Gesualdo Bufalino (Comiso, Italy, November 15, 1920 - June 14, 1996), was an Italian writer. Born in Comiso (Sicily), he studied literature and was, for most of his life a high-school professor in his hometown. The time spent in an hospital for tuberculosis immediately after World War II provided the material for the novel Diceria dell'untore (The Plague Sower), that, begun in 1950, would be published only in 1981, when, at the age of 61, his friend and celebrated writer Leonardo Sciascia discovered his talents. In 1988, the novel Le menzogne della notte (Night's Lies) won the Strega Prize. In 1990 he won the Nino Martoglio International Book Award. In his native town the Biblioteca di Bufalino ("Bufalino's Library") is now named after him.
Comiso è il centro di questa raccolta di prose di Bufalino, che riportano in vita personaggi emblematici di una Sicilia che fu; fa parlare gli oggetti, antichi retaggi di mestieri sfumati; rievoca ricordi di infanzia (l'Autore non si allontanò quasi mai dall'antico borgo natio), intridendo il fraseggio di massime in dialetto e sapidi nomi parlanti. È lui stesso a spiegarcene il motivo: nel frastuono della massificazione contemporanea (era l'82!), temeva che andassero perdute le specificità linguistiche e culturali che avevano intessuto il vivido immaginario di Bufalino bambino, adolescente, giovane uomo. I quadri che tratteggia sono meravigliosi, perché tali sono i soggetti ; e sono magniloquenti, perché lo è la lingua dell'autore, colto pastiche di stratificazioni letterarie, arricchito di un'ironia onnipresente, anche di fronte al lezzo della morte e del disfacimento di anime e corpi. Non tutti i corpi, però, sono disfatti: non quelli delle donne, idoli di carne che accendevano le brame dell'autore bambino, pregni di sangue, profumo, liquori. Sa essere sensualissimo Bufalino, accostando un aggettivo- quello perfetto, l'unico in grado di accendere i sensi- a un nome comune: crea vortici, volute, cattedrali. Come sempre, un suo scritto chiama a cascata tutti gli altri. Lo avevo dimenticato: ora, però, lo rammento bene. Bravissimo, Don Gesualdo
"Poiché, in fondo, ogni patto e consorzio di viventi è patto e consorzio di moribondi. Anche se si cerca di scordarsene e si inventano giochi per non pensarci, dove chi ha più fantasia a inventarne non è spesso il meno infelice. Giochi succulenti come la caccia e la guerra; fiammeggianti e neri come l'amore; clamorosi e inani come il potere, la gloria..." (p. 17) "E sarà per un difetto vergognoso dei nervi, ma io non saprò mai abituarmi al mutare delle cose e lo subirò sempre come la soperchieria di un potente. E mi sentirò sempre tradito, tutte le volte che, invocata per nome, finge di non udirmi, o mi guarda senza capire, la mia stupida Itaca da cui non sono partito." (p. 46)
Poetico e malinconico repertorio di siti e oggetti che furono. Ma anche di persone, mestieri e modi di dire. La lingua suadente dell’autore non è mai scevra d’ironia nel dipinger questo paesaggio dell’antica Comiso estremamente sensuale di cui si potrebbe credere di sentirne gli odori… Gustabilissimo, dai profumi di viola e carruba.