Facciamo tre stelline e mezzo.
La storia in sé è veramente avvincente, una vera e propria caccia al tesoro nel corso dei secoli, che fa comprendere quanto l'animo umano tenda alla cupidigia e all'avarizia, sempre. Le ambientazioni sono affascinanti, si passa dalla Mongolia del XIII secolo all'Impero Britannico del 1700, per arrivare alla Prima Guerra Mondiale e, infine, ai giorni nostri.
è sui personaggi che ho qualcosa da ridire, perché in fondo è colpa loro se non ho dato quattro stelline piene a questo libro, che altrimenti sarebbe stato davvero bellissimo.
Il problema è che sono tutti troppo stereotipati: il protagonista della storia ambientata nel 1700, Double Skinner, è il classico eroe buono e bravo (nonché affascinante, ovvio), intelligente, che ha sempre un piano di riserva, e che (ovviamente) non muore mai. Un personaggio davvero scialbo, che mi ricorda però il protagonista della storia ambientata nel XIII secolo, mi pare che si chiami Sarad (giusto per fare capire quanto mi sia rimasto impresso), che è sostanzialmente identico, se non per le origini mongole. E, guarda caso, le stesse caratteristiche eroiche sono riscontrabili anche nel protagonista della storia ambientata ai giorni nostri, Oswald Breil (già solo il nome me l'ha fatto odiare): ex primo ministro israeliano, affetto da nanismo, una persona intelligente e scaltra a cui tutti si affidano quando hanno bisogno di un consiglio e, naturalmente, talmente puro di cuore da fare venire la nausea.
Ma veniamo adesso ai personaggi femminili, altrettanto insipidi: la fidanzata di Skinner, ad esempio, che ovviamente è ricca, nobile, intelligente e affascinante, è uguale in tutto e per tutto alla fidanzata di Sarad, che guarda caso è una principessa meravigliosa che rinuncia agli agi della vita di corte per stare con quel rude marinaio, perché a lei non interessano le ricchezze e bla bla bla.
Ma nessuna di loro è odiosa quanto la fidanzata di Breil, Sara Terracini: una ricercatrice/studiosa che dopo la rottura della sua relazione non fa altro che parlare da sola, sospirare e lamentarsi dicendo: "Oh Breil, chissà che stai facendo adesso... mi manchi tanto... mi hai mollata e sei un grandissimo stronzo però penso a te lo stesso..."
L'unica tenera coppietta che si salva è quella che precede quella formata da Sarad e la principessina, ovvero quella formata da Fai Jun, mercante cinese, e Arqai, che altri non era se non il consigliere dell'imperatore Gengis Khan travestito da donna: questa si che è stata la parte più interessante del libro, nella quale i personaggi, per lo meno, non erano dei perfetti idioti sdolcinati.
Un'altra cosa che mi ha infastidita di questo libro è l'ossessione maniacale che Buticchi ha nel descrivere le navi, gli elicotteri, le armi: dico sul serio, per una che non ci capisce nulla come me queste parti erano una vera tortura.
Insomma, si tratta di un romanzo da leggere quando si ha molto tempo libero e si è disposti a sbuffare ogni dieci pagine per qualche cavolata commessa dai protagonisti; ma in definitiva, credo proprio che valga la pena leggerlo, perché la storia, come ho già detto, è davvero intrigante, e alla fine del libro ci si sente proprio come se si fosse ritornati a casa dopo un lungo e avventurosissimo viaggio.