C'era una volta la vita privata: era il luogo in cui ti provavi vestiti e ti accoppiavi, ti lamentavi del capufficio e violavi gli arresti domiciliari, cucinavi e sanguinavi. Poi sono arrivati i telefoni con incorporato un obiettivo fotografico. «Il bello di questo secolo è che, quando pensi che il senso del pudore sia azzerato, esso ti sorprende scendendo sotto lo zero». L'esibizionismo è diventato non solo normalità, ma diritto; non solo diritto tuo a esporti, ma dovere degli altri di trovarti interessante. La nostra «presa della Bastiglia è la presa della visibilità da parte dei mediocri. L'unico eccezionalismo che tolleriamo è l'eccezionalismo di massa». Nella sua nuova indagine sulle follie contemporanee, Guia Soncini individua alcuni punti chiave di questa religione ombelicale, a cominciare dal momento in cui Chiara Ferragni ha inventato l'economia del sé e risalendo fino a Monica Lewinsky, il cui principale errore fu essere in anticipo su un tempo in cui pretendere attenzione è diritto, dovere, norma e pratica comune. Tra le ingenuità della militanza su internet e l'esibizionismo bipartisan che annulla ogni differenza anche in politica, da Calenda a Salvini, un viaggio nella livella social che rende uguali il calciatore e l'intellettuale, la influencer e la deputata, dove «la merce siamo noi, nessuno si senta escluso». Cercando una risposta alle domande che ci assillano quando siamo merce e vetrina, venditori e prodotti, illusionisti e oltranzisti della trasparenza. Certo che potremmo sottrarci al salire sul palcoscenico, ma tutti hanno una telecamera in tasca, e «se comunque finisce che mi fotografate di soppiatto voi, tanto vale pubblichi la mia vita io».
Guia Soncini ha iniziato lavorando dietro le quinte della tv e davanti ai microfoni della radio, e ha scritto di tutto: oroscopi televisivi, editoriali politici, ma anche un film con Belén. Commenta l'attualità e il costume, e gli uomini e le donne e le loro relazioni, su un sacco di giornali, ma soprattutto su la Repubblica e Gioia. Il suo primo libro è stato Elementi di capitalismo amoroso (2008). Nel 2012 il suo Come salvarsi il girovita è stato uno dei primi eBook self-published ad arrivare al primo posto nella classifica di vendite di Amazon. Nel 2013, con I mariti delle altre ha vinto il Premio Forte dei Marmi per la satira.
Avrei voluto amarlo, cercherò di dargli un'altra chance impegnandomi in una seconda lettura.
Alla prima lettura: filo della narazione che sguscia da una parte all'altra, risultando difficile da seguire e superficiale nelle idee presentate e scarsamente approfondite (ma in compenso collegate a un'infinita di citazioni di popolar cultura); prosa che vorrebbe essere da intelletuale moderna sympa ma che ben presto decade nel circense e nel ridicolo (per ironia lo stesso circense e ridicolo delle tematiche e dei soggetti trattati).
Partendo dal presupposto che io della Soncini mi leggerei anche la lista della spesa, perché saprebbe rendere interessante pure quella, non posso dire altro che super sì, super consigliato. Prosciutto scritto benissimo, ma anche così in linea con quello che penso che mi sembrava di leggere i miei pensieri, scritti in bella prosa.
29/2022 Guia Soncini, L'economia del Sé. Il de profundis della vita privata, quella che includeva ciò che privato era, per legge, convenzione o scelta e che oggi ci appare come la negazione della vita stessa (se non si vede, non esiste) si eleva dai toni lamentosi di tanti esperti a quelli caustici e acuti con cui Guia Soncini affronta una delle tante conseguenze di questo fenomeno- ossia che tutto è in vendita. È in vendita il dolore, è in vendita il sesso, sono in vendita le esperienze che una volta si vivevano al chiuso -dalla sala parto alla una camera ardente - e che ora diventano invece tasselli di questa new economy, l'economia del sé, appunto, da cui il titolo del saggio. Che è bellissimo, a mio parere ancora più bello de L'Era della Suscettibilità, che pure mi era piaciuto tanto. È un ritratto che ci racconta il come ci siamo ridotti così, offrendo qualche spunto di riflessione sul perché siamo arrivati a tutto questo (e chiedo venia se si intuisce la mia estraneità a certi mondi e a certi modi, ma più cerco di capire, più alzo le fortificazioni dell'eremo 😏) E comunque: incalzante come un romanzo, informato come un saggio, sarcastico quello che basta a strapparti amare risate sul tempo che viviamo, ben scritto quanto basta a garantirvi una lettura senza interruzioni, dall'inizio alla fine. Se pare poco, aggiungo il "consigliato!" di rito.
