Francia, 1686. Sulle scale di rue de la Grosse Margot, nei quartieri popolari di Parigi, vengono rinvenuti i cadaveri di due guardie del re. La Reynie, il luogotenente della polizia, non ha dubbi su chi sia il colpevole: la sedicenne Julie d'Aubigny. Orecchio assoluto, ribattezzata l'Angelo della Morte, «forte come un uomo e bella come una donna», veste panni maschili ed è anche una spadaccina infallibile, perché il padre l'ha educata come un ragazzo. Cresciuta alla corte del potente Conte d'Armagnac, che ne fa prima il suo giullare e poi la sua amante, Julie si ribella agli obblighi di un matrimonio di convenienza e fugge nella notte, per vivere alla giornata con il complice Séranne. Braccata da La Reynie, perseguitata dal Conte e respinta dall'alta società - a cui pure appartiene per nascita -, Julie si imbarca in un avventuroso viaggio verso la libertà, durante il quale conoscerà i suoi due grandi amori: Madeleine, ragazza destinata al convento, e la musica lirica. Prendendo spunto dalla figura realmente esistita di Julie d'Aubigny, che a sua volta ha ispirato la saga di Lady Oscar, Ida Amlesù mette in scena un personaggio travolgente, spregiudicato e al tempo stesso fragile. Tra le pagine di questo esplosivo romanzo, racconta una vita che è un inno all'anticonformismo, alla diversità, al coraggio di trovare la propria voce e di vivere senza compromessi anche fra i dogmi l'ipocrisia di una società di soli uomini.
In una parola: noia. Mi spiace dirlo, ma è stata una lettura noiosissima. Poteva essere lungo la metà se l'autrice ci avesse risparmiato tutti i suoi esercizi di stile, le ripetizioni, le milioni di metafore inanellate una dietro l'altra. La trama sarebbe pure interessante, ma lei l'ha resa povera: si combatte, prigione; si combatte, fuga; si combatte, esilio. E di nuovo da capo, il tutto senza una vera verve. Gli intermezzi con le parti di corrispondenze tra personaggi marginali e appena citati sono totalmente inutili e allungano ulteriormente un brodo già infinito. Una storia che dovrebbe essere travolgente viene totalmente appiattita da una scrittura prolissa e piena di parti inutili; l'unico personaggio abbastanza approfondito è Julie, quando in realtà si potevano approfondire anche altri personaggi (penso a Gabriel, Garçon, D'Albert, unici che le stavano davvero dietro e che vengono relegati in un angolo come mere comparse). Una grande delusione.
Mi è stato chiesto da molti un parere a fine lettura, però c'è un problema: io ora ne sono gelosa. Sarà che la figura di Julie è piombata nella mia vita all'improvviso, sarà che condividiamo il nome, sarà che nella vita vorrei aver un briciolo del suo coraggio... ma io ora non so che dire, per paura che qualcuno me la rubi. Ho pianto tanto. E quando piango è perché amo. E io ho amato Julie.
Non conoscevo (o ricordavo) la figura storica di Julie d’Aubigny, ma sono contenta di aver recuperato questo romanzo biografico incentrato sulle sue disavventure. Anche se è meglio calcare sul “romanzo”. Ambientato in Francia alla fine del 1600, si rivela un interessante finestra su quello che accadeva a Corte, soprattutto per quanto riguarda i gossip, dove Julie ha il suo posticino speciale. E non solo, riesce a risaltare le condizioni precarie del popolo e la vita spregiudicata degli artisti. Tant’è che a un certo punto mi sono chiesta come mai la trama non vertesse di più sulla vita scandalosa e le tendenze della Audigny, ma poi mi sono resa conto del modo in cui venivano giudicati i cantanti e gli attori e tutto ha avuto un senso. Tuttavia, sebbene la storia mi sia piaciuta, ho storto il naso per alcune scelte narrative. Ho trovato la trama molto ripetitiva, per quanto ritmata. È un circolo vizioso di Julie che fa di testa sua, succedono casini, deve darsi alla macchia, s’innamora della tizia di turno, succedono altri casini, finale tragico con morti e si ricomincia. Più volte. Dopo la metà roteavo già gli occhi perché Julie come personaggio ha un grosso difetto: non pensa mai alle conseguenze delle proprie azioni. Anzi, non pensa proprio. Capisco che è stata cresciuta alla stregua di una scimmia ammaestrata capace di duellare e senza una figura materna, ma veramente… Vive d’istinti e d’impulsi e a lungo andare non è solo frustrante, ma anche irritante. E ciò mi ha impedito di sviluppare empatia per lei. E per molti dei personaggi, a dire il vero. Se consideriamo che la narrazione (troppo moderna per me) è basata sul suo pov, potete immaginare perché non abbia apprezzato di più questo libro. Tuttavia, ho adorato gli intermezzi con la corrispondenza degli altri pg; hanno dato un tocco in più alla storia, mostrando dei retroscena assai interessanti che riempivano i buchi di trama tra un atto e l’altro. Adatto agli amanti del romanzo storico e chi cerca una lettura femminista (?)
