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Il teatro della memoria

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La mañana del 10 de marzo de 1926, un hombre que afirma padecer amnesia es arrestado por robar en un cementerio de Turín. Tras ser declarado un peligro para sí mismo y para los demás, lo ingresan en el manicomio turinés de Collegno. Al poco, en La Domenica del Corriere se publica una foto del desmemoriado bajo el titular «¿Quién lo conoce?». Esposa y allegados no tardarán en es Giulio Canella, profesor universitario desaparecido en la guerra. Sin embargo, pruebas irrefutables, entre ellas las huellas dactilares, lo identifican como Mario Bruneri, tipógrafo turinés perseguido por robo y estafa. ¿Quién es en realidad? ¿Acaso finge amnesia para evitar la cárcel? ¿Hasta dónde están dispuestos a llegar sus familiares en la batalla legal que se desata? Sciascia ofrece una lúcida reflexión sobre la identidad al tiempo quereconstruye con agudeza los hechos verídicos del juicio Bruneri-Canella, que, convertido en un «teatro de la memoria» y de los engaños del recuerdo, conmocionó a toda Italia.

77 pages, Hardcover

First published January 1, 1981

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Leonardo Sciascia

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Guillermo Jiménez.
489 reviews368 followers
December 14, 2018
Ahora mismo no puedo recordar en dónde leí la referencia a este libro de Sciascia. “Juraría” que lo apunté en alguno de mis cuadernos, y estoy “seguro” que lo leí recientemente; tanto que sentí una inmensa emoción cuando vi, precisamente, esta edición en una de las mesas de saldos de la Feria del Libro que solía ponerse en la Alameda, y que ahora se vio forzada a reubicarse sobre Reforma, aún más cerca de donde vivo.

Estoy seguro que lo apunté, y ya rebusqué en mis notas y nada. Estoy seguro que debió ser en algo que le leí al Vila-Matas, ¿o fue con María Moreno y sus Subrayados? Levrero, a quien estoy leyendo, de hecho, un poco antes que este teatro de la memoria, también es una posibilidad muy fuerte.

Incluso revisé las notas a pie de página del que estoy releyendo de Žižek,también por el tema, cabría la posibilidad de que Sokal lo refiera en alguna parte. No sé. Ya no estoy tan seguro de qué recuerdo y de qué me invento.

¿De qué va el libro? De eso que acabo de escribir: de construir un teatro para la memoria. De recuerdos inventados y biografías ficticias. De “verdades”.

Y, luego, se me confunde un poco con el prefacio al otro libro que conseguí en esa misma feria hará apenas un par de días: “Sobre el cuerpo”, de André Compte-Sponville, donde divide “verdad” de “valor”; algo que también toca Sokal: existe lo verdadero que es inmanente al hombre, la cuestión económica, de intercambio, diría Simmel, se la damos nosotros.

Por ende, verdad no es igual a valor. La verdad sobre el caso Canella-Bruneri, o Bruneri-Canella, es una, y no otra, no hay más. El valor en reconstruir esa historia por este gran discípulo de Pirandello, es uno enorme y, además, muy agradable.

Con una sutileza en el narrar, con una cadencia de quien posee un buen oficio para contar una historia, Sciascia capta los hitos esenciales, los claroscuros y las sombras de un acontecimiento verdadero, para obligarnos como lectores a repensar en qué consiste la identidad, una identidad hasta cierto punto fundamentada en el deseo.

El deseo de creer.

Hace muchos años, quizá resultado de una decepción amorosa, recuerdo que pensé sobre la imposibilidad de eliminar los recuerdos, luego reforcé esas ideas, tomando de ejemplo un ultraje como la violación: cómo construir la identidad de una persona, o la identidad propia, cuando nos hemos visto violentados a un acontecimiento de ese tipo: no podemos borrar ese recuerdo, no voluntariamente, al menos.

