa editrice fallisce, arriva la storica Série Noir di Gallimard che lo pubblica, e in Francia va bene, soprattutto di critica. L’Italia replica tre anni dopo, e lo fa con una casa editrice un po’ snob come l’Adelphi. E così un noir, un po’ horror, un po’ scurrile, un po’ forte, un po’ anomalo, un po’ fumetto, diventa anche da noi un caso letterario.
Proprio come ho fatto io, prima di parlare del libro in sé, si racconta la storia intorno. Lo fanno tutti i recensori, sempre. E qualcosa credo voglia dire: il caso, la vicenda conta più della sostanza del libro.
Che ha il suo perché, la sua originalità, la sua qualità. Ma non è un caso letterario: caso mai, un caso editoriale. Credo anche che voglia dire qualcosa che il successo non si è ripetuto per le opere che son venute dopo, né successo di critica, mi pare, né di pubblico.
M-City: senza titolo. Fattoria dei Buoni Sapori Rosti in via B. d’Alviano, Pigneto, Roma.
Pericle è detto il Nero, ma il suo vero cognome è Scalzone. Lavora per un boss di Napoli che si chiama Luigino Pizza e, nomen omen, principalmente opera nel campo delle pizzerie. Com’è che fa il culo alla gente Pericle, e perché? Il culo alla gente lo fa in senso fin troppo letterale: sodomizzando. Il che non vuol dire che sia super dotato: ma sa far funzionare l’organo a comando. E poi, deve soprattutto umiliare, e svergognare: Quando la persona è svergognata, capisce e riga dritto.
Pericle ha uno strano nome: infatti il suo boss, che assomiglia un sacco a Ottavio Bianchi, l’allenatore del Napoli di Maradona, non riesce a dirlo, gli viene troppo da ridere, e così lo chiama Pasquale. Pericle è stato un attore porno, ha imparato a comandare la sua erezione. Non è che ce l’abbia grosso, ma sa quando farlo stare dritto, e sa farcelo restare il tempo che serve. O forse era una qualità che possedeva da prima e gli ha aperto la porta di quel mondo. Ma anche il porno non è più quello, come le mezze stagioni: oramai vanno di moda gli stalloni polentoni.
Per questo il suo boss lo usa come convincitore: lo manda a spaventare, ad ammorbidire i nemici, i recalcitranti. Pericle va, li stordisce con un sacchetto di sabbia, e poi li sodomizza. Vecchi e cessi, vecchie e cesse, per lui non fa differenza, sa comandare il suo attrezzo a bacchetta. Mai dare le spalle a Pericle. Più che il dolore, è l’umiliazione a convincere, a far cedere. Perché, come già ho detto, Pericle non è super dotato.
Etam Cru in Via Lodovico Pavoni, quartiere Pigneto di Roma. Si dice che sia il murale più grande della capitale.
Un giorno, in una missione, trova per caso una persona che non doveva esserci perché tutti la credono scappata da Napoli: e invece Signorinella, sorella di un altro boss, si trova a Napoli di nascosto. Viene riconosciuto. La picchia, crede d’averla uccisa, e invece si lascia dietro una pericolosa testimone. Ora tutti ce l’hanno con lui, tutti vogliono fargli il culo: nel senso di farlo fuori, ucciderlo. Non gli conviene restare a Napoli: e quindi scappa. Fugge a Pescara, di tutti i posti del mondo. E qui conosce Nastasia, una maestra polacca che lavora in una fabbrica di copertoni. Lei lo accoglie in casa e lo nasconde. E dopo che Pericle torna a Forcella di Napoli ad agire, prendere di petto il nemico. Oppure, invece che di petto, prenderlo alle spalle, e… Risolta la situazione, se ci riesce, la sua intenzione è ritrovare Nastasia, non perdere anche lei.
Blu a Rebibbia.
Pericle fa venire in mente il Golem, e Frankenstein: pensa e agisce come parla, diretto e terra-terra, ed è dotato di un tipo di forza fisica, bruta e diretta, che non perdona. È un narratore che non si dimentica facilmente: perché col mestiere che fa, è chiaro che ha una prospettiva su cose e persone alquanto particolare, originale. Mi vien da dire anche allucinata. Ferrandino costruisce la sua storia, le situazioni (le scene: il romanzo è decisamente cinematografico, ma per arrivare sullo schermo gli servono quasi vent’anni dall’edizione Adelphi) come il suo ‘eroe’: secche, spietate, allucinate, elementari, violente, con ritmo robusto, senza perdite di tempo.
