«Era la stessa cosa che le accadeva quando leggeva i libri nella sua tana. Una parola scritta trecento anni prima era stata scritta proprio per lei, era uno spillo che trapassava il tempo e le entrava nel cuore.» Come trovare la felicità? Che cosa vuol dire essere se stessi? Le risposte prova a trovarle la volpe Aliosha con il misterioso personaggio Ka e gli altri animali del bosco siberiano. Una metafora tenera e ironica sulla condizione umana e la nostra continua ricerca del senso delle cose e della vita.
"La volpe che amava le piccole cose" è il seguito de "La volpe che amava i libri", e rispetto a quest'ultimo mi ha deluso abbastanza, per questo ho deciso di dare solo due stelle invece delle tre date al primo libro.
Viene mantenuta una narrazione che sembra quasi fiabesca sia per l'ambientazione che per i personaggi, come scrissi per il primo libro. Sono inoltre ancora presenti riflessioni su temi anche seri trattati con metafore, spesso positività, e a volte con un pizzico (o più) di ilarità; ciò fa sì che il racconto risulti un mix tra una storia per bambini e un racconto introspettivo e riflessivo, ma al contempo ironico.
Tuttavia secondo me il problema di questo libro, che è il motivo per cui l'ho valutato solo due stelle, è che i temi trattati sono spesso troppo ampi, importanti, e profondi, per essere esauriti così in poche pagine come avviene quasi sempre nel libro; in questo modo quello che inizia come un riflettere profondamente sull'argomento, diviene un parlarne superficialmente, questo almeno a mio modo di vedere. Inoltre il finale è molto confuso secondo me, e vengono dette frasi abbastanza contradditorie fra loro e questo non si capisce se sia una svista dello scrittore o semplicemente un modo di riassumere ancora una volta un argomento complesso in poche frasi che poi cozzano tra loro.
Comunque nel complesso il libro è carino e scorrevole.
«Stare zitti, non muoversi, ascoltare. Fare le cose piano. Passeggiare in silenzio nella natura. La felicità non arriva quando c'è rumore, ne ha paura. Cammina zitto e tendi l'orecchio... un fruscio! Chi va là? Se hai il dubbio che sia lei, è proprio lei».
La volpe che amava le piccole cose è un romanzo d’amore o forse dovrei dire d’amure, un romanzo che parla dell’amore menzionandolo poco, sempre in punta di piedi, facendo molta attenzione alle parole, ed è così che bisogna approcciarsi a quest’opera: con delicatezza. Così come il romanzo precedente presentava gli animali come le molte manifestazioni di un’anima messa a nudo, quella dello scrittore, questa seconda storia entra nel profondo di un particolare aspetto dell’anima e ci presenta i molti modi di vivere l’amore. L'amore romantico per quell'unica creatura che rende piena la tua vita, certo, ma anche l’amore per la vita e l’amore per i libri, in diretto riferimento al romanzo precedente, e di come quest’ultimo possa trasformarsi in una fuga malsana e privarci, di contro, di tutto ciò per cui vale la pena leggere. Una storia molto meno russa della precedente, forse anche perché ambientata in una torrida e secca estate, ma in cui rimane il gioco del narratore che si finge traduttore e che spesso si schermisce, perché alcuni giochi di parole hanno senso in russo ma nel nostro italiano non sono traducibili. Una storia che, sul finale, si tinge di toni giapponesi nell’epilogo di quando Ka, l’animale cui tutti vogliono assegnare un’identità, finalmente scopre che… ma no, questo sarebbe uno spoiler. Da leggere e conservare nel cuore.
Questa volta vi parlo di un libro che vi farà emozionare e tornare bambini. La volpe che amava le piccole cose di Nicola Pesce, è il secondo libro che ci narra la storia della volpe Aliosha, il topolino Musoritz e il corvo Ptiza, seguito de La volpe che amava i libri.
La storia riprende proprio dove l'avevamo lasciata, Aliosha è in viaggio da solo per cercare la volpe amore della sua vita Nastija. Nel mentre incontra uno strano animale, il quale non sa che animale è e ogni giorno tenta di capirlo cercando di comportarsi come un animale che ha incontrato quel giorno. L'unica cosa che sa è una parte del suo nome: Ka. Aliosha volendo aiutare Ka a capire che animale sia, gli propone di partecipare con lui alla Riunione Annuale degli Animaletti della taiga russa. Sicuramente, con tutte le specie presenti riuscirà a trovare la sua. Una volta arrivati i due vengono poco dopo presi di mira. Tutti pensano che Ka voglia prendere in giro gli animaletti, il quale si vede costretto a scappare insieme ad Aliosha.
I due vengono poi ritrovati da un'aquila, un lupo e un orso, mandati dal grande capo El Grieco a riportarli indietro.
Chi è El Grieco? Perché tutti lo temono?
E che animale sarà Ka?