Por último, la coincidencia de que hace unos días comencé a escuchar el podcast de Serial, la primera temporada, en el cual Sarah Koenig, la periodista que arma el caso del que trata su programa, hace énfasis en cómo es más común que recordemos sucesos más ostentosos, que los mínimos y cotidianos, pero, con el agregado que hace Sciascia al decir que dichos acontecimientos pueden ser contados (“bien” contados agregaría yo) hasta por un idiota, «pero para hablar de la tempestad en una copa de champán [escribe Sciascia en la página 86] hay que tener el talento de Proust».
May 13, 2021
...e se la memoria non ci inganna

Carissimo Maestro,
e carissimo soprattutto perché, come lei disse e professò personalmente, la sua memoria carica di memorie ( quella che di lei ha fatto lo Sciascia che è sotto gli occhi di tutti), si è mescolata alla mia come lievito madre. Ma, nel caso del “Il Teatro della memoria”, non sembra lievitare come del resto fu con “La scomparsa di Majorana”, opera sua egregia da cui non sono riuscita a cavare un minimo pensiero che potesse stare in piedi. Che anche il suo di pensiero non fosse proprio equilibrato?
Il fatto di cronaca lega le congetture, gli scavi psicologici, si presenta a due dimensioni ( quelle delle colonne su cui sta stampato, il fatto, sui giornali) e ci vorrebbe il reverendo Abbott per immaginare un tizio capace di approdare alla terza?
Certo lei tenne presente questo ostacolo se, invece di aggrapparsi al fatto nudo e crudo, utilizza la lente pirandelliana di “Come tu mi vuoi”( peggio mi sento) usando la pièce come grimaldello per dare la stura alle di lei stratificazioni mnemoniche “di occasioni, coincidenze, rispondenze, ricordi”( introduzione in "E come il cielo avrebbe potuto non essere")e scodellarci un bel trattato sugli inganni della memoria, senza tralasciare il contorno sociale, politico e religioso che, come al solito nei suoi scritti, fa una figura meschina (per utilizzare un eufemismo) … qual è.
Ma il gemellaggio tra la pirandelliana Cia (diminutivo di Lucia, e non solo per questo quasi una caricatura delle borghesi milanesi della mitica Franca Valeri) e l’artigiano Mario Bruneri, lo smemorato, non regge. Ancora meno con Giulia Canella, la vedova bianca del prof scomparso in Montenegro ( o nei paraggi, non ricordo bene) che si inventa seduta stante un riconoscimento che sa di miracoloso.
Certo capisco che la storia “vera” sapeva troppo di fescennino piuttosto che di nobile commedia dell’arte, entrambi però limitanti il dispiegarsi di pensieri filosofici sulla memoria… ma scegliersi come “vate” un fissato della molteplicità dell’io e delle sue maschere… no, maestro, no.
[Nutro nei riguardi del fascistazzo Pirandello quel fastidio che lei provò, ricredendosi però, su Verga. Tale grazia non mi è stata concessa nei riguardi del girgentino e la (ri)lettura della commedia in questione non ha certo contribuito a mitigarlo ( il fastidio)].

Mi perdoni, maestro, ma io sto con Giulia Canella la vedova bianca, giovane e vogliosa, probabilmente, ma destinata a recitare il ruolo di inconsolabile fino al naturale e infelice avvizzimento. Bastano pochi passi in quel viale di manicomio per farla ritornare indietro a imboccare la via d’uscita dalla solitudine del talamo grazie a quei pochi tratti in comune tra il verosimile algido ex marito ( le sue frequentazioni chiesastiche me ne danno il sospetto) e lo smemorato tipografo Mario Bruneri, fulminata dal suo sguardo malandrino.

La storia dello smemorato è più la storia dell’incontro di due pubbliche memorie fasulle destinate a unirsi in privato per costruire un legame per produrre ben altre memorie condivise e in culo il passato.
Conveniva ad entrambi la menzogna. Lei poteva sfuggire quatta quatta alla morale borghese conservando il buon nome, e lui poteva raggiungere quella tranquillità economica con poca fatica che aveva inseguito una vita e pappandosi pure una donna che ci stava, eccome.
Due fraudolenti sarebbero stati per l’Alighieri destinati alle bolge infernali, ma intanto se la godono alla grande in Brasile. E chissà che risate.