4.5⭐ Julie è stata una lettura travolgente, da più punti di vista. La narrazione è veloce, con un ritmo incalzante che non ti fa staccare dalle pagine, e si adatta perfettamente alla vita di Julie, frenetica e senza tregua, alla costante ricerca di sé stessa. I personaggi non sono solo realistici, ma anche umani nelle loro imperfezioni e difetti. Nonostante sia un romanzo storico, le tematiche affrontate sono profondamente attuali e trattate con delicatezza e profondità. Recensione completa✨
Questo libro poteva dare di più. La trama mi affascinava molto ma durante la lettura mi sono ritrovata spesso smarrita, come se l'autrice, cercando di seguire la biografia del personaggio, sembrasse indecisa su quale fosse il tema principale della storia. In ogni caso penso sia stato fatto un grosso lavoro romanzando una vita senza troppe fonti. Il libro rimane comunque scorrevole e interessante anche se non mi ha completamente soddisfatto.
"Due sono i luoghi che esistono nel mondo eppure sono separati dal mondo, dove l’influenza di amici, nemici e persino del Re non può arrivare. Si somigliano in molti aspetti. Entrambi hanno celle. Uno è il convento, l’altro la prigione. Nella mia vita, li conobbi entrambi."
Romanzo in prima persona “Julie” di Ida Amlesù, portato in libreria da Sonzogno nel novembre scorso. Costruito come una piece tetrale (con tanto di divisione in Atti e Intermezzi) che catapulta il lettore nella Francia tra fine Seicento e inizio Settecento e che vede protagonista una persona, una donna, un’esule, un cavaliere: Julie d’Aubigny, (sposata de Maupin), figlia di Gaston d’Aubigny, un maestro d’armi che addestrava i futuri paggi del Re, di famiglia decaduta, ma pur sempre nobile. Istruita dal padre come un maschio nelle arti della spada, e cresciuta come una dama dal Conte d’Armagnac, che ne fa il suo giullare e la sua amante.
Julie è una “donna dai due volti. La donna dai due nomi. Julie d’Aubigny, cavaliere. Julie de Maupin, cantante da osteria”. Julie è spesso in conflitto con se stessa, si cerca nei libri, persino nei bestiari, tra gli animali fantastici, e non si trova, lei donna allevata come un uomo, che ama le donne ma al contempo non disdegna gli uomini, sente di non esistere nel mondo.
"Sono stata creata per sbaglio. E ora sono inchiodata in questo corpo che non è più mio dell’abito che indosso. Che cosa sono, Madeleine, chi sono? Sono una donna, un uomo?"
Madeleine… la sua ossessione, il suo amore più grande, la ragione della sua vita, la causa della sua morte, il fantasma oltre il quale Julie rivive, fugge, si nasconde, trova il successo come cantante d’opera e di commedia, fino all’Academie Royale di Francia.
"Esistono sei strade per la donna che voglia un posto nel mondo, la prima è la ricchezza, che compra la libertà. La seconda, sposarsi. La terza è l’arte, la quarta diventare badessa. La quinta, vivere nei piaceri, sperando di non finire in rovina. La sesta la insegnò alla Francia una regina: con discrezione, uccidere."
Su Julie pende una condanna: ha duellato a Parigi (cosa assolutamente vietata) e ucciso tre uomini, tre guardie del Re. Fugge nel ribelle Sud che restava una terra libera, dove nemmeno il Re aveva spie, si innamora di Madeleine, la segue fin nel monastero dove il padre la fa rinchiudere, si macchia di altre colpe, vive da esiliata, in semi povertà e di espedienti, aspirando a calcare le scene del gran teatro parigino, incontra personaggi ambigui e tormentati più di lei, dal passato oscuro; brama, Julie, di tornare a Parigi da vittoriosa, da attrice e cantante famosa, perché cantare scioglie le tensioni, crea una sorta di armonia, un mondo irreale dove non esisteva altro che musica.
Lì è possibile dimenticare. Cantare le fa nascere dentro un ardore simile alla gioia che dura finché dura il suono. Ed è a un passo dal riuscirci, ma poi il passato torna a rivivere a intrecciarsi di nuovo col presente e Julie d’Aubigny riemerge dal fiume torbido, dal mostro dell’anima di madame Maupin. E tutto ricomincia. E il suo futuro torna a essere uguale al passato, il suo destino è un destino di fuga.
"Meglio sciacquare ogni cosa, passato e presente, e i ricordi, tutti, strapparseli di dosso come un serpente fa con la sua pelle vecchia."
Difficile ripercorrere nel breve spazio di una recensione una trama lunga e una esistenza complessa e rocambolesca come quella di Julie, la cui biografia, come dichiara l’autrice stessa nelle note a conclusione è un arcipelago d’isole su un mare oscuro. Più facile parlare della Francia di cui l’autrice coglie gli aspetti di quando era ancora libertina ma non ancora dissoluta, e ne narra la storia fino alle soglie del crepuscolo del Re Sole. E lo fa innestando numerosi riferimenti nel romanzo stesso cui dà sostanza con intermezzi costituiti da lettere e atti regi, spesso solo frammenti, che sono veri, e che ancor di più fanno vivere l’atmosfera dell’epoca, gli intrighi di corte, le malelingue, la consuetudine per ciascuno a dissimulare, sempre e comunque, ciò che si è.