Borondo: Piedad. MAAM di Roma.
Il film è del 2016: quattro milioni di euro di budget, tanti per un film italiano – azione trasferita a Bruxelles e Calais (che ormai è molto trendy), protagonista Riccardo Scamarcio, anche produttore (insieme a Valeria Golino), presentato a Cannes, si è rivelato un fiasco, pretenzioso e noioso, con un protagonista catatonico, belloccio e poco credibile nel ruolo, la solita regia di Stefano Mordini che faceva bei video e bei documentari e adesso fa film mediocri e deprimenti.
In culo oggi no è un prezioso librino di Jana Černá pubblicato dalle Edizioni e/o, credo ormai fuori catalogo e abbastanza introvabile. Il riferimento mi è sembrata particolarmente appropriato, spero non volgare, nel caso della vicenda di Pericle il Nero duro.
Le vicende editoriali di "Pericle il nero" sono alquanto singolari. Esce nel 1993 per i tipi di Granata Press; totalmente ignorato dalla critica e dal pubblico in Italia arriva al successo grazie a Gallimard nella celeberrima "Série Noir". Da lì la fortuna: caso editoriale dell'anno in Francia, viene poi ripreso da Adelphi che lo ripropone questa volta con successo. "Pericle il nero" è un caso ben riuscito di giallo mediterraneo che mescola sapientemente ingredienti tipicamente nostrani (criminalità, intimidazioni, violenza gratuita) a uno stile colloquiale e diretto. Una lettura consigliata. Attualmente è in fase di realizzazione una trasposizione cinematografica prodotta da Riccardo Scamarcio.
Dory - per RFS . Ci sono certi romanzi che ti incuriosiscono da una vita e che, poi, dopo averli finalmente letti, deludono le tue aspettative: è successo così, per me, con Pericle il nero, romanzo considerato un cult ma che ha decisamente pochi aspetti positivi.
Sicuramente la lettura è scorrevole e il romanzo in sé è anche breve (circa 140 pagine) se non fosse che le incursioni nel dialetto napoletano sono costanti e, a volte, incomprensibili, che i riferimenti allo slang partenopeo sono troppo frequenti e che, proprio per questo, lo stile effettivo che ne fuoriesce è spoglio, di poco impatto.
A tutto questo, si deve aggiungere una trama povera che racconta le scorribande e la fuga di un uomo, Pericle, che si è inimicato, a Napoli, i due boss più importanti della città. Una fuga fatta di pomeriggi al cinema, di camminate da perdigiorno che si susseguono e impoveriscono l’intreccio.
Emergono, dalla lettura, dei valori interessanti che avrebbero potuto essere maggiormente approfonditi quali l’orgoglio, la lealtà, la libertà.
Quello che ne deriva, a mio modesto parere, è lo spaccato di un uomo, anzi, un antieroe, che ha vissuto una vita vuota che nulla può insegnare e che non arricchisce nessuno.
L’ambientazione napoletana, poi, non è tratteggiata nei dettagli: Napoli diventa uno sfondo secondario più presente nel linguaggio utilizzato che nelle descrizioni.
Lo stile, come già detto, è ripetitivo, molto povero anche se alcune espressioni dialettali rendono certe frasi molto colorite.
In definitiva, posso dire che questo romanzo mi ha deluso fortemente poiché mi aspettavo un noir molto intenso e, invece, è un libro dal genere indefinibile dove, a volte, la narrazione della violenza è estrema e anche superflua.
Gente che si ammazza senza motivo particolare, gente che non ha né arte né parte che, a mio parere, non dovrebbe nemmeno entrarci in quel che si voglia definire romanzo.
“Mi ero creduto di sbattere la testa come dico io, per una volta nella mia vita merdosa. Mi ero creduto di potermi salvare. E invece no. Per i deboli ci sta la sopravvivenza solo sotto la pettola dei forti. E quando i forti ti hanno detto no, è inutile che ci soffri, è no.”
