Luci e ombre
Se commentassi ogni punto toccato dal libro, verrebbe fuori un altro libro, quindi evito.
Questo per dire che è comunque un libro denso, molto ragionato, persino stimolante, anche quando è discutibile nel metodo e nel merito.
Nonostante si richiami, anche con una certa simpatia, al femminismo radicale, verso il quale io invece di simpatie non ne ho molte, riesce comunque a mantenere un certo equilibrio. Nonostante l'argomento, poi, è un libro pacato e non rabbioso. Infine, parte delle conclusioni potrei anche condividerle. Insomma, pensavo peggio.
Ma ci sono dei ma. L'autrice adotta una definizione piuttosto ampia di "violenza sessuale" o, meglio, di rapporti sessuali sbagliati. Uso quest'ultima espressione perché quando la definizione si fa particolarmente ampia, e questa è la tendenza attuale, non penso valga più il termine di violenza, fermo restando che si sta comunque parlando di atti condannabili, se non penalmente, sicuramente in senso morale.
Poi, ed è questa la cosa importante e che non posso che condividere, l'autrice spiega per diverse pagine come proprio lo strumento penale sia un'arma spuntata (cioè troppe volte inefficace) e pure problematica (cioè crea più problemi di quelli che vorrebbe risolvere) per affrontare la questione, che esige altre soluzioni (quali? forse sono ancora da immaginare, ma l'autrice caldeggia potenziamento e diffusione dell'educazione sessuale). Ma a questo punto non capisco come faccia al contempo a perorare che le leggi adottino il cosiddetto "consenso affermativo", rendendo praticamente illegali e quindi denunciabili e (in teoria) punibili tutti quegli atti sessuali in cui non è stato richiesto il consenso esplicito ad ogni fase del rapporto, cosa che va incontro a tutti i problemi in sede di giudizio e non solo ammessi dalla stessa autrice.
Nutro anche delle perplessità verso il futuro che auspica, fatto di rapporti sessuali paritarî, compartecipativi, goduti da tutti gli interessati, ecc ecc. Tutto molto bello e sicuramente auspicabile, ci mancherebbe, ma le utopie, si sa, quelle coi fiori arcobaleno e le nuvole rosa, spesso scarseggiano di realismo, e resta sempre il problema di cosa fare mentre si aspetta che si inverino. Ma, all'apposto, mi chiedo se il presente con cui l'autrice fa contrastare questo utopico futuro, sia davvero così nero come sembra supporre, fatto di oppressione e prevaricazione ovunque. Che di zone oscure il presente ne abbia molte e vaste, quando si parla di rapporti tra i sessi, è vero, ma è anche vero che siamo nel 2025 e non più nell'800.