La vita di un regno e di una corte come Versailles, del Re Sole, di suo fratello (costretto a vestire, da bambino, con abiti femminili affinché non oscuri la grandezza del fratello maggiore, futuro re), della Mauresse. Una corte di cui Julie non si cura, per la quale non ha alcun interesse ma della quale ambisce ad avere la grazie e l’appaluso dal palco reale alle sue doti, a quella sua estensione vocale versatilissima per raggiungere la quale ha studiato e sofferto.
Il romanzo è ricco di dettagli, dalle strade di Parigi agli abiti di scena, al trucco, ai particolari sul trucco agli usi e costumi della Francia dell’epoca, ma in sé non è del tutto convincente: spasmodicamente lungo al punto da diventare noioso in parecchi momenti, mettendo il lettore su un’altalena continuamente spinta tra ritmo e torpore, per entrambi i quali raggiunge vette altissime. Troppo spesso l’autrice affolla la scena di personaggi che, sebbene abbiano, probabilmente, orbitato intorno alla Maupin, finiscono con il soffocarla come personaggio del libro. E le licenze storiche sono diverse (ma di questo l’autrice stessa ne fa dichiarazione nella nota finale in cui palesa ciò che è vero da ciò che è inventato, distinguendo chi è personaggio vero e chi no).
Questo libro è stato così sfigato che si è dovuto sorbire la me nel bel mezzo di sessione+scrittura tesi+laurea (basically Julie non aveva abbastanza problemi in vita, mi ci dovevo aggiungere anch'io) Diciamo che però è stata una relazione tossica fifty fifty, perché mentre io ogni tot la abbandonavo per l'università, ogni volta che ritornavo lei mi dava mazzate su mazzate, quindi siamo pari, dai
Anyway, che dire di Julie A me questo libro è piaciuto - certo, aveva i suoi difetti, ma è stata davvero una bella compagnia Credo che l'aspetto che mi sia piaciuto di più del romanzo era proprio lo stile dell'autrice. La Amlesù ha un modo molto poetico di scrivere, pieno di metafore, immagini e descrizioni davvero romantiche che aiutano molto a creare l'atmosfera giusta per capire sempre meglio la protagonista e le sue tribolazioni interiori. In quanto a scrittura non posso proprio dire niente, questo libro si fa leggere con piacere. Quello che forse non mi ha convinta davvero del romanzo è stato probabilmente il pacing narrativo, o meglio, la poca linearità a volte incontrata durante la lettura. Nella nota a fine romanzo l'autrice specifica che nonostante tutto questa resta una storia di fantasia e, per quanto lei abbia preso ispirazione da vicende, documenti e figure storiche realmente avvenute ed esistite, resta un'opera fittizia - e forse è stato questo un po' il problema. Non penso che si sia sempre trovato il giusto equilibrio tra realtà e fantasia, e vi erano spesso momenti in cui tutto era "troppo" spiegato (non che mi sia dispiaciuto, a me piace "ficcare il naso" nel passato. anche se a volte si rischiava di far risultare il tutto troppo lento e trascinato troppo a lungo, quasi noioso) e altri momenti in cui invece si facevano salti temporali, che variavano da giorni a mesi o anni, e dei quali mi sarebbe piaciuto vedere, e/o vedere inventato, di più (non sempre tho, in alcuni momenti mi piaceva invece che quell'alone di mistero e quel buco nella Storia fosse stato mantenuto anche nel romanzo. Again, è secondo me più una questione di poco equilibrio, o comunque equilibrio "sballato" - tipo, i giorni in cui Julie si allenava potevano anche venire inventati e descritti più a lungo, mentre lasciare irrisolto e neanche provare ad immaginare cosa Julie abbia fatto in Italia per quell'annetto è una cosa che mi è piaciuta un sacco. Alla fine la sua era una vita stravagante, strana, passata cercando di nascondersi e non farsi trovare mentre allo stesso tempo saliva sul palcoscenico per esibirsi. Si poteva osare di più con la parte fittizia anche nel piccolo delle vicende, secondo me)
Penso che si sia sentito più di quanto si sia visto. Non è necessariamente un male, ma a volte questo poco equilibrio si sentiva troppo. Altre volte, invece, il tutto era sviluppato molto bene, soprattutto negli ultimi due atti del romanzo, che sono stati infatti la mia parte preferita. Si è vista una Julie un po' più matura, seppur ancora fedele a sé stessa e al suo essere uno spirito libero e le sue azioni e i suoi pensieri, secondo me, si sono conciliati in maniera molto più chiara e limpida in quest'ultima parte del romanzo. Paradossalmente, è stato proprio in questo momento della vita di Julie in cui lei era ferma in un unico luogo e non tentava la fuga, che si è sentito tutto più attivo e vivo - si respirava di più, nonostante i guai, chiaramente, non l'hanno mai abbandonata.
