Raccolta di due racconti di Pasolini pubblicata postuma. Il primo, Atti impuri è in forma diaristica, è più curato, esteso ed elaborato come testo, il secondo è un racconto dal taglio più narrativo. I racconti ruotano entrambi intorno al complicato rapporto con l'omosessualità e l'ispirazione autobiografica è molto forte, anche se non è chiaro in che modo l'autore abbia filtrato la sua esperienza. Come in molto sue opere, una lucidità netta e razionale nel linguaggio e nella delineazione del pensiero si accosta al vagheggiamento poetico del mondo contadino; in questo caso la lucidità viene applicata specialmente al suo modo di intendere la passione, vissuta come un assillo, come l'irrefrenabile trasgressione della sua educazione alla purezza e all'onestà. Pasolini cerca di capirsi e darsi ragione della sua diversità, che è oggetto continuo di ricerca e riflessione; il senso di colpa per scrupolo religioso è più un pretesto che un sincero tormento e sembra costituire più che altro una sorta di "occhio sociale", una spia dell'approvazione che vuole mantenere ma minaccia di essergli tolta o, ancora di più, uno strumento per misurare la distanza dal sé ideale, ancora immerso nell'atmosfera dell'infanzia. D'altronde, negli anni di cui parla, quelli dell'ultimo periodo della guerra, Pasolini è un escluso su tutti i fronti, è un renitente alla leva, un intellettuale borghese inserito in un contesto contadino e paesano e, per di più, il desiderio omosessuale lo esclude dall'aura di sacralità del mondo morale della sua famiglia e dalla semplicità inconscia della mentalità contadina. La fantasia di Paolo, il protagonista di Atti Impuri, lo porta a dar vita a complessi rituali pederotici, fatti di seduzioni, appuntamenti nei campi, chiacchiere e carezze; la passione non sempre appagata diventa un tormento continuo, che domina i suoi stati d'animo e i suoi pensieri. La castità e la semplicità di questi ragazzi si uniscono alle altre seduzioni e Paolo si propone di ribaltarle e piegarle al suo desiderio possessivo; sembra quasi che egli voglia cogliere un preciso momento nell'adolescenza maschile, in cui comincia ad emergere la virilità, ma prima che compaiano l'indifferenza e l'insensibilità del maschio adulto, come se a quel punto finissero la docilità e la disponibilità di cui lui sente il bisogno, oltre alle attrattive fisiche, e non ci fossero più speranze. Egli ha un forte bisogno di demonizzarsi, molto spesso paragona questi ragazzi a degli angeli da corrompere e al tempo stesso adorare; nel soddisfare le proprie passioni è al tempo stesso 'maniaco e bambino', come si definisce lui stesso. Amado mio è un racconto più classico, è incentrato su un ragazzo borghese, Desiderio, che si trova in un paesino del Friuli insieme a degli amici e si infatua di un ragazzino; anche in questo caso fa diversi tentativi di seduzione, ma il ragazzo appare più sfuggente e il tema dominante sembra la frustrazione del desiderio. In Atti Impuri l'arco temporale è più ampio e la cronologia è spezzata, sia per incoerenze dovute ad una mancata revisione, sia per la tendenza ad andare avanti e indietro nel tempo seguendo la complessa evoluzione degli interessi amorosi e sessuali del narratore; anche per questo risulta più accattivante, oltre ad essere più introspettivo e curato linguisticamente. Al di là della tematica dominante, che comunque viene estesa e subisce una certa astrazione e mitizzazione, c'è anche un interesse più marginale per la guerra e uno più consistente per le abitudini dei contadini del Friuli, visti con simpatia e rispetto. Penso che sia un'opera fondamentale per comprendere meglio Pasolini, le cui opere tornano incessantemente su certi temi fondamentali, i quali vengono sviluppati e messi in prospettive diverse. In quest'opera cercavo una testimonianza meno mediata dell'autore, di solito capace di grande distacco e impersonalità, e sono rimasto colpito. La visione del sesso di Pasolini è intensa e a tratti repulsiva, ispira una forte tenerezza per il suo bisogno continuo di calore e la valorizzazione della dimensione corporea, ma è solipsistica e oppressiva; forse non colgo a fondo il dramma del sentirsi anormali, che fortunatamente sta sbiadendo-lentamente-in questi tempi, e non riesco a metterlo in rapporto con l'idealizzazione di un desiderio unidirezionale e predatorio, che sembra volerne costituire una giustificazione. Forse è proprio questo che è urticante in Pasolini, insieme al ruolo di flagello della borghesia e della società dei consumi, l'istinto a guardare dietro-ma non oltre-la coscienza e la morale, mettendo le strutture e gli schemi in evidenza sotto uno sguardo impietoso, senza offrire consolazioni e surrogati sentimentali; per quanto possa disorientare, la sua scrittura ha sempre l'aspetto tagliente della verità, o almeno della sua verità.