C’è un modo «corretto» per parlare di disabilità? Quali sono gli errori più comuni che non sappiamo di commettere? I disabili sono «persone speciali» o semplicemente «persone»? Ma soprattutto, perché le parole dovrebbero contare più dei fatti? La disabilità può essere raccontata in modo giusto, e quindi neutro, facendola scomparire dal nostro punto di vista, grazie a un po’ di formazione, alla giusta empatia e alla voglia di condividere qualche semplice accorgimento per tracciare una linea guida efficace verso un’inclusione davvero universale, sradicando con facilità certe cattive abitudini attraverso nuove prospettive. Perché la disabilità non esiste. È la società che la crea ogni volta che non fornisce a una persona gli strumenti giusti per esprimere le proprie abilità. Questo volume snello e scorrevole, pratico e concreto, aiuterà decision maker, stakeholder, chi si occupa di comunicazione e inclusione, ma soprattutto chiunque voglia utilizzare, con naturalezza, le parole giuste per abbattere muri e costruire ponti.
Nato nel 1992 in provincia di Firenze. Lavoro come attivista, editorialista e scrittore: mi occupo di diritti umani, sociali e civili, di libertà e parità, di autodeterminazione e marginalità. Femminista, progressista, ambientalista e antispecista. Credo nell’antifascismo e sogno la Palestina libera.
Un'interessante guida pratica sulla giusta comunicazione da adottare quando si parla di disabilità. Arricchiscono questo volume, agile e di facile lettura, un'introduzione di Vera Gheno (sociolinguista che personalmente seguo molto volentieri), un approfondimento sulle neurodiversità di Fabrizio Acanfora (scrittore, attivista e blogger conosciuto per la sua attività di divulgazione scientifica sullo spettro autistico) e le conclusioni di Flavia Monceri (professore associato di Filosofia politica all'Università del Molise). Il focus di questo libro è di mettere al centro le persone: la disabilità, e più in generale la diversità e la divergenza, non riguardano solo una cerchia ristretta di persone con difficoltà “evidenti” ma ognuno di noi, proprio perché chiunque può vivere una situazione di difficoltà ritrovandosi in un contesto sfavorevole, che non gli permette di accedere alle stesse occasioni e opportunità che altri, invece, possono affrontare serenamente. Solo quando capiremo che siamo tutti uguali proprio perché “diversi”, costruiremo una società più inclusiva e il concetto stesso di disabilità, non avrà più ragione di esistere. Ho trovato molto interessanti anche le riflessioni della prof. Monceri, un punto di vista filosofico che definisce, tra l'altro, l'inclusione come un punto di partenza e non di arrivo.
Dopo aver letto questo libro ho acquisito consapevolezza che sia pure con intenzioni buone è facilissimo cadere nell'abilismo. Credo una sola lettura non sia sufficiente ma vada riletto e ripensato
"Quando capiremo che l'inclusione è una questione universale, che semplicemente riguarda tutte le persone e non solo una fetta ristretta della società, allora si, inizieremo davvero a progettare un mondo più inclusivo"
un libro molto utile, chiaro e preciso nelle spiegazioni, anche se molto breve. sicuramente in futuro leggerò altri libri che parlano di disabilità e/o sui disability studies.