1993, 1995, 1996 sono gli anni che segnano la vita di Ugo. I momenti in cui sono scomparsi la zia, la madre e il padre, il nucleo centrale dei suoi affetti e le fondamenta su cui si reggeva il suo mondo di giovane uomo. “Anni molto faticosi ma belli,” per dirla con le sue parole, in cui la sofferenza per le perdite si mischia, nel racconto, alla poesia e alla dolcezza del ricordo delle piccole cose. Gli amori, le avventure, le sparizioni, le gioie e i dolori di chi deve continuare a vivere in bilico tra tristezza e desiderio di felicità, mentre fa i conti con la reinvenzione di sé e delle proprie certezze. Sulla felicità a oltranza, libro con cui Ugo Cornia ha esordito nel 1999 rivelandosi uno degli autori italiani più interessanti della sua generazione, è un racconto dolcemente malinconico, teso tra il rimpianto e la volontà di essere felici, una storia coinvolgente in cui chiunque può riconoscersi.
Laureato in filosofia a Bologna, è insegnante di filosofia e di sostegno in una scuola superiore di Modena, dove vive. Ha cominciato a pubblicare sulla rivista «Il semplice» (1995-1997), a cura di Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni e Daniele Benati. Suoi racconti sono anche apparsi su altre riviste, come «Diario» (quando era diretto da Sandro Onofri) e più recentemente su «Il Caffè illustrato» e «L'accalappiacani». Ha intervistato Lietta Manganelli, figlia dello scrittore Giorgio Manganelli, per un libro di aforismi e paradossi (Giorgio Manganelli, Il delitto rende ma è difficile, Milano: Comix, 1997). Ha pubblicato diversi libri. Con l’editore Sellerio: Sulla felicità a oltranza; Quasi amore; Roma; Le pratiche del disgusto. Con Quodlibet: Sulle tristezze e i ragionamenti, Operette ipotetiche, Scritti di impegno incivile. Con Feltrinelli: Le storie di mia zia; Il professionale; Animali. Con EDT il libro Modena è piccolissima, illustrato da Giuliano Della Casa. Con i Topipittori Autobiografia della mia infanzia. Nel 2004 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la sezione Narrativa. Per la collana "Il mondo è pieno di gente strana" della Marcos y Marcos ha pubblicato la biografia di Montaigne "Sono socievole fino all'eccesso".
Veglie funebri, camere ardenti, vestizioni di salme, cremazioni, tumulazioni, cimiteri pubblici e privati, un rosario di parenti che muore: è questa la felicità a oltranza?
Ho ritrovato questo ugocornia molto simile all'ugocornia di Pratiche del disgusto, e quindi, evidentemente, questo è davvero il suo stile, il suo universo, la sua cosiddetta poetica: ancora un piccolo mondo più vecchio che antico - un io sventolante molto buono al punto che, per sua stessa ammissione, non farebbe male a una mosca e neppure a una vespa - una geografia piccina picciò che spazia tra il Panaro e Pievepelago e ovviamente ambisce a essere paradigma.
In più, questa volta ci sono angoli di autentica bellezza: le pagine iniziali dedicate a Brown, il cane, sono uno spettacolo e spettacolare è che ugocornia sia pronto a imparare e prendere lezioni di vita da un cane. La figura del padre è speciale, molto più di quella della madre e del mondo tutto femminile nel quale ugocornia è cresciuto: il capitolo dedicato alla paterna “passione del riciclo” è una piccola gemma.
Ma quando l'ugocornia narrante ricomincia a sbrodolare i suoi pensieri, tra cui cito questo a caso: l'universo nella sua totalità è un immenso cimitero di cui noi siamo la crosta di superficie, “una gran massa di pensieri” che gli sembrano più intelligenti dei pensieri che viaggiano in questo mondo di adesso che mi annoia, a me viene da dire, proprio come diceva suo padre, mi viene da dirgli che son tutte “cazzate” e che è proprio una mania quella di stare delle ore a pensare a delle cazzate per fare i suggestivi.