Ma comunque, in generale è stata una bella lettura, dai. è stato bello vedere e scoprire questo ventaglio di personaggi e di figure storiche che probabilmente non avrei mai sentito nominare, e vedere questi squarci della storia e della società francese più da vicino. Si vede che c'era grande interessa da parte dell'autrice, grande curiosità e grande studio dietro, e per me anche questo ha fatto la sua parte. C'era amore in questo libro (insieme a tanto dolore) e, nonostante le imperfezioni, è questo l'importante
"Julie" di Ida Amlesù è un romanzo storico, edito dalla casa editrice Sonzogno nel 2022.
Il romanzo è ambientato in Francia alla corte del Re Sole in un arco temporale che va dal 1686 al 1703. La vicenda prende avvio in modo parecchio scoppiettante nel bel mezzo di un combattimento tra la nobile Julie d'Aubigny e le guardie reali. Julie, addestrata al combattimento fin da bambina, è un'ottima spadaccina, temuta da chiunque a corte. Ma è proprio in quel luogo di splendori e benessere che si insedia il suo più acerrimo nemico, il conte d'Armagnac, uomo potente, incapace di pietà. Julie lascia Parigi e si nasconde nei bassifondi di alcune città francesi. In una locanda di Avignone incontra la giovane Madeleine, di cui si invaghisce. Trasformandosi da uomo a donna con un semplice cambio d'abito, Julie può entrare nelle case altrui non per forza dalla porta principale e Dar corso alle proprie passioni, ma indurre Madeleine alla ribellione non è semplice! "Comprendevo le conseguenze di una ribellione: le avevo provate sulla mia pelle. Per molto meno avevo perso la comodità della mia casa, le persone che amavo, gli agi di un'esistenza tranquilla. E lei non era a me; non sapeva cavalcare, non sapeva difendersi, non aveva mai preso in mano un'arma. Non avrebbe resistito facendo la mia vita". I problemi per Julie si moltiplicano, così come le avventure e le prove da superare. Sarà costretta a evasioni, a sfuggire ad altre cacce all'uomo e perfino ad affrontare una completa rinascita, sempre circondata da personaggi avidi, impietosi, cinici, vendicativi e traditori. Eppure non mancano anche quelli estrosi, né quelli altruisti e fedeli fra i numerosi personaggi della vicenda, senza i quali Julie avrebbe vissuto una vita ancora più infelice! "Si dice che la sofferenza fisica sia il miglior rimedio contro la pena dell'anima. Chi lo dice non sa di cosa parla. È il contrario, è lo strazio dell'anima che spegne il dolore del corpo".
Questo romanzo è un insieme di generi diversi. È senz'altro un romanzo storico, che si colloca in un tempo e in luogo ben precisi e in cui troviamo personaggi davvero esistiti, Julie d'Aubigny per prima. Ma è anche un libro d'avventura nel quale troviamo qualche omaggio al famoso autore francese Dumas padre. Ed è, poi, un romanzo rosa, in cui si sviluppano le storie d'amore di una donna ribelle e spregiudicata. "Julie" di Ida Amlesù mischia la vita di corte con la vita nei bassifondi poveri e criminali, per poi giungere al racconto della vita teatrale degli esecutori del melodramma, attori abituati alla finzione scenica e dediti al bel canto. La scrittura risulta scorrevole e il tema della bisessualità nel tardo Seicento è senz'altro interessante. Tuttavia, la trama è un po' troppo ricca, ma non sempre sono così chiare le ragioni all'origine di passioni così forti e, a lungo andare, la narrazione risulta prolissa e stancante per il lettore.
Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie. Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmelo scappare? Assolutamente no. La nostra storia è ambientata nel XVII secolo, e la nostra protagonista Julie d'Aubigny, mi ha ricordato da subito Lady Oscar o La Stella della Senna. In una società che non da alcuna libertà o valore al pensiero e alle scelte delle donne, Julie segue i suoi desideri andando anche contro a usi e costumi, trasformando totalmente sé stessa pur di essere chi desidera e avere la vita che ha sempre sognato.
" Un inno all’anticonformismo, al coraggio di trovare la propria voce e di vivere senza compromessi, in una società di soli uomini. "
Avevo ottime aspettative per questo romanzo e per fortuna non sono rimasta delusa per niente! Prendendo spunto dalla figura esistita di Julie d’Aubigny, virtuosa della spada e prima diva dell’opera francese, Ida Amlesù mette in scena un personaggio travolgente, spregiudicato e al tempo stesso fragile. Tra le pagine di questo magnetico romanzo, racconta una vita che è un inno all’anticonformismo, al coraggio di trovare la propria voce e di vivere senza compromessi, anche fra i dogmi e l’ipocrisia di una società di soli uomini. Consiglio il libro assolutamente a tutti gli amanti del genere, un ottimo regalo per questo periodo dell'anno.
