“Alla base del destino di Gerusalemme c’è la miopia di chi ha osservato le mappe senza guardare il destino degli uomini.”
Gerusalemme è una città dilaniata da millenni di guerre, scontri fra religioni, conflitti fra politiche contrapposte, che ne hanno fatto un simbolo, un avamposto strategico, un luogo da conquistare e controllare. Paola Caridi vi ha vissuto per dieci anni e spesso vi le sue pagine ci restituiscono una città indimenticabile per la bellezza delle mura antiche, per i suoi tempi scanditi dai canti, per la sua umanità dolente. Ma ricostruiscono anche una città crudele, dove israeliani e palestinesi fanno talvolta la spesa negli stessi supermercati, per poi rinchiudersi nei confini dei rispettivi quartieri. Una città costellata di posti di blocco che controllano gli spostamenti di persone, merci e idee. Una città densa di segni e memorie antiche e recenti, in cui ogni stagione politica porta con sé nuove versioni della storia passata, nuove ripartizioni degli spazi urbani, nuove costrizioni che divengono abitudini di vita. Se ci si concentra su una Gerusalemme “senza Dio”, salgono in superficie gli aspetti negati della vita quotidiana. Anzitutto, i diritti nella città, differenti nei fatti a seconda di chi prova a esercitarli. Sopravvive la che Gerusalemme, una e condivisa da tutti, torni a essere una città per gli uomini e le donne che lì vivono.
Journalist, born in Rome in 1961, Paola Caridi is a founding member of the News Agency “Lettera22″ and is currently working for national and local Italian newspaper. PhD in History of International Relations, she is specialised on Middle East and Northern Africa region. Correspondent in Cairo (2001-2003), she is based since 2003 in Jerusalem. She published in 2007 “Arabi Invisibili” (Feltrinelli publishing house), Capalbio Price 2008. In 2009, she published Hamas (Feltrinelli publishing house).
The English version of Hamas. From Resistance to Government? has been published by PASSIA in East Jerusalem in February 2010. Seven Stories Press published in March, 2012, the American version of the book, updated and with an added chapter on the latest events.
In 2011, she edited and translated the Italian edition of Aswani’s book On the State of Egypt (AUC Press 2011).
In 2013 she published Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una Città Crudele (Feltrinelli). The American University in Cairo Press (AUC Press) published the English version in Summer 2017, as Jerusalem without God. Portrait of a Cruel City.
From 2008 she maintains invisiblearabs.com, a blog on Arab politics and pop culture.
She is a Knight of the Order of the Italian Solidarity’s Star, order chaired by the President of the Italian Republic.
È la narrazione della città attuale, una non-città, un arcipelago di enclave fortificate, esclusive, non comunicanti con l’esterno, molto più simile alla Berlino ante 1989 che ad ogni altra città “normale”. Gerusalemme non ha piazze condivise da ebrei e palestinesi, ma due spazi sacri (la “spianata” del Muro del Pianto e la spianata delle Moschee) ove ogni “popolo” esclude l’altro. Separati nei loro rispettivi quartieri, i due popoli s’incontrano senza comunicare, ignorandosi, solo in quelle zone franche che sono i centri commerciali. La città tre volte santa è veramente senza Dio, se Dio è accoglienza dell’altro, condivisione, fiducia, rispetto. Ho letto questo libro con avidità, riandando continuamente alla mia esperienza di Gerusalemme vista con gli occhi di un pellegrino. È vero che le due comunità cercano di ignorarsi, continuamente. Le sante pietre per cui le due comunità hanno lottato e si sono odiate, sono sempre lì, visibili agli occhi del pellegrino. Ma si prova sempre un continuo disagio constatando ogni minuto la divisione, l’esclusione, l’odio, l’ingiustizia, la sopraffazione. Le pietre della Città vecchia racchiusa dalle mura di Solimano trasudano rancore, risentimento, propositi di vendetta, e odio, odio senza fine… Senza Dio.
Gives you a better understanding of political, social, human, urban situation in Jerusalem. Caridi found the ten years she spent in Jerusalem to be the most demanding of her life. from Musrara to Bethlehem - nothing escapes from the eye of the author.
It is a cruel city. It became a cruel city. Not by the hand of God, or Gods, or faith. By the hand of politics.
«Gerusalemme è di molti, e non di uno solo. È di tutti. Gerusalemme ha facce diverse, oltre le uniformi, oltre i miti, oltre i punti cardinali, oltre le Mura e il Muro.»
Un buon modo di entrare nella complessità di una storia così poco conosciuta e tuttavia data per scontata, specialmente in questo periodo. Si apprende ripercorrendo la storia ma anche la geografia di una città dalle tante sfaccettature.
«Il canto, in arabo, si chiama adhan. La chiamata musulmana alla preghiera, ripetuta cinque volte al giorno, non solo per dire che “Dio è grande”, ma per ricordare che la nostra esistenza ha un ritmo di cui non ci si può dimenticare. Un ritmo in cui c’è un tempo giusto per ogni cosa, come ci ricordano con semplicità disarmante le pagine bibliche dell’Ecclesiaste. La chiamata alla preghiera è un gesto antico, che noi cattolici ci siamo dimenticati.»
Un testo attento, minuzioso, preciso. Capace di mescolare uniformemente le tappe storiche con una descrizione architettonica e sociale del senso di "città", con le sue piazze, i quartieri, i suoi cittadini, scorporato dall'unica ideologia che viene tramandata su Gerusalemme: la sua sacralità. Autrice che dimostra, come nel suo (per me) capolavoro ("Hamas") di conoscere nei dettagli storia e luoghi, sbilanciandosi con giudizi e pensieri dallo sguardo soggettivo. Unica pecca: l'assenza di mappe. Questo ha reso la lettura più complicata, con la necessità, di volta in volta, per capire meglio, di dover ricorrere a strumenti esterni.