Ammetto che a me la Soncini illumina; ma questo libro è troppo frammentario e lascia cadere ottime idee solo per mettere insieme una prosa brillante. Peccato.
DI ME DI ME! Soncini sarà sicuramente interessata alle nostre recensioni social, come no, ma niente male il prosciutto. Tagliato fino fino, sarebbe stato ancora meglio.
Da grande voglio esprimermi con l'eloquenza e smoderatezza della Soncini! Ndt, essendo trentenne in questo Paese infantilizzante posso permettermi solo considerazioni da tredicenne, ma al contrario dell'autrice, credo sia un problema strutturale italiano del non concepire che a trent'anni uno dovrebbe avere i mezzi e la credibilità di un adulto, che però sono tristemente negati da una società che ci considera tredicenni. Banalmente, se ai trentenni vengono offerti stipendi da stagisti, non si può incolparli di vivere ancora dai genitori e non riuscire a progettare una famiglia propria. E così negli altri ambiti. Spero in una rivoluzione, altrimenti che nessuno si stupisca della fuga di cervelli - e non- in massa.
Concordo con le analisi fatte su come tutto sui social sia una pubblicità occulta e di come oramai la visibilità sia, tristemente, valore e misura di successo. Purtroppo tutto ciò sta pericolosamente contaminando anche il mondo "reale", anche all'interno di strutture sociali lontane dal mondo social. A lavoro se non hai visibilità non sei nessuno, se non hai buone recensioni su Google non sei un professionista all'altezza, se su LinkedIn non scrivi frasi motivazionali non ti farai mai notare dai recruiter. Ci si ritrova quasi obbligati a fare sfoggio di sé e della propria vita, ci si sente estromessi e alieni a non farlo. Recentemente ho letto un articolo di Open in cui un'ex studentessa di medicina riconvertita a influencer (?) su OnlyFans dichiarava "Perché una donna che lavora in banca non può scegliere anche di vendere video intimi?" Io mi chiedo perché la domanda sia questa piuttosto che "Perché una donna con un lavoro normale debba fare video intimi per mantenersi?" Ho paura che la risposta sia che nell'economia del sé la visibilità sia l'unica moneta che conta, e di conseguenza vendere sé stessi in una forma di neo prostituzione sia l'unico modo per avere una forma di affermazione personale, che purtroppo il vecchio sistema (lavoro, cerchia personale, rispettabilità ecc) non riesce più a garantire.
Mi fa morire dal ridere la sicurezza della Soncini, superiore a tutto e tutti che però a quanto pare passa ore e ore a guardare influencer, Maria De Filippi e apprezza pure Alberto Sordi (qualcuno direbbe che se lo merita). Naturalmente quelli come me, che leggono il NYTIMES, conoscono meglio di lei quella sfigata di Bari Weiss e non hanno bisogno delle note a piè pagina per capire le citazioni “colte”, anzi avrebbero molto altro da aggiungere sul panorama culturale internazionale che fortunatamente ha standard ben superiori a quelli italici, probabilmente non sono il suo pubblico. Verosimilmente, per lei non esistiamo o siamo ipocriti con un segreto account su Only fans… Perchè alla fine per lei sex work is work e alla fine siamo tutti puttane (sto traducendo la sua metafora del prosciutto). Ciononostante ha preso meno cantonate del solito, un certo disgusto e sarcasmo quando si parla di certa feccia ci sta, peccato che sia così persa nella sua “conventicola” pseudo culturale (perché in lei la pochezza italica traspare) da non rendersi conto che al mondo esistono ancora persone con una dignità e che le sue sinapsi sono virate verso la ADHD tipica di chi vive un po’ troppo davanti a stories di pochi secondi e tv trash. Comunque meno idiozie rispetto al libro precedente (stavolta nessuna apologia per gli stupratori) e leggibile nonostante il continuo saltare di palo in frasca e le risibili note a piè pagina da DFW wannabe (ma non posso). Tutto sommato divertente.
Forse è il modo di scrivere della Soncini che non mi piace. Forse è il modo in cui assembla pezzi di articoli. Fatto sta che faccio fatica a considerarlo un libro unitario.
Capisco certe cose che scrive e da un lato mi sono servite a capire un po' come funzionano Instagram e Facebook. È un mondo che non frequento ed è stata una lettura interessante, per certi versi. Ma dall'altro l'ho trovato saltabeccante e forse un po' superficiale.
Come al solito ottimi consigli cinematografici.
Terzo libro dell'autrice che leggo ma potrei anche fermarmi qua.
Saggio sagace, ovviamente scritto molto bene. Letto nel 2024 perde un po' di attualità ed è meno ficcante perché alcuni comportamenti sono già stati sviscerati, digeriti e vomitati (in particolare sui Ferragnez, dove la Lucarelli ha fatto una analisi ben più approfondita. Immagino questo mio commento non piaccia alla Soncini ihih).