un libro che mi ha appassionata tantissimo! sono innamorata della maggior parte dei personaggi di questa storia💔 un viaggio emozionante narrato in un modo avvincente e introspettivo che mi ha conquistata, ora voglio leggere tutto quello che scrive la Amlesù
Julie D’Aubigny fu un personaggio realmente esistito e Ida Amlesù sceglie un registro drammatico per raccontarne la storia, affidando proprio a lei il ruolo di voce narrante. La voce triste e sofferente di Julie ci accompagna passo dopo passo nel suo percorso di vita, costellato di azioni istintive, gesti eclatanti, sentimenti esclusivi, emozioni feroci e una disperata ricerca della felicità. Julie D’Aubigny, conosciuta dalla Storia come cantante d’opera e abile spadaccina, in questo romanzo diviene una figura assolutamente tragica. Inquieta, incapace di sottostare a qualunque regola, soprattutto quelle che vorrebbero sottometterla in quanto donna. I suoi amanti cercano un giocattolo, le donne che l’amano inseguono passioni e sentimenti fino all’ultimo respiro. Per Julie la vita è un continuo combattimento, e non solo per i duelli che la sua abilità con la spada la porta ad affrontare. Affamata di gioie e d’amore, percorre la propria strada con determinazione, rifiutando il buon senso, la paura, la sconfitta. Da ogni disfatta si rialza, ma perde un pezzo di anima. Sa uccidere, sa odiare, sa amare, sa resistere, ma quando la vita cerca costantemente di distruggerti resistere può non essere una vittoria. Una narrazione intensa, una profonda analisi psicologica, una padronanza assoluta del linguaggio danno a questo romanzo una rara potenza evocativa. L’autrice riesce a essere di volta in volta feroce, disperata, innamorata. Ogni amarezza viene messa a nudo, scarnificata, gettata in pasto alle belve che affollano la vita di Julie. Noi possiamo solo tremare e odiare assieme a lei, rassicurarci con qualche attimo d’amore e assistere impotenti al dramma di una donna che desiderava essere amata. Cinque stelline. Copia acquistata. FERNANDA ROMANI PER BABETTE BROWN BLOG
♠️"Il mio fu un funerale di una città intera. Alcuni si gettarono a terra, battendosi il petto e stracciandosi i vestiti, gridando. Ma io preferisco pensare che, mentre venivo portata in processione lungo le vie della città, dal corteo si sia levato un unico suono. Un lungo, interminabile applauso."
💭Personalmente l'inizio del libro ha fatto fatica a ingranare la marcia per un buon 100 pagine, ma credo anche sia stato dovuto al fatto che non ero nella giusta impostazione mentale per immergermi nello stile di scrittura. Ma ho continuato la lettura perché mi interessava conoscere questo personaggio singolare e sono stata ripagata con... beh molte lacrime ahaha questo libro mi ha fatto penare. In positivo s'intende.
♠️"Mio padre mi istruì alle arti della spada. Il Conte mi insegnò a essere un'impertinenza sublime, come spetta a un buon ratto di palazzo."
♠️"Julie d'Aubigny, cavaliere, forte come un uomo, bello come una donna"
Seguiamo Julie dalla sua fuga da palazzo fino alla sua morte, attraverso amori, perdite, fughe dalla morte e dagli uomini che la cacciano e un'ardua ascesa verso la gloria e la fama ♠️《Cosa vuoi essere Julie? Cosa desideri?》 《Essere la più grande cantante di Francia. Voglio che parlino di me, che sognino me, che la loro felicità dipenda da me. Parigi chiamerà il mio nome, osannerà il mio ritorno.》
Nella Francia degli ultimi anni del 1600, la giovanissima Julie si racconta, come protagonista poliedrica di questo peculiare romanzo storico. Prima protetta del Gran Scudiero del Re, spadaccina abilissima, poi fuggiasca perseguitata, intricata in un amore impossibile, poi novizia di convento fino a diventare cantante ed artista di Versailles. Un personaggio storico realmente esistito, qui romanzato degnamente dalla giovane Amlesu' (1990.. tanto di cappello!) con una scrittura ad effetto, tendente al linguaggio ricercato, che appassiona (soprattutto la prima parte). Forse avrei voluto una maggior caratterizzazione di alcuni personaggi, trattati con un velo di superficialità.
Moschettieri, atmosfere torbide e oscure, duelli, folli corse notturne, sotterfugi. Non può che fare centro, un romanzo così, anche se la protagonista talvolta è un po'... pesante!
Parigi e il suo fascino macabro ne escono vincenti, come la storia vera, ricostruita e romanzata di una donna senza tempo e regole.
A book poetic in a sinister way, true in an almost unreal way. Julie is a real person and not just because this is a historical novel and a biography. Julie lived as only few persons can, always being herself beyond all labels. I'm really wondering how is it possible that I did not know anything about her before.