Ferrandino, tra l’altro, è l’autore di uno dei migliori albi di Dylan Dog, “Il signore del silenzio”. Una vetta per la Bonelli mai più ripetuta.
Novela negra breve y seca sobre la camorra napolitana narrada desde la perspectiva del protagonista lo que origina interesantes efectos puesto que el autor ha de disfrazarse de personaje violento y simple pero manteniendo la tensión y el interés propio de una persecución de varios días por Nápoles y alrededores, hasta el punto de que el lector empatiza con cierta enajenación y rudeza de su carácter.
Noir napoletano con tutti i crismi del genere. Chi è Pericle il Nero? Un guappo, uno sbandato, un manovale del crimine, uno che per mestiere “fa il culo alla gente”, li stordisce con un sacchetto di sabbia, li umilia con il proprio “pesce” che rizza a comando e schiaffa … (vabbè non andiamo oltre). Alle dipendenze di un piccolo malavitoso nella Napoli dei Quartieri fa il lavoro sporco, incaricato di dare lezioni a chi non la vuole capire. Sbaglia un incarico e gli danno la caccia gli uomini dei boss della zona, diventa il capro espiatorio da sacrificare. La violenza è implacabile e fugge via da Napoli. Si nasconde a Pescara e trova la donna con cui (forse) immaginare un futuro migliore o almeno diverso, poi torna a Napoli per regolare i conti. Al di là della trama a tratti grottesca e volutamente sopra le righe a partire dai nomi dei malavitosi – Recchiamoscia, Luigino Sciosciammocca, il Puzzolente, Sciacquetta tra gli altri – non fa sconti quanto a crudeltà e violenza. Ferrandino è noto come sceneggiatore di fumetti e si vede. Pericle il Nero è il suo primo romanzo, che, passato inosservato in Italia, fece il botto in Francia (e Adelphi lo ripubblicò). Qualche tempo fa ho letto il suo secondo romanzo – Rispetto – ma questo l’ho apprezzato di più. Mi ha ricordato gli hard boiled sempre napoletani di Attilio Veraldi - La mazzetta, Naso di cane - con la stessa desolazione, la stessa fame di soldi, la violenza come esercizio del potere, solo più grotteschi, ai confini del trash. Valida lettura di svago. Tre stelle
Pericle è un signor nessuno: ex attore porno col dono di riuscire a inturgidire il pene a comando, una volta uscito dal mondo del cinema a luci rosse si reinventa camorrista con un mestiere atipico. Sfrutta la sua unica dote “facendo il culo” ai nemici del clan a cui è affiliato. Roba da poco, per umiliare più che per punire, e tutto scorre piuttosto placidamente finchè non si ritrova ad affrontare qualcosa pi grande di lui, pestando i piedi alla persona sbagliata. Vistosi trucidare la famiglia, Pericle deve lasciare Napoli in fretta e furia, con pochi soldi e pochi mezzi, e sopravvivere alla giornata fino al momento in cui decide che non può scappare in eterno. Oppure sì.
Pericle il nero è un libro decisamente colloquiale nei toni, spiccio, laddove non proprio volgare. Questa non è una scelta dovuta a incapacità del suo scrittore, ma è un registro che si adegua al suo protagonista e all’ambiente. Vi abbondano i dialoghi senza descrizioni e questo conferisce alla storia un ritmo incalzante, senza pause. Non è un libro che mi terrò nello scaffale perché non penso che avrò mai voglia di rileggerlo (è abbastanza dimenticabile, non si approfondisce mai nulla del carattere dei personaggi o delle vicende e manca una vera risoluzione della storia, tutte cose che personalmente non sono nelle mie corde di lettrice), ma non è nemmeno la schifezza che credevo mi sarei trovata di fronte.
"Ogni tanto un fotografo sbucava dal cancello e si metteva a scattare. Poi andava dai forestieri per vendere le foto e certi le compravano. A me a guardare mi veniva da ridere, perché ero contento di essere napoletano e non un fesso come quelli là."
"A un certo punto ho sentito una sirena e ho pensato: mo' vedi che 'sti stronzi, che non fanno mai niente, stavolta vengono e aprono questa puttana di bottega! Invece non è successo niente."
