"Giorni cinesi" è il diario di un'eccezionale tre anni vissuti in Cina, dal 1980 al 1983, insieme con il marito Tiziano Terzani e con i figli Folko e Saskia. Tre anni vissuti appassionatamente, percorrendo in treno, corriera e bicicletta l'immenso paese, dalle città costiere ai villaggi più remoti, ascoltando centinaia di storie e incontrando uomini e donne dai destini più diversi, registrando gli esiti drammatici della Rivoluzione culturale e affrontando sia i più comuni problemi della vita quotidiana che i nodi più antichi di una civiltà millenaria.
Ho letto entrambi I libri della terzani, giorni cinesi e giorni giapponesi tuttavia nell'ordine cronologico diverso. Entrambi mi sono piaciuti molto. La terzani parla di questi due mondi con gli occhi di mamma e moglie. Mi è piaciuto in particolare il suo tentativo di instaurare rapporti veri con la gente del posto, soprattutto quando ha vissuto in Cina. La terzani parla molto bene della sua esperienza in Cina, nonostante la mancanza di liberta' dei cittadini, mentre ha odiato il giappone. A pelle avrei detto il contrario.. Forse questo sta nel fatto che il Cina ha conosciuto persone che lottavano per qualcosa di meglio, mentre in giappone si è trovata circondata da persone che non erano sincere o ragiovanano secondo schemi che le erano ancora piu' estranei. Sicuramente consiglierei la lettura di entrambi i libri.
Ci ho messo più di un anno per finire questo libro. Non perché non fosse interessante (molto lucide le sue analisi) ma perché, essendo un diario, alle volte è un resoconto un po' monotono. La parte finale scorre di più. Ho fatto fatica anche perché il diario di Angela Terzani è pervaso di pessimismo e racconta solitudine, rassegnazione, diffidenza. E' molto critica. Alcuni suoi racconti stimolano lo sdegno, ci si chiede come sia stato possibile. Ha nostalgia, Angela Terzani. Di una Cina antica (che non ha mai conosciuto) che, come tutti gli stranieri, si immagina grandiosa. E il suo cuore piange per la distruzione appena perpetuata dalle guardie rosse. Il diario copre il periodo dall'80 all'83, anni cruciali per la Cina che usciva dall'epoca di Mao e si imbarcava in quella delle riforme economiche di Deng. Ma le persone che popolano i racconti sono tutto fuorché fiduciose: li descrive come fantasmi impauriti che tremano al ricordo del passato e non hanno speranza per il futuro. Hanno paura che le riforme siano un nuovo tranello, che l'incubo ricominci. Angela vede caos, sporcizia, distruzione dell'antico. Soffre per l'annientamento della cultura cinese. Un quadro a tinte cupi. Mi chiedo se fosse stato davvero così (plausibile!) o se la visione dell'autrice e il suo stato d'animo abbiano fortemente influenzato la sua scelta di parole. Comunque molto interessante.
Non so cosa mi aspettassi, ma non è quello che mi aspettavo. È un diario senza capo né coda della vita familiare in Cina, scrittura non fluida. Mollo lì perché non mi entusiasma per niente riprenderlo in mano. Forse proverò più avanti
Dopo aver letto “Giorni giapponesi”, sono stato contento di aver letto un altro libro di Angela Terzani Staude, incentrato sulla sua esperienza nella Cina dei primi anni 1980. Non direi che sia un libro straordinario o che mi abbia colpito particolarmente, ma è stata una lettura interessante, che mi ha aiutato a comprendere meglio l’impatto di Deng Xiaoping sul paese e a capire come la Cina sia arrivata dov’è oggi.
Mi ha aiutato a capire la forma mentis dei cinesi, e la storia di quegli anni difficili. Commoventi e terribili le storie di vita dagli amici cinesi dell'autrice, soprattutto perché raccontate con tanta rassegnazione.