Dopo aver terminato la lettura di “Io, Casanova” ho cercato un romanzo con cui compararlo. Il secondo termine di paragone pareva introvabile, poiché nessun autore da me noto, e ancora in vita, ha saputo reggere il confronto. Ergo, mi poteva essere offerto solo dalla stessa autrice del testo. Così mi sono ritrovato ad esplorare una figura complessa e passionale nel terzo lavoro della Amlesù: “Julie”. Entrambi i romanzi sono stati apprezzati per ragioni diverse, ed entrambi mi hanno costretto ad adottare diversi punti di vista. Come lettore ho preferito “Julie”. Tuttavia in veste di aspirante autore ho favorito “Io, Casanova”. L’ultimo romanzo pubblicato vanta una forma e una struttura che il titolo oggi analizzato non possiede, rendendo quest’ultimo molto più accessibile del suo degno erede. Eppure “Julie” riesce a difendersi egregiamente proponendo al lettore una schiera di personaggi umani e indimenticabili. La protagonista, con la quale è possibile instaurare un parallelo in antitesi con Anna, respira tra le pagine del romanzo. Julie è un’automa. Una donna educata a essere un’arma. Una donna devota alla violenza e consacrata all’istinto. Puro corpo se paragonata ad Anna, mente e furbizia. La vendetta di Anna richiede il logoramento dell’anima, quella di Julie il s4ngu3. Dunque è possibile relazionarsi con una certa facilità nel momento in cui comprendiamo i meccanismi della mente della protagonista. Un altro tema rintracciabile nei due personaggi è quello delle maschere. Anna si auto impone una dicotomia tra i suoi volti che in Julie non è possibile trovare. Ella non dimentica quella sezione della sua vita che cerca di nascondere al mondo. Insomma, Julie è il perfetto prototipo di eroe di memoria omerica - Achille vestito da donna? No. Era Julie. E cantava di mucche e spade. Ma questa cosa non ve l’hanno mai detta - . Gli altri personaggi, quali meriterebbero un degno approfondimento, seguono la stessa linea d’onda della protagonista. Ben caratterizzati, vividi e reali. In aggiunta: le vicende narrate sono ricche di pathos. Gli “antagonisti” provocano i moti dell’animo, le tragedie sono spade di Damocle - o Pericle, per uno dei personaggi - sempre puntate sulla testa del lettore. Con Julie si soffre, e si prova tanta, ma tanta rabbia. Ma è possibile rintracciare un punto d’incontro tra i due titoli? Ebbene sì. Entrambi sono caratterizzati da un taglio didascalico che arricchisce la lettura. I periodi storici sono spolpati sino all’osso, la cultura e l’arte traboccano dalle pagine, le vite dei protagonisti - figure realmente esistite - sono romanzate quel poco che basta per farle conoscere a un pubblico più ampio. Vi è tuttavia una cosa che mi rimprovero. Avrei dovuto anteporre la lettura di "Julie" a quella di "Io, Casanova", poiché quest’ultimo romanzo, essendo molto più complesso, mi ha permesso di comprendere lo stile e cogliere tutti quei messaggi che l’autrice dissemina nel testo. Avendo già svolto questo lavoro su un testo più articolato, quando mi sono approcciato a Julie mi sono ritrovato a decifrare o comunque riconoscere con facilità quegli indizi che, sotto alcuni aspetti, hanno reso la lettura un po’ prevedibile. Questo aspetto può essere definito una lama a doppio taglio, poiché l’autrice scrive sempre su più livelli: il primo livello è costituito dalla voce dei personaggi e da ciò che accade sui vari palcoscenici; il secondo, invece, si manifesta in riflessioni o frasi che vanno oltre ciò che si intende comunicare in superficie.
"È così ingiusta la felicità - il dolore, dopo, è più forte ancora…"
Non amo le soap opera o le serie tv basate sugli intrighi di palazzo, eppure eccomi qui, fresco di chiusura del libro, per dire quanto Julie mi abbia colpito, irretito e conquistato, per quanto lentamente abbia portato a termine la lettura - mea culpa! Per di più, come detto, l’ambientazione di nobiltà e aristocrazia francese ha su di me sempre meno fascino dei viaggi eroici fantasy e dei detective privati londinesi, lo ammetto, eppure Julie ha dentro qualcosa che ti seduce e ti fa innamorare, ti coinvolge nel suo esilio e nel suo tormento di eterna esclusa, scherzo della natura - “Mi sono cercata a lungo, disperatamente” - da applaudire mangiando noccioline e, a volte, tirargliene pure contro qualcuna di quelle dure, che non si aprono. Commuove persino, Julie, a patto di accettare un lungo racconto di intrighi e taffetà, una volta compresa la vita interiore di una persona che sembra trascinata dalla corrente per dover precipitare in un gorgo di dolore e violenza da cui non sembra poter mai scampare… corrente che lei stessa invece spesso doma, per poi venirne disarcionata e ancora rimontarle ostinatamente in groppa contro ogni speranza, rendendola disperatamente umana, nata sconfitta ma senza conoscere la resa perché solo nella sua volontà di scrivere la propria storia può risiedere la sua vittoria finale: contro ogni pronostico, essere vissuta come ha voluto, un passo alla volta.
E allora alla fine chiudo il libro con dispiacere, perché ho compreso di volerle bene troppo tardi, ma ormai la sua storia è già finita e non c’è altro da dire.
"Perché un ricordo vecchio di dieci anni può tenerci svegli la notte, perché il tempo è rapido e ladro in certe occasioni e mortale in altre, e per amare un istante si trascorre una vita a dimenticare."
