Set among the glittering clubs and grimy side streets of 1920s Berlin (with detours to Italy and Paris), these charming, witty, and erotic tales capture the trials and triumphs of early twentieth-century gay life without apology or shame. Granand, the pen name for theater director and author Erich Ritter von Busse, lost his battle against bigoted censors but won a shining place in literary history with this pathbreaking volume. Instead of hewing to the villain/victim dichotomy that haunts the representation of LGBTQIA+ life to this day, these stories reveal the complexities of the human heart with verve and compassion.
Granand (1885–1939), the pen name for theater director and author Erich Ritter von Busse, who directed the German-language premiere of James Joyce’s play Exiles in Munich in 1919, lost his battle against bigoted censors but won a shining place in literary history with this pathbreaking volume. Forced into exile in the 1930s, Granand died in Brazil never having seen the publication of his small masterpiece.
Michael Gillespie is a translator and scholar who holds a Ph.D. in comparative literature from Indiana University and teaches global arts and cultures at New York University. His translations include work by the German-Jewish poet Else Lasker-Schüler that was set to music by André Previn.
Manfred Herzer is the author of Magnus Hirschfeld und seine Zeit [Magnus Hirschfeld and his Times; Berlin & Boston, 2017], in addition to being a founding member of Schwules Museum [Queer Museum] in Berlin, Germany, and editor, from 1987 to 2019, of the German-language journal Capri—Journal for Gay History.
“Banned, suppressed, and long-forgotten, these stories deserve a place on any queer history reading list.” —Hugh Ryan, author of When Brooklyn Was Queer
"This panorama, filled with vivid details, of Weimar Republic’s gay subculture is an amazing act of recovery. But the real revelation here is Granand’s prose: poetic and precise, quirky and beautiful it captures perfectly jazz age tensions, excitement and sexuality as much as Scott Fitzgerald or Dorothy Parker." —Michael Bronski, author of A Queer History of the United States
Published and promptly banned in 1920, this slender, extraordinary collection of stories is printed here for the first time in English. It offers five beautifully constructed stories of romance between men; five knowing glimpses of gay life in the early 20th century. From The Nemesis’s vivid evocation of Berlin’s gay nightlife, to Cadet’s bittersweet story of “tricks” at a military academy, to Nocturne’s playful encounter between a thief and a prostitute, each of these stories captures far more than seems possible in so few (and often indifferently chosen) words. Chekhov this is not, but these stories contain worlds, nonetheless.
If Granand’s prose is unremarkable and at times awkward, he was not without literary talent. The stories are beautiful constructed and characterized, and it is tragic to think what the author could have accomplished had he devoted himself more fully to fiction. Michael Gillespie’s translation is lovingly done.
Gillespie’s wonderfully personal introduction is excellent; the more academic afterward oddly perfect. Collecting what little is known of Erwin von Busse / Granand’s life, from his birth in Magdeburg to a Prussian officer to his death in exile in São Paulo in 1939, it suggests a richly autobiographical element to the stories already read, while adding one final, bittersweet slice of early-20th-century gay life to the five Granand wrote.
It is a shame that Rudolf Pütz and Ludwig Kainer’s lovely and evocative drawings, done in 1920 for the private and public first editions respectively, are not included here, as they are in the German reprint from 1993. However, given the difficulty Gillespie had finding a publisher (he finished the translation in the 90s!), it is a small miracle that we have these stories in English at all.
Anyone interested in the history of queer literature should add this to their collection.
'Weimar. Il giardino dei piaceri' è un'opera di Granand, pseudonimo di Erwin von Busse, pittore, scrittore e regista teatrale tedesco nato nel 1885. La traduzione in italiano è a cura di Silvia Amalia Di Cocco. Quest'opera fu pubblicata la prima volta nel 1919/1920 e poi nel 1920/1921, ma entrambe le versioni furono soppresse dai tribunali di Berlino e Lipsia.
Il libro raccoglie cinque racconti, ciascuno caratterizzato da protagonisti e ambientazioni diverse, che spaziano da violinisti a cadetti e che ci conducono attraverso le città di Berlino, Milano e Parigi. Ogni racconto di Granand sembra un'opera teatrale: viene presentato il luogo in cui inizia la scena, come sono fisicamente i personaggi, e spesso anche qualcosa sulla loro vita. Inquadriamo perfettamente cosa stiamo leggendo. Le frasi, pur essendo brevi e dirette, riescono a trasmettere in modo incisivo i sentimenti dei protagonisti, che attraversano momenti di gioia, di delusione e di riflessione interiore.
