Nell'Italia europea di un futuro prossimo, il Partito Unico, che ha preso il potere in nome dei trenta/quarantenni, stabilisce, per legge, il ritorno a una società "naturale", in cui le generazioni, invece di accavallarsi, tornino a susseguirsi, in buon ordine. A trent'anni si coprono le postazioni di comando, a sessanta, si viene ritirati. Dove? Non è chiaro. Un mondo a parte di cui si sa poco e si cerca di immaginare il meglio. Gli anni del Grande Disordine hanno messo a dura prova la pazienza dei cittadini, le nuove regole vengono perciò accettate come un cambiamento necessario. Anche Umberto, amministratore delegato di una azienda importante, allo scadere del suo tempo, accetta di lasciare casa amici posizione e l'amatissima moglie Elisabetta, di poco più giovane di lui e altrettanto ben piazzata nel mondo del lavoro. Forse è giusto scansarsi e fare posto ai figli, come Matteo che, a 35 anni, ancora vive all'ombra di suo padre. Non è colpa di nessuno se, oggi, si muore più tardi. Se "gli scaduti" hanno ancora, davanti, 30 anni di vita attiva. Bisogna collaborare, non bisogna sentirsi defraudati. E poi Elisabetta lo raggiungerà. Peccato che le cose non siano come sembrano, come vengono rappresentate. Ribellarsi è giusto. Ma è anche possibile?
Lidia Ravera is an Italian writer, journalist, essayist and screenwriter. She became famous in 1976 for Porci con le ali, co-written by Marco Lombardo Radice, a novel dealing with the myths and ideals of the years around 1968.
"La vita incomincia, la vita continua, la vita finisce" [sic!]
Un romanzo che nasce da quell'attualità che si racchiude in uno slogan oramai a tutti noto: "rottamazione". Ravera immagina, quindi ,un futuro dove le generazioni di trentenni "rottamano" i loro padri confinandoli ed isolandoli come merce avariata. Lo scenario distopico che ne nasce, in realtà, si configura con elementi che non sono poi tanto inverosimili. La trama mi ha destato una certa curiosità, tuttavia, ancora una volta, non trovo sintonia con la scrittura di Lidia Ravera. Non mi arriva proprio; la trovo asciutta ed artificiale.
Narrare è un'arte, meglio, una predisposizione (Gli scaduti - Capitolo 13)
Pensavo peggio! Come al solito affronto questo genere camminando sulle uova e non le abbiamo rotte 😊 In un clima angoscioso veniamo catapultati in una società perversa che esilia gli “anziani” a favore dei giovani per creare una società super perfetta di donne atte a procreare e di uomini in forma. Solo che una coppia sfugge a questo sistema e, grazie alla potenza dell’ amore si ribella. Il finale aperto non permette di comprendere se sia lieto, ma il messaggio che ne riceviamo sicuramente! Aborro le romanticherie anche nella vita, ma questo libro è un giusto equilibrio di miele e amaro e ben venga!
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Nella simpatica prefazione Lidia Ravera afferma di aver avuto l’idea di scrivere questo romanzo dopo l’ingresso sulla scena politica di Matteo Renzi che si proponeva di “rottamare” i dinosauri della politica per lasciar spazio alle nuove generazioni di trenta quarantenni moderni, innovatori, informali a partire dal look (sembrano passati secoli ma sono solo dieci anni…)In un prossimo futuro il partito unico al governo ha introdotto “una scadenza” per le persone. Al compimento dei sessant’anni è obbligatorio per tutti (o quasi) abbandonare lavoro, famiglia, relazioni sociali, e partire verso l’oblio: una nuova “vita” in comunità lontane in luoghi sconosciuti (l’est Europa probabilmente), con una rigida separazione tra uomini e donne, senza possibilità di dare o ricevere notizie. Largo ai giovani quindi che trovano e pretendono spazio, in nome di un sano egoismo, risolti i conflitti intergenerazionali con gli anziani obbligati a scomparire perché la vecchiaia è brutta solo a vederla! E tra le nuove norme spicca, per incentivare la natalità, spicca l’obbligo di avere un figlio entro i venticinque anni (se con il marito o con il primo che passa non importa!)Protagonisti una coppia di ex sessantottini, che avevano fatto carriera nelle istituzioni un tempo contestate, ma ancora “ribelli” nell’anima. Lui è “scaduto” e si ritrova a resistere in una sorta di RSA di lusso, in realtà una sorta di prigione dorata, lei non si rassegna alla separazione, comincia a farsi delle domande, come poi il figlio, ben introdotto nella cerchia ristretta del lider “maximo” - un “bamba” scaltro e senza scrupoli in pantaloni a zampa d’elefante e camicia bianca aperta – e eternamente alle prese con le fisime della giovane moglie, egoista e capricciosa, prossima al primo parto, ma anche fragile… un vero campione delle nuove generazioni! La storia nonostante il piglio leggero è più amara e spigolosa di quanto sembri per dipingere un mondo futuribile paradossale e crudele al tempo stesso, molto orwelliano nell’immaginare una società di giovani individualisti dediti alla carriera e al piacere ma allineati e obbedienti, da gettare quando non sono più utili per la produzione e la riproduzione mentre a pensare alla rivoluzione sono solo i sessantenni! Va be è fantapolitica forse invecchiata o forse superata, che va presa come tale (anche se qualche pensiero…) con tutti i limiti del genere distopico. Non è il romanzo da consigliare come primo approccio, ma dato che ormai ho un debole per questa scrittrice, tre stelle e mezzo.
