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101 pages, Kindle Edition
Published November 15, 2022
Terribile è sapere che, ogni istante, sono responsabile di quello che verrà subito dopo; che ciascuna decisione, la più piccola come la più grande, è una decisione "per l'eternità"; che in ogni istante realizzo o perdo una possibilità, la possibilità di quell'istante particolare. Ogni istante comporta migliaia di possibilità, e io posso sceglierne e realizzarne una soltanto; così facendo, però, condanno tutte le altre a non esistere mai, anche questo «per l'eternità»! Meraviglioso, invece, è sapere che in qualche modo il futuro, il mio e con esso quello delle cose, delle persone che mi circondano anche se in piccolissima misura dipende in ogni istante dalla mia decisione. Ciò che realizzo attraverso tale decisione, ciò che, come abbiamo detto, «porto nel mondo», lo salvo nella realtà preservandolo dalla transitorietà
C'era dunque da compiere una rivoluzione che, con Kant, verrebbe da chiamare «copernicana», un rovesciamento di 180 gradi attraverso il quale la domanda non è più "Cosa devo aspettarmi dalla vita?", bensì "Cosa si aspetta la vita da me?". Quale compito mi aspetta nella vita?
Adesso comprendiamo anche quanto sia mal posta, in fondo, la domanda sul significato della vita, se la poniamo come si fa di solito: non siamo noi a poter fare domande sul senso della vita, ma è la vita stessa che le rivolge a noi, è lei a interrogarci! E siamo noi quelli tenuti a rispondere, a dover fornire una risposta all'interrogativo che la vita ci pone costantemente, alle questioni vitali. La vita stessa non è altro che un essere-interrogati, tutto il nostro essere non è altro che un rispondere alla o un rispondere della vita, un esserne responsabili. Assumendo una posizione del genere, però, più nulla può spaventarci, nessun futuro, nessuna apparente mancanza di futuro. Ora, infatti, il presente è tutto, poiché racchiude l'interrogativo eternamente nuovo che la vita ci rivolge. Ora tutto dipende da cosa ci si aspetta da noi. Quello che ci riserva il futuro, invece, non abbiamo bisogno di saperlo, non più di quanto siamo in grado di conoscerlo.
Se osserviamo le cose da questa angolatura, la durata di una vita umana ci si rivela sostanzialmente irrilevante. Una vita lunga non è per forza significativa, così come una vita breve non è necessariamente priva di significato. Non giudichiamo certo la biografia di un individuo concreto dal numero di pagine del libro che la racchiude, bensì solo dalla sua ricchezza di contenuti. E c'è un'altra questione che vorremmo sfiorare a questo punto: la vita di un essere umano che non ha procreato risulta per questo motivo priva di significato? A tale domanda possiamo rispondere che o la vita, la singola vita, ha un significato, e in quel caso continuerà ad averlo senza bisogno di riprodursi, senza affidarsi a un "eternamento" biologico (che, sia detto per inciso, è del tutto illusorio). Oppure la singola vita, la vita del singolo essere umano, non ha alcun significato, e in quel caso non potrà mai acquisirne uno solo perché ambisce a «eternarsi procreando. Perché perpetuare qualcosa che in sé è «senza senso» è a sua volta senza senso.
Per quanto riguarda invece l'altro lato della questione, e cioè il fatto che i malati incurabili non sarebbero più di nessuna utilità alla comunità umana, che occuparsi di loro sarebbe "improduttivo", bisognerebbe ricordare che l'utilità non rappresenta mai e poi mai l'unico criterio che abbiamo il diritto di adottare riguardo a un essere umano. Non è difficile dimostrarlo proprio rispetto a questa problematica: i ritardati mentali che vengono tenuti in manicomio e li attendono ai loro elementari lavori, spingendo una carriola di mattoni o semplicemente aiutando a lavare le stoviglie, sono comunque molto più utili e produttivi, per esempio, dei nostri nonni, che trascorrono i loro ultimi anni in modo del tutto <«improduttivo»; tuttavia il pensiero di sopprimerli solo a causa di questa loro improduttività sarebbe aborrito persino da coloro che altrimenti sono per l'eliminazione della vita improduttiva. Quanto è improduttiva l'esistenza di un'anziana che, semiparalizzata, sonnecchia in poltrona davanti alla finestra: eppure è circondata dall'affetto di figli e nipoti! All'interno di questo amore è questa particolare nonna, niente di più e niente di meno; e come tale è unica e insostituibile, proprio come può essere unico e insostituibile un altro individuo, magari ancora attivo nella sua professione, rispetto alle prestazioni che offre alla società!