Einen Freund zu haben, ist etwas sehr Wichtiges. Vor allem, wenn dieser Freund gruselige Kellerkatzen und Spinnen vertreiben oder sogar zähmen kann. Rainer ist so ein Freund. Aber was, wenn ihn sonst niemand mag? Wenn man selbst plötzlich ins Abseits gerät? Da stellt sich mit einem Mal die Frage, wohin man eigentlich gehört.
Jutta Richter (born September 30, 1955 in Burgsteinfurt, Westfalen, Germany) is a German author of children's and youth literature.
Richter spent her youth in the Ruhr and Sauerland and at the age of 15 she spent a year in Detroit (USA). There she wrote her first book, so as not to forget her native language, and published the book whilst still a schoolgirl.
After studying Theology, German, and Communication in Münster, she has worked since 1978 as a freelance writer at Schloss Westerwinkel in Ascheberg and in Lucca (Tuscany).
خیلی تعریف شنیده بودم از کتاب، اما با خوندنش واقعاً ترسیدم. چونکه برعکس چیزی که فکر میکردم پیش رفت داستان. دختره تسلیم شرایط شد، به دوستش پشت کرد، خیانت کرد، همرنگ جماعت شد و راینر رو تنها گذاشت. کتاب پره از پدر مادرهای وحشی و بچههایی که متنفرن از والدینشون. بنظرم واقعاً مناسب نیست که بچهها بخوننش... 😰
An interesting story about the kids who live under the aqueduct. At times it was cute, at other times troubling. Definitely doesn't cast a particularly positive light on any of the parental figures. Ultimately I'm not sure what it was trying to achieve, a story about friendship that ends up demonizing the most likeable character! Not sure if I completely missed the point on this one.. ⭐⭐⭐ 1/2
Am Anfang der Geschichte habe ich das Konzept des Buches nicht ganz verstanden. Im Nachhinein fand ich es jedoch ein wenig berührend. Wenn ich die Chance hätte, würde ich ihm 4,5 Sterne geben, statt nur 4 oder 5. Während des Lesens gibt es sehr spannende Stellen, aber auch viele, die einen selbst zum Nachdenken bringen. Persönlich finde ich, dass es ein sehr emotionales Buch ist, aber auch die Erzählweise ist hervorragend.
WM4: Peccato per la "d" eufonica di meno, in conto a Salani, ma questo breve romanzo di Jutta Richter è un gioiello da tutti i punti di vista e vorrei parlarne anche se è uscito l'anno scorso. Una premessa: un ignorante che pensasse alla letteratura per ragazzi come a una letteratura di serie B non avrebbe niente da invidiare a chi considera Ellroy uno scribacchino. Non devo spiegarlo io questo, per fortuna, ma mi andava di dirlo, perché Quando imparai a addomesticare i ragni può trarre in inganno. All'apparenza è una storia molto semplice: racconta un breve momento nella vita di una bambina e di una banda di cortile, di quelle che oggi nelle città europee è più difficile trovare, perché i bambini sono chiusi in casa, hanno la playstation e il videoregistratore e dei genitori paranoici esauriti, e là fuori ci sono le automobili, i pedofili, i satanisti, la jihad islamica e tutti i vari cetera. In realtà l'autrice ci racconta, dal punto di vista di una ragazzina di otto anni, una storia di violenza psicologica esemplare. Violenza infantile, ovvio, ma che allude già a quanto di “infantile” ci sarà e c'è nel mondo degli adulti. Di quanto di pessimo possiamo trascinarci dietro culturalmente, da una generazione all'altra, di genitore in figlio. I bambini non sono soltanto vittime dei grandi, ma anche pavidi complici dei medesimi nel perpetuare l'esclusione, il pregiudizio, l'istinto di branco. I bambini sono maestri del ricatto, della meschinità e della paraculaggine. I bambini sono già degli abili politici, e volenterosi giudici, almeno quanto sono fenomenali e disarmanti nell'immediatezza e genuinità delle proprie sensazioni. Qui non c'è traccia dell'infanzia vittimizzata di Io non ho paura, dell'infanzia alleata contro l'adultità corrotta, qui le alleanze e le amicizie non reggono all'impatto e i bambini ricordano piuttosto quelli di Goldsmith, ma in una salsa piccolo-borghese e urbana, molto più soft, blanda, banalmente maligna. Questa storia semplice non ha un lieto fine. E giuro che ci si rimane davvero di merda, un po' tramortiti, perché per tutta la vicenda ci si aspetta dell'altro. Non è una storia edificante, e quindi non è nemmeno un romanzo morale, ovvero forse lo è proprio per questo. E' un romanzo sull'amicizia e su come si emarginano i "mangiacaccole"; su come vede il mondo un bambino e sul potere del senso d'appartenenza; su quanto un adulto può essere stronzo e su quanto si può esserlo già prima di crescere. E poi è un romanzo su come si addomesticano i ragni. Che non è poco. http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/nandropau…