Cornia è modenese come me, credo abiti a meno di un chilometro in linea d'aria dalla casa dove sono cresciuta, in ogni pagina ci sono riferimenti ai luoghi che più mi sono familiari, narrazioni di abitudini consolidate di tutti i nostri concittadini, come andare sul Panaro o in Appennino il weekend. Mi è perciò difficile essere oggettiva, ma ha utilizzato il flusso di coscienza che io trovo molto ostico, non sono riuscita a entrare in sintonia con l'io narrante, non mi ha appassionata la storia, mi hanno appassionata solo i luoghi. Mi resta un dubbio. Cornia ha vent'anni in più di me e scrive che i leoni ai Giardini Pubblici sono deceduti quando lui era bambino, ma io me li ricordo ed ero bambina negli anni ottanta... Mistero.
Comunque ho pensato spesso che siamo venuti su in un universo malato, oppure forse siamo anche venuti su in un universo sano, che è sano ma molto morituro, e avendo messo mentalmente il morire dalla parte della malattia e non della salute sembra che ci siano delle stonature. Forse le stonature per le orecchie di Dio (se ci fosse) sono delle armonie, ma a un primo sguardo nostrano sembrano stonature.
"Che a pensarci bene le persone non sono così uniche, cioè in verità sono uniche, ma di quindici ragazze che io ho amato seriamente nella mia vita, almeno undici erano uniche. Quindi, a voler stare stretti, almeno una persona unica su due c’è, e uno su due è abbastanza."
"אין שום ספק, כשאני חושב על זה, שכל הרצונות והמחשבות, ולדעתי גם התקוות, הם מצב כאוב של הקיום."
הספר "אושר בכל מחיר" הוא ספר הביכורים של הסופר אוגו קורניה. זהו אוסף של זיכרונות, שחלקם מתוארכים, חלקם לא. רובם נסובים סביב אירועי מוות של קרובים מהמעגל הראשון אך גם על מערות יחסים משמעותיות בחיו : עם דודתו, אמו, אביו, החברה הראשונה שלו.
חלק מהפרקים סתמיים וחלקם יפיפה. חלקם בלתי נשכחים, חלקם נעלמים כבר בזמן שהם נקראים.
"תמיד שאלתי את עצמי אם אושר זה דבר שאפשר לשמור עליו כמו כסף ולמשוך ממנו בשעת הצורך, כלומר, אם חיית עשרים שנה ורק התנהגת כמו מטומטם - האם תהיה לך אחר כך איזו יתרה למשוך ממנה."
הפרק היפה ביותר בעיניי הוא הפרק הראשון שמתאר את מערכת יחסיו עם האב.
אושר בכל מחיר
אוגו קורניה (איטליה)
סדרת בדיונות# 4 |מאיטלקית: יורם מלצר | עריכת תרגום: דיטה גוטמן | יועצת תרגום: שירה חפר | 192 עמ', 2011
nada me gusta más que enfrentarme a un libro sin que haya aparecido antes ninguna conversación sobre él, ninguna voz, ningún debate, un libro que se aparece ante mí vacío, no tengo que estar dialogando continuamente con nadie; solo existe el libro y yo me gustó más de lo que debería porque llegó a mí cuando necesitaba este tipo de escritura, algo tranquilo, que me reconectara con la vida desde esa sencillez en su escritura y en la manera que tiene el narrador-protagonista de verla
Sono ancora indecisa sulla valutazione da dare a questo libro; alcune cose mi sono piaciute moltissimo però la prosa troppo spesso mi ha dato l’impressione del finto ritardo mentale, l’utilizzo del linguaggio semplificato mi è sembrato artificioso nonostante le dichiarazioni dell’autore al riguardo:
“In primo luogo io non sento la mia prosa come una prosa che imita lo stile di un illetterato. Nella mia vita ho pescato parole qua e là, parlando e crescendo in casa e a scuola e per strada, naturalmente ho pescato tra diversi registri linguistici (una astrazione che uso perché è comoda). Per quel che riguarda la sintassi, credo che coincida esattamente con quella dell'italiano parlato a Modena un po' da tutti, tanto dai notai e dai medici, quanto dagli addetti al commercio eccetera, anche se va detto che una cosa scritta non è mai lingua parlata.”
Qualche esempio a caso:
“Poi, mi è bastato mettere un piede sul treno, in quel tratto della Bologna-Pistoia, che specialmente quando è sul fiume, a me e forse soltanto a me, è sempre sembrato un paesaggio di una tale bellezza che è veramente impossibile da dire, dove ad esempio ci sono anche dei canali di un mulino, e se c’è il sole si vedono le trote che nuotano nell’acque del Reno, che io ho sentito subito la mia testa che andava verso l’irrealismo, e ho pensato che ci sono dei giorni che sono veramente incredibili perché a un certo punto a uno gli sembra di entrare in una favola con i cani magici che ti portano verso le corriere dei miracoli.”