"-Dica la verità. Lei ha precedenti penali. -Merdoso -Merdoso sarà lei!"
Nogal duistere, enigszins trashy roman over een huurling van de maffia genaamd Pericles. In opdracht van een maffiabaas verkracht hij slachtoffers - mannen en vrouwen - als wraak omdat ze de maffia voor het hoofd gestoten hebben. “Van beroep naai ik mensen in hun reet.” De roman wordt emotieloos verteld vanuit het ik-perspectief waardoor je vreemd genoeg een soort medeleven krijgt met deze volslagen immorele, en ook ietwat simpele man. Ik hou van deze (helaas ter zielen gegane) uitgeverij Serena Libri die Italiaanse romans vertaalt naar het Nederlands.
La promessa del ritmo calzante viene presto mantenuta e, in breve, vi troverete in uno strano noir all’italiana senza nemmeno aver capito bene perché. Ferrandino sgrossa alcuni e cesella altri, creando così un effetto che sembra quasi onirico per tutta la durata della (breve) avventura, fino a raggiungere il suo a me dove, a mio parere, riesce a non involgarirsi come tanti fanno quando ritengono di star per concludere un racconto. Non sarà facile affezionarvi ai personaggi, ma seguirne la cronaca sì.
Personaggio crudo, spavaldo, non lascia trasparire nessuna emozione, nessuna debolezza, se non a tratti e con poche righe. (Anche nella scena in cui si nasconde nella bottega sembra essere lucido) Una violenza istintiva e non giustificata in accordo con una scrittura asciutta, veloce e che, per la sua schiettezza mi ha catturata. La signora polacca, personaggio immenso, mi spiace che non sia più sbucata fuori (direttamente).
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È passato un altro po’ di tempo. Mi sono messo a guardare pure io la partita. «E siediti, Pasquale!». Lui mi chiama Pasquale perché Pericle lo fa ridere. Io mi sono seduto e lui, girandosi a guardarmi in faccia, ha detto: «Pasquale, abbi pazienza, ma c’è questo prete che dice sempre un sacco di cose fetenti contro di me. Domenica lo ha detto pure dall’altare e mia moglie è tornata a casa rossa come una cicerchia, e mo’ dice che non vuole uscire più di casa».
Noir interessante, sia per gli elementi "mediterranei" (mi riferisco in particolare alla presenza tangibile della città e ai caratteri grotteschi del protagonista e dei personaggi), sia per le scelte di registro linguistico. Si legge come la sceneggiatura di un film, o un fumetto. Molto godibile.
A me è piaciuto. Per caso ho visto il film, riuscito, con un bravissimo Scamarcio, e mi incuriosiva leggere il libro da cui era tratto. L'ho letto velocemente e volentieri.
Un breve racconto narrato in prima persona, su una vicenda di malavita, con un linguaggio crudo e diretto, ma mai banale; azione e introspezione ..bellissimo
Il libro lo si può definire un giallo-nero-thriller-horror criminale tutto napoletano. Il linguaggio utilizzato è forte, volgare, rivoltante. È narrato in prima persona, non si riesce ad entrare in empatia con il personaggio e lascia un unico punto di vista. Questi aspetti non permettono, essendo anche una trama dura, a tratti spietata e “animalesca” come il protagonista, un giudizio che non tenga in conto di preconcetti e pregiudizi sugli argomenti trattati. Ho letto che stanno pensando anche a una trasposizione cinematografica che abbia come attore Riccardo Scamarcio.
Un racconto lungo a cavallo fra il noir e il pulp, Pericle il Nero mi ha sorpreso sia per il suo essere avanti coi tempi (il libro è stato originariamente pubblicato nel 1993), sia per l'azzeccata commistione di uno stile di scrittura molto americano con un'ambientazione e dei personaggi prepotentemente italici (un po' quello che Sollima sta portanto avanti nel cinema e nella tv da qualche anno). Tre stelle abbondanti.
P.S. Anche il film omonimo di Mordini tratto dal libro non è malaccio.
Un noir nostrano.Ottimo.Un personaggio con cui finisci per condividere la voglia di sopravvivenza, l'amoralità, l'ignoranza. Una verità sgradevole di luoghi e persone.