È un giallo ma anche una saga familiare, una spettegolata beffarda e affettuosa su una galleria di personaggi che si incontrano facilmente nei salotti e nelle cucine, nei casinò e negli alberghi di lusso. (M. Rusconi)
Gianni Farinetti (Bra, 1953) ha esordito con Marsilio nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa (premio Grinzane Cavour autore esordiente 1997, premio Premier Roman di Chambéry 1997). Con Marsilio ha pubblicato anche L’isola che brucia (1997, premio Selezione Bancarella 1998), Lampi nella nebbia (2000), Regina di cuori e La verità del serpente (2011), Rebus di mezza estate (2013), Prima di morire (2014), Il segreto tra di noi (2016, premio Via Po 2009) e Il ballo degli amanti perduti (2016, premio Racalmare Leonardo Sciascia 2016, premio La Provincia in Giallo 2017, premio NebbiaGialla 2017). I suoi libri sono tradotti nei maggiori paesi europei. Vive fra Torino e le Langhe.
Il delitto all'inizio del libro, il suicidio/omicidio di un'attempata signora bene piemontese in trasferta fissa a Nizza per giocare al casinò, è la scusa per raccontare la saga della facoltosa famiglia Guarienti. Il capofamiglia è l'ingegnere Cesare, sposato con Anna con cui ha i due figli Silvia e Sebastiano, ma che ha come amante Adriana, vedova di suo fratello Gioacchino, archeologo scomparso anni prima in uno dei suoi viaggi, di cui era innamorata Anna. Adriana ha avuto un figlio con Gioacchino, Edoardo, l'unico in grado di poter prendere, in futuro, le redini dell'azienda di famiglia, che permette grazie agli introiti di mantenere le varie case, ville e appartamenti di Bra, Torino, Cap Ferrat etc etc. Intorno a questo nucleo centrale ruotano personaggi minori come zii vari, cugini, domestici, amanti. Con questi presupposti intricati e con la scrittura coinvolgente di Farinetti, il lettore non può che restare avviluppato nel vortice della narrazione, rischiando davvero di passare la notte in bianco, come vi è scritto sulla controcopertina, fino a giungere all'inatteso finale. Bravo Farinetti, complimenti.
Era tanto che non leggevo un giallo di un autore italiano così ben costruito. Mi è piaciuto più di tutto lo stile di scrittura, con paragrafi collegati tra loro attraverso una parola o un tema, pur passando a scenari o personaggi diversi. La narrazione ha un ritmo serrato e la caratterizzazione dei personaggi e quella che piace a me, completa senza essere noiosa. Un giallo che si snoda tra la Francia e il Piemonte e che ha per protagonista una famiglia dell'alta borghesia con dinamiche ben rodate ma complesse. Un titolo che mi è piaciuto recuperare e che consiglio.
Dal punto di vista del linguaggio è certamente eccezionale. La capacità narrativa va al di la di quanto un normale lettore possa, a mio modestissimo parere, sopportare. Così non l'ho finito: non ci sono riuscito. Troppo dettagliato, inutilmente arzigogolato e con aspirazioni un po' troppo auliche. Risultato: troppo noioso per un giallo. Forse riclassificato come "romanzo" potrebbe godere maggiori fortune.
Più che un giallo, considerati i tempi della narrazione e le descrizioni minuziose, lo definirei un romanzo. Storia comunque ben costruita, anche se la “tensione” verso la soluzione parte dai 2/3 del libro. Linguaggio sicuramente ricercato, a volte un po’ troppo.
Io sono divenuta ostile a una serie come Downton Abbey per caratteristiche simile a quelle che ho trovato qui. Che vuol dire? Parlo di un certo spirito che non si può non notare dopo 200, 300, 400 pagine di personaggi ricchi e aristocratici che sono anche buoni, sensibili, eleganti e colti; con contorno di piccolo conflitto alla Mastro-don Gesualdo tra Lauriano e Guarienti, segretario goffo e rancoroso, paesani dialettofoni e folcloristici, vicini di casa arricchiti e dunque tragicamente volgari e inopportuni. C'è anche il genero che mal sopporta l'atmosfera blasé della famiglia in cui "ha sposato" (l'autore gli darà torto, rivelando con un brano conclusivo che il problema è lui, cronicamente insoddisfatto di tutto). L'assassino, la cui identità non giunge come una sorpresa (se lo dico io, che non capisco mai né mi industrio a capirla, l'identità del colpevole...), coniuga la vendetta della classe povera verso i padroni con una classica agnizione, che lo nobilita perché anche lui, in fondo, ha sangue nobile. Insomma, detto fuori dai denti, questo romanzo mi avrebbe dovuto irritare. Non è che l'avessi preso in mano aspettandomi altro; desideravo leggere certi luoghi, certe atmosfere, la riunione della famiglia danarosa: perché ciò che mal tollero non è l'argomento, ma la condiscendenza che talvolta lo accompagna col rischio di finire in classismo. Se poi il classismo è inglese, non ce la faccio proprio. ... E quindi perché alla fine questo libro mi è sostanzialmente piaciuto e leggerò anche i seguiti? Forse ero decisa ad apprezzarlo per un'idea fattami dell'autore alla mia prima lettura (quest'estate, Prima di morire) di simile argomento ma più lieve e forse più maturo; forse perché preferisco il Piemonte e la Costa Azzurra ai manieri inglesi; forse per il dialetto, l'ironia, la storia dell'arte, Zeno, chissà. Ho premesso la mia perplessità perché giunta a un certo punto del libro, già certa dell'assassino, già con un occhio al prosieguo della saga, aveva iniziato a disturbarmi: come mai questa storia mi è piaciuta quando questi elementi, a mio parere criticabili, sono qui in bella vista? Nazionalismo? Ipocrisia? Alla fine credo che il mondo di Farinetti sia semplicemente più interessante, la sua scrittura più divertente del temuto stereotipo. Il libro scorre bene, l'impegno richiesto nel memorizzare personaggi e relazioni fa parte del piacere di storie come queste. I suoi personaggi, nonostante tutto, rimangono simpatici. Ma probabilmente l'elemento decisivo è la presenza di certe tematiche più complesse (l'omosessualità del protagonista, il sesso e i suoi misteri, la bellezza e la cultura), che mi sono piaciute e mi hanno dato l'impressione di non stare leggendo una favola paternalistica.
