Jump to ratings and reviews
Rate this book

(Un)Fair Trade: Das Profitable Geschäft Mit Unserem Schlechten Gewissen

Rate this book
Réflexion sur les conséquences économiques et politiques de la mondialisation sur les conditions de vie et le devenir des producteurs de produits de consommation courante comme le cacao, le café, le coton, le riz et le poivre.

Paperback

First published June 2, 2005

Loading...
Loading...

About the author

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
0 (0%)
4 stars
2 (28%)
3 stars
3 (42%)
2 stars
1 (14%)
1 star
1 (14%)
Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Vvarcatox.
34 reviews
May 30, 2024
(Un)fairer Titel...

Hier kann ich den anderen Bewertungen zu 100% zustimmen. Titel und Klappentext versprechen eine spannende Analyse und Hinterfragung der Fair Trade-Bewegung und was sich hinter den Kulissen abspielen möge - und sind damit vollkommen irreführend.

Was man stattdessen bekommt, sind überlange Infodumps zur Geschichte der Kakao-, Kaffee-, Reis- und Baumwollindustrie (wo der Fokus dort auch eher auf den Organisationen liegt, die sich im Verlauf in die Haare bekommen haben). Ich habe das Buch an der Stelle mehrmals weggelegt und einen großen Teil lediglich überflogen, ohne wirklich etwas verpasst zu haben...

Im letzten, recht kurzen, Kapitel wird Fair Trade dann zum ersten Mal erwähnt und Bezug darauf genommen. Und auch nur in einem sehr kleinen Teil davon werden die Bedenken hinsichtlich der Initiative geschildert, welche plötzlich wesentlich motivierter (und leider recht einschlägig) formuliert werden als die unnötig langen Geschichtsauszüge der oben erwähnten Ressourcen.

Die Quintessenz des Buchs: Handel ist korrupt, jeder will ein möglichst großes Stück vom Kuchen und dabei ist oft jedes Mittel recht. Toll, für diese Offenbarung braucht man keine 220 Seiten...
Profile Image for Karenina.
135 reviews107 followers
Read
November 15, 2010
Scrivere parolacce non mi piace, pertanto mi limiterò a dire che questo libro mi ha irritato molto.

Non sono in possesso di dati attendibili per contestare le informazioni fornite che sono comunque interessanti. Vengono esaminati i mercati di: caffè, cacao, cotone, riso e pepe, la loro evoluzione nell’epoca moderna, dalle importazioni coloniali alle multinazionali con l’intervento privo di scrupoli di trader e intrallazzatori vari; presenza massiccia la corruzione dei funzionari e la complementare e colpevole inadeguatezza dei sistemi di controllo sovranazionali, insomma un panorama desolante. Fino a qui nulla di nuovo purtroppo, ma quello che mi ha irritato è l’impostazione dell’autore che a mio parere distribuisce le responsabilità del malfunzionamento in maniera iniqua, attribuendone il peso in parti uguali a tutti gli interessati, siano paesi in via di sviluppo o “intraprendenti” procacciatori di affari. Non vengono suggerite soluzioni, né svergognati gli organismi sovranazionali che dovrebbero disciplinare i commerci e di fatto si barcamenano sempre a danno dei più deboli. Sicuramente il mio approccio ideologico influisce sul giudizio e le mie considerazioni forse non sono del tutto obiettive, chiedo venia, però l’ultimo capitolo mi ha fatto imbestialire; titolo: Il miraggio dell’equo e solidale, e già temevo sfracelli, invece no, l’autore critica e deride l’impianto equo e solidale non per corruzioni o analoghe porcherie, ma per la sua marginalità e conseguente irrilevanza, colpe gravissime. Dire che i certificatori si sostituiscono come nuovi intermediari con le stesse storture, che se l’equo e solidale comincia a “tirare” diventerà solo un nuovo modo per arricchirsi ai danni dei poveri coltivatori, che i consumatori attenti sono una manica di illusi per di più allocchi che si fanno abbindolare dalle multinazionali, mi sembra francamente sintomo di cattiva fede.

Displaying 1 - 2 of 2 reviews