Ovviamente non vi dirò nulla perché dovete leggere questo libro e non voglio rovinarvi il piacere della scoperta🤣
Avendo già letto La Volpe che Amava i Libri, sapevo cosa aspettarmi a livello di stile di scrittura e narrazione.
Anche questa volta Nicola Pesce si dimostra un perfetto cantastorie di fiabe. Dalle sue parole traspaiono magia, amore, amicizia, scoperta di sé.
Il mio personaggio preferito resta Aliosha, nel quale mi ci rivedo molto. Però in questo libro mi sono molto affezionata a Volk, il lupo nero che sembra essere cattivo ma non lo è.
Due stelle e mezzo. Mah, che dire? Intanto sottolineo che il primo libro che leggo di questo autore, il quale, nelle interviste, mi sembra un uomo molto preparato, capace e anche discreto e intelligente. La storia, per come l’ho letta io, risulta strutturata in modo interessante (gli animali risultano parti dell’autore stesso che, quindi, di fatto, dialoga con se stesso in modo molto stimolante)- Tuttavia sono diverse le cose nella scrittura che non mi convincono: prima di tutto il lessico scelto è non solo colloquiale, ma banale. È vero che è una storia che ha come protagonisti gli animali, quindi ricalca il modello della fabula, però non riesco a trovare stimolante un libro che si compone di un lessico così basilare. Inoltre, il romanzo sembra in alcuni punti un “taglia e cuci”, ossia un “copia incolla” di frasi sentite e lette altrove: ci sono, per esempio, le stesse parole, solo un po’ rielaborate e messe in prosa, di alcune canzoni popolari napoletane, di alcune poesie di D’Annunzio, e di alcuni aforismi che si possono leggere anche nei social. Non so davvero… non mi ha convinta per tutti questi aspetti.
Un capolavoro. Ho amato tutto di questo libro, dalla prima all'ultima pagina. Ho riso, ho pianto come una bambina, ho pensato e ho assaporato ogni parola, ogni discorso. L'unica cosa che mi dispiace è aver letto prima questo che il primo, ma questo libro e questo autore si sono guadagnati un grande posto nel mio cuore. (Quel dannato topillo mi ha fatto piangere acqua che neanche sapevo di avere)
Il libro "La volpe che amava le piccole cose" è stato il mio primo libro del 2023.Ho adorato questo libro,perché era già da un po' che cercavo una tipologia di libro che rispettasse diversi canoni:non troppo amore,tematiche sociali, divertimento trai personaggi e qualcosa che ti prendesse dalla prima all'ultima pagina e questo libro le ha superate tutte. Se vi dovessi consigliare il libro,questo ve lo consiglio.Ho adorato molto il personaggio di Musoritz e le sue battute e ovviamente la sua storia. Spero di leggere altri libri di Nicola in futuro perché inoltre il modo di scrivere lo trovo molto sofisticato. P.S.: vorrei dire altre mille cose su questo libro ma verrebbe una recensione troppo dettagliata e piena di spoiler.
Il primo libro “la volpe che amava leggere i libri” l’ho amato profondamente. Questo sequel è ricco di citazioni e riflessioni sulla vita che ho apprezzato enormemente anche se ritengo che a differenza del primo, questo è più specifico per gli adulti perché ci sono riferimenti per esempio alla gioia del caffè, all’essere depressi ecc…cose che un bambino non può comprendere a pieno. La scoperta di “ka” mi ha un po’ deluso, il personaggio non mi é stato molto chiaro, per il resto il libro è scorrevole e si legge velocemente
Un racconto di semplicità e di verità disarmanti! La parola è data agli animaletti, che ci ricordano l'importanza delle piccole cose.. nella vita al nostro fianco, come nelle pagine di un buon libro! 💛
Casualmente mi sono ritrovata questo libricino tra le mani, pur non avendo letto il precedente "La volpe che amava i libri" ho seguito e sentito appieno il racconto.. e non avrei potuto incontrare questo libro in un momento più azzeccato!
Una favola (si può definire favola?) dolcissima. Animaletti che prendono il posto di quello che può esserci nel cuore di uno scrittore, e di chi legge. La ricerca della felicità è qualcosa di così lungo che alla fine ci si dimentica pure cosa si stava cercando. Così come se stessi. E libricini così te lo ricordano, o almeno ti danno un’idea. Sono anche molto felice di aver “conosciuto” l’autore, Nicola Pesce.
“C’è chi dice che non si può tornare indietro e cambiare il passato. Ma tutto il mondo esiste che nella nostra testa, e quando cambiamo la nostra testa cambia tutto il mondo. Ciò che era finito può non essere finito mai, ciò che era eterno può durare un secondo, quello che ti fece piangere può farti ridere. Puoi scoprire che chi ti ha ferito era il tuo più grande amico, e ciò che credevi fosse la tua sfortuna è stata la tua salvezza.”