Se Cesare Pavese ed Elio Vittorini hanno contribuito a far conoscere la letteratura americana attraverso un'intensa attività editoriale e di traduzione, va ascritto ad Agostino Lombardo il merito di aver tenuto a battesimo gli Studi americani come disciplina accademica, e di aver analizzato le origini, l'evoluzione, le forme di una letteratura tanto giovane quanto decisiva nella definizione dell'immaginario contemporaneo. Dalla triade Poe – Hawthorne – Melville ai maestri del modernismo Hemingway, Faulkner e Steinbeck, passando per Mark Twain e Henry James, per approdare infine alle grandi voci del secondo dopoguerra, Salinger e Bellow, questo libro traccia un percorso di lettura prezioso e ricco di spunti critici. Un'occasione irripetibile per imparare a conoscere la letteratura degli Stati Uniti e riscoprire uno dei più grandi intellettuali e prosatori del nostro Novecento.
Il modo che ha Agostino Lombardo di parlare della letteratura americana ha un qualcosa di ipnotizzante. Nonostante si tratti di un saggio denso e corposo sui maggiori autori americani moderni, lo si legge con estrema facilità ma soprattutto curiosità. La cosa che, forse, mi ha più catturata e sorpresa è l'analisi critica di opere dette "minori", in certi casi, lasciando ai margini invece i pilastri, i mostri sacri, che animano la carriera letteraria di ogni scrittore. Da Melville ad Hawthorne, e poi James, Steinbeck e Faulkner, fino a Saul Bellow. Dispiace vedere un solo nome femminile, quello di Edith Warthon, con poche pagine dedicatele, ma posso comprendere che il filo conduttore di Lombardo lo abbia guidato verso scrittori che hanno descritto un'America di strada, dei personaggi persi con una visione pessimistica della vita, tenendo sempre uno sguardo alla tradizione e alla religione.