"Non provo. Se Pietro mi lasciasse, non mi ucciderei ma passerei per una trafila di dolori che non so tollerare. Non tollero poi la lotta contro il dolore, peggiore del dolore".
Questa è Elena Miuti che, per paura del rifiuto, rifiuta lei per prima e per paura dell'abbandono, abbandona (ripetutamente e con stile) i numerosi amanti di cui si circonda per evitare di iniziare l'unica storia (quella con Pietro) che davvero le interessa. Non pensando mai, neppure per un attimo, di ritornare dal marito e dal figlio, sballottato, quest'ultimo, nei collegi per ricchi di mezza Europa.
Un inetto donna, finalmente. E raccontata con respingente, spigolosa ironia: che non venga mai in mente al lettore di provare simpatia per lei!
Una psicosociologa (impegnata nella stesura di un saggio impossibile sulla coerenza) la cui bellezza, più volte sottolineata, si esaurisce nelle lunghissime gambe, unico gigantesco dettaglio, ripetuto gigionescamente e che ne costituisce l'intero ritratto.
Depressa, alcolizzata, disperata. Dottore e paziente al contempo, frigida e cerebrale come l'esatto rovescio della sensuale e torbida Elena Muti dannunziana, dove ci porta?
Direttamente sul lettino dello psicanalista, in una clinica psichiatrica di lusso, a Zurigo. Insieme a lei sul lettino c'è un intero ambiente sociale. La Milano delle feste altoborghesi, delle vacanze di lusso, mondana e alcolica, marxista ma sfacciatamente ricca, disinvolta e superficiale nelle relazioni e perciò profondamente disperata. Gli anni Settanta si sentono tutti nella prosa e nella, benché rapida, descrizione di luoghi e situazioni, eppure il romanzo compie il miracolo di tenere il lettore fermo sulle sue pagine, seppure con dispetto, con disappunto.
Gli incontri amorosi di Elena con i suoi amanti raccattati in giro sono terribili: l'erotismo è spento sistematicamente da un linguaggio clinico e tanto ironico da sfiorare il grottesco.
Molto più calore c'è invece nel rapporto con i malati psichiatrici della clinica di K. Tra schizofrenici, nevrotici, disperati, Elena ritrova una capacità di apertura all'altro, di comprensione e una autenticità impossibile fuori, tra i sani.
Lo consiglio a quei lettori che, come me, hanno bisogno di recuperare un rapporto più critico e meno emotivo con i libri e la lettura