A meno che, lei la Giulia, non sia riuscita a scrollarsi di dosso il vestitino di donna contrita e ligia ai suoi doveri di donna per bene e abbia recitato questo ruolo anche nel privato con Mario, facendogli credere di averlo scambiato veramente per il marito.
Qua sì che il simpatico mariuolo cadrebbe in quello sdoppiamento della personalità che lei, maestro, adombra nella sua pregevole opera. La condanna dell'uomo ad adattarsi e a sussumere addirittura la memoria del disperso in guerra, rinunciando definitivamente alla sua vera personalità trasforma la farsa, che io fantastico, in tragedia umana. Quasi pirandelliana, ma più profonda, mi permetta. Vivendo ingessato dentro una mente fittizia ( mens era per gli antichi la memoria), poteva accontentarsi del benessere borghese pagando con l'alienazione?
Mi piace pensare, invece, che entrambi godessero come ricci soprattutto per avercela fatta a ingannare quel coacervo di ipocriti e sepolcri imbiancati che popolavano il loro mondo in tempo di regime fascista (eterno in effetti).

L’adombra questa mia interpretazione o meglio speranza retroattiva?
Spero di no, perché anche questa mia non è che il risultato di memorie culturali che ci accomunano.
Un saluto distinto, tutto per lei maestro.



Profile Image for Cristina | Books, less beer & a baby Gaspar.
452 reviews120 followers
February 9, 2020
Leitura que me surpreendeu! Peguei no livro numa estante da biblioteca porque era pequeno e a sinopse despertou-me a atenção. Retrata um julgamento judicial e moral de um desmemoriado e os que o rodeiam. Estará o desmemoriado a falar verdade? Ou é tudo um teatro da sua parte? A acção leva-nos através de memórias do próprio e das testemunhas, deixando-nos intrigados e sempre na dúvida se as memórias (ou a falta delas) serão fiáveis, em detrimento de medidas físicas ou impressões digitais. Foi uma leitura bastante agradável, com partes cómicas e irónicas e ficando sempre na dúvida... um livro pequeno mas que nos deixa a pensar sobre o quanto ainda é desconhecido no cérebro humano e suas intenções!
Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
855 reviews115 followers
November 21, 2022
Un ironico resoconto, con qualche spruzzata di Borges e Proust

Opera sicuramente minore nella bibliografia dell'autore siciliano (come riconosciuto dallo stesso Sciascia nell'ultima pagina), comunque interessante e molto godibile nella lettura.
Si ripercorrono le vicende del famoso "smemorato di Collegno" sulla base dei documenti giudiziari e ricostruendone la genesi e lo sviluppo - a rendere meno triviale e "giornalistico" il testo emergono a volte alcune considerazioni sulla memoria molto acute e parecchie citazioni letterarie (partendo ovviamente da Pirandello, passando per Borges e Proust). Si nota che forse Sciascia vorrebbe, da questo evento, costruire qualcosa di più, ma chiaramente il tempo a sua disposizione era poco e, forse, il materiale narrativo era ormai esaurito e consunto, data le molte opere teatrali (oltre a quella di Pirandello e le molteplici trasposizioni cinematografiche.
Però, c'è lo spazio per alcune perle come questa:
L'esperienza di una tempesta in mare non la dimentica e sa raccontarla anche un cretino; ma per una tempesta in una coppa di champagne ci vuole il genio di Proust
Profile Image for Francisco López.
83 reviews3 followers
January 16, 2026
Como otras obras de Sciascia, me dejó pensando en lo que pensamos que puede ser la verdad y cómo incluso la propia memoria puede resultar un ranto dudosa con poquito que la lleguemos a cuestionar. Además de ser una novela bastante entretenida, se convierte en un bellísimo y profundo ensayo sobre la memoria y el olvido.
Profile Image for Federica.
36 reviews
January 19, 2023
Esaustivamente realizzato l'escursus mediatico e giudiziale delle vicende dello Smemorato di Collegno, a tratti un tantino prosaico ma non di meno interessante
Profile Image for dv.
1,405 reviews60 followers
August 31, 2017
Se La scomparsa di Majorana (1975) funzionava benissimo come rilettura filosofica di un caso di cronaca, qui Sciascia affronta il compito in maniera più divertita (è lui stesso a dirlo nelle ultime righe del testo) e meno efficace. Ci sono i rimandi a Borges e Pirandello, ma l'incastro di stralci di documenti ufficiali e riflessioni a margine stavolta funziona meno, non andando davvero a fondo rispetto alle implicazioni del tema.
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