ROTTAMAZIONE. Parola chiave, quella che potrebbe cambiare l'età media dirigenziale di un ipotetico Occidente, che potrebbe creare una realtà comandata da una "𝐃𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 ". Come gli alimenti, i medicinali, le macchine. Ecco un romanzo profondo, che disorienta, lascia sconcertati, crudele, dove uomini e donne sono da scartare, da sottrarre alla vita attiva, al comando, alla gestione delle proprie case e aziende. Il tempo scorre e al sessantesimo anno di età, si fanno le valigie, si libera la circolazione e si sale sul treno per essere deportati senza effetti personali, cellulari, contatti con i propri cari. PERCHÉ? Perché sono i giovani ad avere l'energia più brillante, la bellezza, l'orologio biologico più attivo e funzionante. Sono loro il paradigma vincente, la priorità, l'erotismo per eccellenza. PER ANDARE DOVE? Non si sa. COSA FARANNO? si cureranno, ma da cosa?
Uomini e donne ancora pieni di vita, sessualmente attivi, innamorati, mentalmente produttivi che si vedono privati della libertà per lasciar spazio a regole nuove, al Partito Unico che permette scambi sessuali tra i giovani per una miglior procreazione, un'età obbligatoria per il rinnovamento generazionale, un abbigliamento consono ad ogni età. Tante le domande, paure, misteri, promesse fasulle... . 𝗘𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 o 𝗿𝗲𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲? Un romanzo 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗼𝗽𝗶𝗰𝗼, 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗼, 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗱𝗼𝘀𝘀𝗮𝗹𝗲. 《Un 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 con la forma di un incubo totalitario》 dove l'𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 va alla deriva, i ruoli familiari s'invertono e chi ama profondamente non smette di lottare.
Lettura consigliata e che ho amato profondamente e mi ha ricordato il capolavoro di Thomas Mann "la montagna incantata".
2.25 Intelligente, ma non si applica. Questo romanzo ha delle premesse molto buone, ma una realizzazione che lascia a desiderare. Per prima cosa, lo stile di scrittura. Pochi stili mi infastidiscono come quello adottato da Ravera. E fin qui tutto bene, più o meno. La costruzione della distopia è buona, un po' nebulosa in alcuni punti, ma in linea di massima regge. E fin qui bene. La trama è una lenta discesa verso il nonsense, che ha una partenza incoraggiante, una parte centrale che comincia a scricchiolare, per poi sfociare in un finale imbarazzante. E qui comincia ad andare male. I personaggi. I personaggi, a mio parere, sono la cosa peggio riuscita: insulsi, al limite della piattezza quando va bene, macchiettistici ed irritanti quando va male. Questo è stato il punto di non ritorno. Posso passare sopra a molti difetti, ma non se vengono a mancare trama e personaggi, o che almeno uno dei due elementi sia a prova di bomba. E l'insieme di questi due tasti dolenti, trama opinabile e personaggi aridi, per me, è stata l'anticamera del disastro. Non un romanzo bruttissimo o da bocciare in toto, ma estremamente deludente.
In un paese sempre più privo di pensiero, facile ad essere aizzato all'odio ed alla superficialità, questa lettura la consiglio tantissimo. Ci mostra un'Italia parallela ed agghiacciante, limitante, con la scusa di migliorare le cose.Vogliamo davvero che le cose, a prescindere da come, vadano male? Vogliamo davvero privarci della capacità di pensiero? Ecco la storia di Umberto ed Elisabetta, sessantenni prossimi alla "rottamazione". Cosa si intende per rottamazione di due esseri umani? Leggete un pò la recensione...
Un distopico italiano ben scritto, intrigante. La Ravera è riuscita a farmi vedere ogni luogo, ogni personaggio, ogni situazione senza però eccedere in descrizioni lunghe pagine e pagine. Un finale aperto che muta a seconda del lettore e ci mette davanti alla realtà della società occidentale del ventunesimo secolo. Consigliato? Assolutamente si
Non ho amato particolarmente questo libro perchè, anche se scorrevole, mi ha irritata molto il modo di scrivere dell'autrice che sembra in queste pagine arrabbiata con il mondo, e quindi non mi ha fatto apprezzare questo racconto, la cui idea di futuro distopico secondo me non era malvagia; la storia in sè non mi ha coinvolta. Non consiglierei questo libro.