"A volte vorrei che quello che scrivo, invece di finire bruciato, fosse letto da qualcuno. Come uno di quei romanzi di cui mi parlate tanto, quelli che leggono nella capitale. Saprei di non aver vissuto invano, almeno. Visto che vivo su quei fogli, nelle parole che scrivo, e non fuori, tra la gente."
Francia, 1686. Sulla scalinata di Rue Grosse-Margot vengono rinvenuti i cadaveri di due guardie e il luogotenente La Reynie non ha dubbi su chi sia il colpevole: la sedicenne Julie d'Aubigny, spadaccine crossdresser e celebre cantante lirica per l'Accademia Reale di Musica. Si apre così il romanzo di Ida Amlesù, storia delle rocambolesche avventure della donna più emancipata e anticonvenzionale alla corte del Re Sole, nonché figura di grande attualità. Figlia di maestro d'armi, apprende l'arte del duello e delle armi bianche, protetta del Conte d'Armagnac, viene istruita all'arte dell'intrattenimento. Giullare, amante e moglie di un deludente omuncolo di corte, Julie sfugge da una vita preconfezionata: ad una vita agiata e al lusso preferisce la fuga, la lotta e il travestitismo rivestendo più spesso i panni dell'uomo che della donna per non sottostare a nessuno, bere nelle taverne, duellare, dormire sotto le stesse e soprattutto amare liberamente, non per contratto, obbligo o dovere. Spietata, incattivita dal mondo, ma anche bisessuale, passionale, libertina, opportunista, Julie è un'antieroina che cerca di sopravvivere a modo suo senza soffocare le sue pulsioni e la sua sete di vendetta. Come una fenice, morirà e risorgerà più volte, cambiando pelle, abiti e nome.
Prendendo spunto dalle opere teatrali - il teatro svolge un ruolo fondamentale - il libro si divide in cinque atti e a spezzare i blocchi di narrazione troviamo degli intermezzi in forma epistolare che cambiano la prospettiva del lettore sulle vicende. L'approfondita ricerca di usi, costumi, abiti, opere, dei termini tecnici utilizzati in teatro arricchiscono la narrazione e rendono interessante e affidabile dal punto di vista storico. Ida Amlesù attinge magnificamente alla tradizione del romanzo d'avventura. Particolarmente spiccati i rimandi ad Alexandre Dumas padre con I tre moschettieri e Il conte di Montecristo. Consiglio il romanzo a chi ama i romanzi storici, a chi ama i racconti di Dumas o ai nostalgici di Lady Oscar perché come dice Ida Amlesù nella storia di donne con la spada troppo poche!
«Il mio ruolo era a metà fra la cortigiana e il giullare: fare sfoggio del vizio come se fosse una virtù», presenta se stessa Julie d'Aubigny, spadaccino, e Julie de Maupin, cuore di Parigi, a pagina 26 - che, pressappoco aprendo un tomo di ben cinquecento pagine ed oltre, comincia un entusiasmo destinato a non scomparire in corso di lettura.
Romanzo storico e sovente biografico, ispirato a "Julie d'Aubigny, virtuosa della spada e prima diva dell'opera francese", questo trasporta con grande, grandissima eleganza tra XVII e XVIII secolo, e racconta di ambienti piuttosto distanti tra essi stessi, ambienti che Julie, fuggitiva, conosce ed abita: dapprima scandalosa corte di Re Sole, di seguito locande, antichi manieri di nobili decaduti, conventi, teatri, immagini tutte straordinariamente nitide, suggestive.
Di interesse ancor maggiore, tuttavia, sono per me state due caratteristiche forse secondarie, eppure pregnanti ciascuna pagina, ciascun momento di auto-narrazione: anzitutto Ida Amlesù ha molto, molto abilmente dipinto una nuova eroina tragica, drammatica, e di dramma trasuda ogni parola da ella stessa pronunciata, colma di dolore - quasi, avendo tanto patito, fosse divenuta tutta una sostanza con quel dolore, vi colmasse un vuoto incolmabile altrimenti; da questa ipnotica atmosfera creatasi, ipnotizzata io, chi sa se per colmare a mia volta qualche cosa di perduto, sono stata teneramente mossa.
Ancora, protagonista ed un secondo personaggio, madame de Sancy o François de Choisy, rappresentano un equilibrio, percependosi ambedue queste figure come donna e uomo in armonia e presentando, pur in punta di piedi, una tematica oggigiorno discussa, contestata e affatto di rado fonte di discriminazione come, invece, assolutamente naturale ed anzi totalizzante, in un dato senso.
Secondo quanto di mio gusto, "Julie" potrebbe con agevolezza divenire, in futuro, un classico, che memoria e tempo custodiscano con cura ed impreziosiscano, dunque lode sia fatta a Ida Amlesù, penna eccezionalmente magistrale.
Nel 1972 Riyoko Ikeda pubblicó Le Rose di Versailles o Lady Oscar. Protagonista era una giovane donna, l'ultima delle figlie di un nobile generale che la crebbe come fosse un uomo e servì come comandante alla corte di Maria Antonietta d'Austria. Oscar François de Jarjayes é il nome fittizio di un personaggio inventato, ma basato su un personaggio realmente esistito: lei era era Julie d'Aubigny, meglio conosciuta come Mademoiselle Maupin, mezzosoprano, spadaccina, criticata per la sua spregiudicatezza sessuale e dalla vita avventurosa.