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Il romanzo è piuttosto lungo, ma risulta sempre scorrevole. Questa è una storia di intrighi, di omicidi ma anche d'amore: amore che inizia, che finisce, che cambia forma, semplice o intricato a seconda dei casi. Sono volutamente criptica perché non voglio rischiare di fare spoiler a chi vorrà leggere questa storia. La trama è interessante, l'inizio della narrazione è un po' lento ma poi questa diventa densa di colpi di scena e non si smetterebbe mai di girare le pagine. I capitoli sono piuttosto lunghi, lo dico per chi come me deve iniziarne e finirne uno nella stessa sessione di lettura.Questo testo è una commistione di diversi generi e riesce a far ridere quanto a far rabbrividire... lo stile di scrittura è un po' datato, ma rimane assolutamente godibile. Un punto debole sono le descrizioni degli ambienti esterni.
Avevo letto questo libro parecchi anni fa e mi ero completamente dimenticata di averlo fatto e anche di come si concludeva.... l'autore è troppo lento e dispersivo, la lettura è veramente complicata, un'infinità di personaggi di cui capire parentele e rapporti è difficilissimo. Inoltre il titolo è del tutto fuorviante non è affatto un libro giallo o di mistero ma più che altro una specie di libro di narrativa che si rifà al genere beautiful con tanto di finale in positivo. Sconsigliatissimo.
Chi si aspetta un giallo tradizionale, potrebbe restare deluso. Chi vuole leggere un romanzo gradevole, apprezzerà lo stile coinvolgente di Farinetti. A tratti si dilunga un po' nei particolari, ma la lettura è gradevolissima
Un delitto fatto in casa 6.5 - giallo italiano sui generis. Si sorride, ci si ritrova, un po’ troppo buonismo, intrigo nkn degno di Agatha Christie ma si arriva bene alla fine. Originale
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Godibile e simpatico romanzo, dove il giallo si insinua lentamente nella vita dei personaggi fino a travolgerla completamente solo verso la fine del libro. Sebastiano, presente in quasi tutti il libri di Farinetti, è un personaggio per cui si prova subito simpatia ed empatia, questa volta proprio la sua famiglia è al centro del racconto e lui, come al solito, riuscirà a districare la matassa.
A me è piaciuto molto. Lo stile tagliente e sagace di Farinetti riesce a mettere enfasi nei momenti più salienti. Una storia corale incredibilmente sfaccettata e stuzzicante. Il modo in cui i personaggi e le loro storie, palesi e nascoste, vengono snocciolati attraverso gli eventi e i dialoghi rende il tutto molto familiare anche se quel mondo lì mi è totalmente estraneo. Nota dolente è forse che proprio quel mondo lo senti più interessante del delitto/mistero di per sé che alla fine si risolve in poche battute.
L'ho letto con enorme fatica. Troppi personaggi, molto faticoso riuscire a tenere a mente tutte le parentele. Il giallo è molto tenue, quasi bianco... è più una saga familiare che un intrigo da risolvere. Unica cosa che mi è veramente piaciuta è stata l'ambientazione e quel po' di dialetto piemontese che mi piace tantissimo... neh!
Piacevolissima questa rilettura del primo "giallo" di Gianni Farinetti. Giallo è un termine riduttivo per questo romanzo. C'è un mistero ed un crimine in questo come in molti altri scritti di Giani Farinetti ma sembra qyuasi accessorio alla narazione. Un libro ampiamente descrittivo di luoghi e personaggi. Un quadro preciso della provicia torinese, personagi in gran parte veri, con le loro piccole fisime e manie. Un libro scritto bene, che appassiona proprio per il piacere della lettura, a volte qualche flash da sceneggiatura che non guasta. Conosciamo in questo primo libro la famiglia Guarienti che accompagnerà anche successivi romanzi dell'autore.
È un libro scritto indubbiamente bene, però la storia non è centrata sulle morti che sono avvenute ma sulle vite dei personaggi, andando a descriverle troppo minuziosamente il che risulta un po’ pesante certe volte. Inoltre abbiamo solo un punto di tensione nel romanzo e non è, di certo, un libro che ti lascia col fiato sospeso.
Forte, avvincente e coinvolgente. Rapisce dalla prima all'ultima pagina. Dà una descrizione dell'omosessualità semplice, diretta e certamente autentica. Promosso a pieni voti.
Ho scoperto per caso Gianni Farinetti e già è diventato un amico. Un bel giallo, intrigante e ben costruito, conosco bene i luoghi descritti e questo rende i suoi libri ancora più avvincenti,
Se cercate un giallo serio alla Conan Doyle o alla Agatha Christie avete sbagliato libro; ciò non toglie che sia una lettura abbastanza piacevole e simpatica.