Ho trovato questo libro nello scaffale delle “offertissime” della libreria e l’ho scelto quasi per caso. Alla fine, si è rivelata una piacevolissima sorpresa! Non è un capolavoro, certo, ma ho apprezzato moltissimo l’idea alla base del racconto. Devo dire che, per quanto terribile sia l’ipotesi di un futuro in cui gli “anziani” vengono cancellati, pur di sfuggire a questo presente fatto di eterni stage e apprendistati, vivrei in un mondo del genere per godermi la gloria dei miei 31 anni! 😂
Non avevo mai letto nulla di Lidia Ravera, la conoscevo solo di fama. Ho preso in mano "Gli scaduti" attirato prima di tutto dal post-it che il libraio aveva appiccicato alla copertina per consigliarlo. Poi dalla quarta di copertina, che parlava di un'Italia ipotetica/futuribile dove le persone vengono "ritirate" al compimento dei sessant'anni, e mandate a invecchiare (...morire?) fuori dalla società. Estremo, spietato, ironico: così ho pensato, dopo aver anche letto una paginetta per capire come scorreva la prosa, e così penso tutt'ora, dopo averlo divorato in un paio di giorni. Ho letto sul web che molti lettori della Ravera lo ritengono un libro minore, alcuni lo bocciano senza condono. Preso da sé, a mente sgombra dai paragoni con altri testi dell'autrice, e da parte di un'amante del fantastico e quindi di tutto ciò che è ipotetico/futuribile, "Gli scaduti" mi è parso un gran bel racconto. Semplice, diretto, ma proprio per questo efficace. L'idea è provocatoria proprio perché estrema, e strizza l'occhio alla distopia. L'autrice se ne serve per portare in superficie temi tutt'altro che lontani dalla nostra quotidianità e dalla nostra politica. La prosa è ironica e asciutta, con momenti di grande impatto. L'elemento umano è ovviamente privilegiato rispetto alla pura storyline, come da tradizione italica. Nel mio scaffale mentale questo libro si affianca a "Rossa" di Chiara Rapaccini e "Furland" di Tullio Avoledo, opere dal sottotesto marcatamente politico che hanno saputo sfruttare la leva di un elemento di genere (distopie/ucronie) per evocare nel lettore una visione tangibile (e tagliente) di ciò di cui vogliono effettivamente parlare. Limitarsi al realismo non sarebbe altrettanto d'impatto, e questo - a mio parere - è una riprova della forza della narrativa fantastica anche quando applicata a piccole dosi in testi che di norma sarebbero riconducibili al mainstream. A prescindere da queste considerazioni, "Gli scaduti" è una incalzante e pungente parabola che vale senza ombra di dubbio la sua veloce lettura.
L'idea che anima il romanzo è intrigante, decisamente attuale in Italia: la questione morale del "rottamare" le classi politiche e sociali più avanti con l'età, a favore delle giovani generazioni. Lidia Ravera ambienta "Gli Scaduti" in un futuro distopico, non molto distante da noi, in cui ancora ci possiamo specchiare senza trovarlo per forza fantascientifico. Certo, la struttura politica, di fatto dittatoriale, è una grande provocazione, ma l'intreccio, sulla carta, dovrebbe affascinare. E lo fa per buona parte del libro. Poi, però, qualcosa va storto e la storia perde colpi, a livello di ritmo narrativo, tensione e sentimento. Il finale è abbastanza scontato, come se l'autrice non volesse togliere nulla a ciò che i due personaggi principali si guadagnano, faticosamente, durante il romanzo. Tuttavia non si intravede buonismo, in questa scelta, ci si aggrappa piuttosto al fato e al gusto del lettore. A livello stilistico, Ravera dimostra ancora una volta di sapere scrivere bene, ma a volte eccede, dando un ritmo da film sincopato, con richiami al distopico anni Settanta, ma francamente troppo fiacco. Con uno spunto così, "Gli Scaduti" avrebbe dovuto regalare qualcosa in più: passi la freddezza dello sfondo ricreato, in cui l'amore diventa soltanto fuga dall'ordinario, ma la mancanza di sentimento oltrepassa l'inchiostro, contamina le pagine, smorza l'entusiasmo. Un libro interruptus.
Un distopico italiano sul gap generazionale, wow, ne ero entusiasta! Ma "Gli scaduti" è invece il tipico romanzo dai presupposti originali e attualissimi che, purtroppo, l'autrice sfrutta male. Se infatti all'inizio si è in preda ad una voglia crescente di conoscere gli sviluppi della vicenda, dopo un po' si scopre che questi non sono degni di nota e che sfociano un finale troppo semplicistico per i miei gusti.