“Poi Brown si è infilato in una macchina e mentre mi dicevo sta a vedere che fra un po’ salta fuori, in quel momento preciso è passata la corriera e mentre la guardavamo si è fermata e ci ha chiesto dove andavamo. Allora io ho detto che volevamo andare a Riola ma che non avevamo il biglietto, ma il guidatore ci ha detto di salire che faceva lo stesso se non avevamo i biglietti perché di biglietti ce ne aveva lui.”
Nella la lettura dei romanzi di Cornia sono andata a ritroso. Questo è il primo che ha scritto che si caratterizza subito dallo stile "flusso di coscienza" (non saprei definirla altrimenti), con la sua particolare scansione dei periodi, delle ripetizioni, dei neologismi (fantasmeto), insomma della forma: scrivi riproducendo il dialogo interiore. Apparentemente facile, credo invece sia un prodotto ragionato e, forse, pazientemente revisionato, tanto da non stancare mai e da lasciare il lettore in una condizione emozionale divertita, anche quando tratta di argomenti tragici. Ma questo è un atteggiamento che si riscontra anche ascoltando l'autore dal vivo. E' una sua caratteristica maturata dalla sua profonda riflessione e dai tentativi di integrazione tra gli accadimenti esterni e il sé.
"E per qualche mese ho sempre avuto il problema di mettermi avanti col piangere, e gestire i pianti con spirito scientifico, cioè magari piangere con morigeratezza, in modo che sulla mia faccia non rimanesse il segno visibile. Perché era troppo alto il rischio che mio padre mi chiedesse che cosa avevo da piangere. E ho fatto dei pianti di qualche minuto mentre andavo in giro in bicicletta o mentre mi lavavo, e degli altri d'un quarto d'ora alle due o alle tre di notte mentre mi addormentavo".
Imparare ad accettare la tristezza, come qualunque altro stato d'animo - imparare che non tutto si può controllare. Vivere felici e fregarsene di non essere sereni.
Fue una lectura entretenida y con un lenguaje fácil de entender, pero que a mi parecer no me aportó mucho.
Cornia intenta crear una sátira en base a su historia familiar pero se queda corto al lado de grandes autores de humor como P. G. Wodehouse o David Safier.
Los personajes están poco desarrollados. Quizás al que más conocí fue al papá, pero tampoco desarrolla bien la relación padre-hijo como otras novelas sí lo han hecho. Ejemplo: "La isla" de Giani Stuparich.
איש נודד בין זכרונות מיקיריו המתים בחיפוש אחר האהבה שיש לכל דבר בעולם להציע. מניפסט זן שפינוזאי, מוגש כספר זכרונות ומסופר כמיטב הקלאסיקה האיטלקית, עם דמויות משנה קטנות ובלתי נשכחות שמככבות באנקדוטות משעשעות, מעניינות ואמוציונאליות. לעיתים מאבד את הקשב של הקורא מרוב ברברת, לעיתים יפהפה בצורה בלתי נסבלת. בונוס: סצנת הסקס היפה ביותר שקראתי בחיי. לתת מתנה ל: לחבר מתוסבך שלא מפסיק להיטלטל בין החלטות יומיומיות או גורליות שעליו לקבל, על מנת שיקרא משהו יפה, יקבל פרספקטיבה ויסתום קצת.
ABSOLUTA MARAVILLA DE LIBRO. "Hacer las cosa de este modo, sólo para ver qué pasa, sin grandes motivaciones, es la única actitud que un poco después, al cabo de unos minutos, hace que surja del mundo algo de futuro."
“Cinque giorni alla settimana sto a Modena a fare il vivo, e poi per due giorni vado su a Guzzano a fare il morto che sta nella sua tomba, e spesso grazie a questo modo di vivere ho addirittura immaginato di essere riuscito, a uso esclusivamente personale mio, a inventare una sorta di microsuicidio settimanale con ritorno al mondo, in cui mi basta prendere l'automobile e percorrere novantadue chilometri di strada per stare male e ammazzarmi per due giorni. Questo obbligo di vita continua, senza poterci mai morire in mezzo per un po’, in certi giorni è una vera pena.”