Ida Amlesù racconta la sua vita in questo romanzo storico, "Julie", che però non funziona, almeno per me, e risulta un'occasione sprecata per raccontare questa figura anticonvenzionale.
Tra fine Seicento e inizio Settecento vive Julie d'Aubigny, figlia di un maestro d'armi, amante del Conte d'Armagnac, abile spadaccina e cantante lirica in erba. La vicenda si apre sulla scalinata di Rue Grosse-Margot dove Julie ha appena ucciso due guardie e questo é solo l'inizio della sua fuga e delle sue avventure. Premessa interessante che nel suo svolgersi non mantiene le aspettative: la narrazione é ripetitiva, tediosa, prolissa, piena di metafore fini a loro stesse e piatta. É un mero esercizio di stile in cui si ripete lo stesso canovaccio senza fornire una crescita caratteriale o un approfondimento di qualche tipo: combattimento, prigione, nuovo combattimento, fuga, combattimento, esilio e si ripete tutto.
I personaggi non hanno approfondimento psicologico, molti sono marginali e nominati solo in intermezzi che servono solo ad aumentare il numero delle pagine. La tematica della bisessualità in quel periodo storico é anche interessante, ma sarebbe stato ancora più rilevante conoscere i pensieri di Julie ed entrare un po' più nel suo stato emotivo e psicologico.
In generale ho trovato che l'unione degli eventi storici, dei personaggi reali e delle parti romanzate non sia stata ben gestita e questo ha minato molto la trama.
Allora; mi sento di dover fare un discorso articolato su questo scritto. Premetto che la lettura è stata molto difficile, dato che il mio cane ha deciso di mangiarsene 150 pagine, per cui l’ho ri-comprato, e il mio cane ha deciso di mangiarne altre 30 (che fortunatamente avevo già letto). Da qui la lunghezza della mia lettura.
Si tratta dell’opera di una scrittrice emergente, che ha senza ombra di dubbio delle qualità che mi porteranno a leggere altro di suo. La sua scrittura, un po’ cupa, molto tagliente, profonda e “vera” mi ha davvero colpito, è uno stile sinceramente accattivante che mi ha portato avanti nella lettura, permettendomi fra l’altro di provare un sincero interesse nel continuare a conoscere la protagonista, nostra voce narrante, e personaggio a dir poco controverso. Alla fine dei conti, Julie non mi è proprio piaciuta, come persona intendo. Tuttavia, sono rimasta incollata alle pagine a leggere della sua potrei quasi definirla perversione, e malsana visione della vita. Dunque, questi sono due punti a grandissimo favore di quest’autrice: lo stile e la costruzione dei personaggi. Ciò che invece mi ha spento un po’ è stata la trama: inizialmente coinvolgente, accattivante, “forte”, dopo le prime due sezioni comincia a spegnersi, a diventare fumosa, poco d’impatto, e finisce per dare superficialità anche alle relazioni fra personaggi, per riprendersi solo in alcuni punti.
Devo dire che sono contenta di averlo letto e spero tanto che quest’autrice pubblichi altro e coltivi la sua scrittura perché la ritengo davvero meritevole di interesse. Sono pronta a leggere altri dei suoi personaggi che non dubito avranno la stessa, se non maggiore, forza prorompente di Julie!
Non mi piace mai essere troppo detrattiva nei confronti di opere che comunque evidenziano impegno e lavoro. Quindi partiro' dagli aspetti che considero positivi: sicuramente la tematica che esplora la bisessualita' nella Parigi/Francia del '600 e la storia basata su un personaggio storicamente esistito e poco esplorato dalla storiografia sucessiva (questa donna che viveva una vita anticonformista).
Per il resto per me c'e' davvero poco di salvabile. La trama e' molto dispersiva, rindondante, ripetitiva e poco appassionante. Ho aspettato con trepidazione il momento in cui la lettura mi avrebbe preso e purtroppo quel momento non e' mai arrivato. Arrivata al 70% del libro, a quel punto non vedevo l'ora di finirlo per liberarmene. Ci sono una valanga di personaggi ma nessuno veramente approfondito e mancanza totale di profondita' nei confronti di ognuno, persino della protagonista. Linguaggio semplice e veloce ma che a mio avviso piu' che una scelta, e' una mancanza di competenza dell'autrice.
Per riassumere la mia opinione: credo che l'autrice abbia voluto cimentarsi in un romanzo storico molto ambizioso senza aver ancora sviluppato le competenze e la tecnica necessaria per gestire una trama articolata, basata su fatti e personaggi storici e una tematica a cui poteva contribuire in maniera piu' approfondita. Forse, se il romanzo venisse qualificato come rivolto ad un pubblico giovane (un "young adult") forse allora sarebbe davvero un opera interessante. Cosi' rimane un tentativo di rivolgersi ad un pubblico adulto davvero poco convincente.