Ogni breve racconto parla di un incontro speciale: ci sono due uomini che si ritrovano sullo stesso treno e decidono di trascorrere del tempo insieme; oppure due uomini che si incontrano al parco e poi tra varie incomprensioni decidono di vedersi ancora. Non tutte le storie si concludono con un lieto fine, ma ogni incontro segna in modo profondo i protagonisti, poiché mette in luce personalità diverse che portano l'altro a vedere il mondo sotto una nuova prospettiva. Un uomo amante dell'arte, per esempio, rivela all'altro la bellezza di una serata a teatro e gli ricorda che il denaro non è l'unico scopo della vita. Oppure, la leggerezza della giovinezza si scontra con una vita più matura, in un incontro fatto di dialoghi e di perdono.
Mi è piaciuto scoprire questi personaggi, osservare come il caso possa unire due persone, seppur per un breve momento, dando vita a esperienze che sfociano in profonde riflessioni. Anche gli incontri più fugaci offrono occasioni di crescita personale. In queste pagine non c'è nulla di volgare, anzi sono tutte storie molto delicate che ci invitano a riflettere sul significato che un incontro può avere nella vita di una persona.
Piccolo gioiellino dimenticato (e censurato) della letteratura tedesca. La potenza di questa raccolta di racconti sta nel trattare gli amori omosessuali senza giustificazioni di sorta, gli uomini vivono serenamente la loro sessualità e i loro amori, con la naturalezza tipica degli amori etero. Anche il sesso non è demonizzato, liberato dall' influenza di una morale priva di senso. Lo stile è teatrale, quasi come se fosse la bozza di un copione scritto in prosa, e forse è questo l'aspetto che convince di meno in quest'opera necessaria. È ridicolo ripensare a qualcosa solo perché ha il fascino dell'incompiuto. Quanto è stupido prendere sul serio qualcosa che in fondo è solo un'avventura, una piccola avventura che può succedere solo nella periferia parigina!
Mi dispiace moltissimo dare un voto basso a un libro queer del passato, visto che adoro leggerli, ma questo stava dando…. Assolutamente NIENTE?😭😭
Rip Granand, avresti amato la fama del Berghain di Berlino come locale techno cool dei twinks di ora😬🤙
Comunque okay, l’ho acquistato a 1.99€ con gli sconti degli eBook sul sito di Storie Effimere e supportare progetti così di case editrici piccoline è uno dei miei buoni propositi, soprattutto visti i prezzi bassi (spesso anche quando sono interi). Per fortuna data l’opinione finale—
Ci sono un paio di belle frasi sul giardino inteso come grande comunità di persone che si amano liberamente, su colori e vissuti che si mescolano a partire da singole coppie di uomini di cui l’autore, sotto pseudonimo, parla in questi racconti. Pubblicati in una 1ª edizione nel 1919-1920 e in una 2ª poco dopo, entrambi censurati dal governo tedesco di quegli anni nonostante avesse detto, per citare la prefazione, che non c’era niente di esplicito o scandaloso. Il che è vero, nel senso, lo era per la Germania di quegli anni ma per essere intitolato “giardino dei piaceri” non c’è mezza descrizione di atti sessuali; fa ben capire, purtroppo, quanto fosse delicato quel periodo (e ricorda le sottili differenze tra paesi europei, dove in altri c’erano almeno maggiori possibilità secondo il passaparola della comunità).
Ma al contempo, proprio per il titolo e la sinossi mi aspettavo molto di più, dove sono i fantomatici racconti erotici specchio della comunità queer? E soprattutto, giardino DE CHE visto che solo uno è ambientato in un locale? Dovrebbe essere una testimonianza dei locali queer nascosti di quel periodo, la sinossi e la prefazione parlano della subcultura del periodo della repubblica di Weimar in cui segretamente si provava a trovare la libertà così, in posti con feste, musica, uomini che si travestivano da donne condividendo lo stesso spazio segreto. C’è un solo racconto così, il terzo, molto confuso, e gli altri sono a caso: il primo è su… un ladro che entra in casa di un tizio?? Dovrebbe essere metaforico degli incontri nascosti forse, ma si insiste su questo che gli ruba i gioielli e il portafoglio e l’altro che parla come se non fosse in pericolo💀; il secondo è su un incontro in treno tra due uomini diretti a Milano, di cui ho apprezzato il fatto che parlassero un po’ a metà perché uno era americano e l’altro tedesco che parlava male inglese, e quindi comunicavano attraverso gli sguardi e le visite ai musei e le passeggiate nella sosta del treno. Finisce poi con la loro unione per solo una notte e l’annuncio, anni dopo, che l’americano si è sposato con una donna. Molto triste e molto reale Oltre al sopracitato, il 4º parla di due uomini in una caserma che quasi vengono beccati, ma a caso si perdono paragrafi sul superiore che li aveva scoperti che, poi si sente male e in futuro muore e boh?? Quindi?? Cosa c’entra?💀 Il 5º e ultimo non saprei descriverlo, era comunque un altro incontro casuale ma mi sembrava quasi irrisolto.
Non vedo un filo comune di “incompletezza” come se cose un tema fatto per bene, sono solo così brevi e fatti di cose minime che però non hanno altro scopo se non, immagino, l’esposizione dell’omosessualità dell’autore. CHE OKAY EH, sono testimonianze che vanno pubblicate e anzi, apprezzo che sia edito da una casa editrice indipendente, sono spesso queste a portare questi contenuti. Nella prefazione ci sono addirittura note bibliografiche sugli aspetti LGBTQ+ nella Germania del ‘900, che se sono stati usati persino per poche righe allora pensavo… e invece, rispetto all’informazione dei vari viaggi dell’autore, il breve focus sulla queerness inaspettata, ad oggi, della Germania sotto quello specifico regime, e dei locali che sono da sempre un luogo importante e passpartout in molti paesi, non c’è proprio nulla. Potrebbero essere racconti accomunati da un titolo qualunque di un posto qualunque visto che non si esplora la Berlino di quegli anni.
Di base io non vado d’accordo con le raccolte di racconti, è difficilissimo scrivere in modo impattante in questa forma breve che spesso scivola addosso senza lasciare niente. Però qui proprio non c’era contenuto oltre alla prevedibilità del tema🧍di coppiette in difficoltà così, come ti aspetti, con belle citazioni che vanno bene anche estrapolate dalle pochissime righe di testo🫥
4,5.⭐️ Breve raccolta di racconti che narrano delle vicende della comunità omosessuale durante la guerra. È stata una bella lettura, i capitoli scorrevoli e delicati. La penna di questo scrittore ti avvolge e non ti fa staccare più dalle sue pagine. Ha un difetto, finisce troppo presto..
Cinque storie che raccontano la vita, i sogni, gli amori di alcuni giovani ragazzi che vivono liberamente (e audacemente) la propria sessualità negli anni della Repubblica di Weimar, tra i club più in voga della città e le caserme militari appena fuori Berlino, fino alla carrozza di un treno che attraversa l’Italia.
Cinque storie che testimoniano il coraggio di Erwin von Busse-Granand, nel tentativo di sovvertire la rappresentazione più diffusa dell’amore tra donna e uomo, in un'epoca conosciuta per la sua vivace vita culturale, ma sicuramente non per la sua accettazione dell’omosessualità.
“La rivelazione”, il racconto che conclude la raccolta di Granand, è quello che più preferisco, forse per il tono dolceamaro della narrazione o per il carattere del protagonista nel quale io stessa mi ritrovo. Reinhard è un uomo che si pente delle proprie decisioni esattamente tre secondi dopo averle prese. E soprattutto poi ci ripensa per giorni e giorni. Io totale.
A (very short) short story collection that offers a rare glimpse into gay desire first in Weimar Berlin before expanding into 1920s Europe. It is commendable that Michael Gillespie has translated these stories and enabled their circulation in English. They are fascinating from a historical standpoint, but Granand's writing is nevertheless quite saccharine and shallow. Playful but without depth.
“Questo giardinetto non è un parco curato ad arte e stilizzato. Ha sentieri contorti, tortuosi e spesso fittamente invasi dalla vegetazione, ha fiori dai colori vivaci o dai profumi selvatici e inebrianti, ha viticci spinosi e parecchie erbacce. Ma su di esso splende anche il grande, caldo sole, passa la malinconica luna e brillano le innocenti stelle. Questo giardinetto è uno spaccato di vita...”
I kept waiting for something horrible to happen and while it certainly wasn't a book full of happy endings, it certainly lent itself to a narrative in which this is not such a shocking outcome, happiness and love. Much less grim than Giovanni's Room, more akin to Beepo Brinker Chronicles in that their stories continue and don't end with death.
These wonderful short stories, depict gay Berlin in the 1920's. What amazes me is how similar gay at that time is to gay life today. There are difference as well of course, but a charming poignant selection by Granand.
Di base io odio gli uomini, voglio odiarli, e farmeli romanticizzare non è bello da parte tua. Se poi la scrittura è pure così deboluccia, cosa vuoi di più? È solo un tenero ricordo, un po' amatoriale, di un triste balletto sull'orlo del baratro 175.
Questa raccolta di racconti ha un difetto: sono troppo pochi. Per il resto, m’è piaciuta ma mi ha lasciato la voglia. Protagonista è la vita di uomini omosessuali nella Berlino degli anni venti. Non c’è vergogna, non c’è giudizio, c’è il racconto di come possano nascere amori o semplici relazioni, abbastanza al di là dell’orientamento sessuale. Anche nei suoi bassi fondi, la Berlino raccontata è un fermento continuo, che viene ritratta n maniera quasi teatrale: probabilmente letti ad alta voce da qualcuno di parecchio bravo sarebbero tutti e cinque delle piccole perle. Una lettura di gioioso ottimismo che purtroppo si scontra con i continui passi indietro che vediamo ogni giorno.