L'autore si ricorda di quando, giovane obiettore di coscienza, ha lavorato in un istituto religioso di assistenza a bambini e ragazzi affetti da disturbi psichiatrici o del comportamento. Il suo tentativo di penetrare nel drammatico mondo della psicosi infantile viene però descritto senza pietismi o retorica, con un sottofondo di speranza e fiducia che fa del libro un valido testo narrativo, oltre che una preziosa testimonianza sociale.
Mi spiace dare una valutazione negativa però onestamente non mi ha preso. L'autore racconta dell'anno trascorso all' interno di un istituto di suore come educatore di bambini con problemi psichici. Quindi mi aspettavo che parlasse di fatica, gioia, dolore, vittorie e sconfitte. Invece nulla di tutto questo. Il libro narra la storia piatta della sua vita in Istituto mettendo se stesso invece che i bambini come protagonista. Preferisce raccontare del pulmino dell'istituto o dei suoi incontri in discoteca piuttosto che dei suoi successi/insuccessi con i bambini. Un esempio: ad un certo punto narra che una coppia si era interessata ad un bambino, lo aveva illuso e poi era sparita. Qui mi aspettavo che raccontasse se c'era stata una reazione da parte del bambino, degli educatori, come avevano gestito la cosa. Nulla di questo, dopo aver raccontato l'episodio un bel colpo di spugna e andiamo avanti con un altro argomento. Incompleto
♛ Una lettura che non rientra nelle mie consigliate. Ho comprato questo libro con grandi aspettative, pensavo fosse un racconto dove i bambini fossero i veri protagoni ma, pultroppo, ho avvertito il contrario. Infatti ho sentito molto la presenza del "IO" dell'autore che, a volte, mi ha leggermente infastidito. Mi aspettavo una storia dove veniva descritto il mondo pieno di magia, giochi e fantasia, di questi bambini. Mi aspettavo storie particolari e grandi emozioni nei loro confronti ma così non è stato. Mi ha dato una notevole irritazione la continua abitudine, da parte dell'autore, di definire questi bambini "psicotici" (PS. È il nome tecnico che gli viene attribuito ma in molte occasioni è risultato poco amichevole nei loro confronti, secondo un mio modesto parere, e di conseguenza fastidio per me) La scrittura però è molto scorrevole, unico punto a favore che mi sento di dire.
L'esperienza da obiettore presso un istituto di bambini affetti da malattie mentali, un percorso duro al di là delle attese, ma che arricchisce chi lo fa. Godibile e commovente. Tristemente l'obiettore Matteo di sente accumunato dai "suoi" bambini nel fatto di essere tutti loro degli emarginati da un società che non li considera "normali". Povere creature che vogliono solo amore.
Questo romanzo del 2002 nasce da un racconto pubblicato prima del più celebre Genetation of love. E stupisce che l'opera prima di un giovane autore sia stata così autocelebrativa e autoreferenziale. In quest'ottica, questo primo libro non poteva che essere un'autobiografia.
Ho faticato molto a leggere questo testo breve, frammentario e pesante. E non certo per le storie dei ragazzi, drammatiche e tristi, ma utili solo all'autore per dirci "ho fatto questo, ho fatto quello". Dei piccoli "psicotici" o "handicappati", come è solito chiamarli dall'alto della sua normalità (salvo accomunarsi a loro quando si parla della sua - sua dell'autore - omosessualità), pare importare molto poco. Come tutto ciò che non sia l'ingombrantissimo io narrante.
E stupisce proprio per questo motivo che questo libro possa essere stato un cult per qualcuno, come ci informa nella nota l'autore.
Drammatica infine la nota finale che ci svela che l'autore ha - bontà sua - cambiato almeno il nome dei piccoli ospiti mantenendone però i tratti della patologia. Non inventa proprio nulla (mi raccomando!) e alla fine, chissà, qualcuno potrebbe pure riconoscere il Guido, Renzino, Pamela ecc. del libro. Che tristezza. Un libro da buttare.
Ho voluto cimentarmi nella lettura di questo libro dopo aver letto quello che io ritengo un capolavoro assoluto dello stesso Matteo B. Bianchi (e che forse recensirò dopo averlo riletto, chissà, dipende da come mi girerà), e ho tirato un sospiro di sollievo quando mi sono resa conto che le mie aspettative non erano state deluse. Fermati tanto così è una sorta di piccolo diario di viaggio, il racconto di un’avventura vissuta in prima persona dall’autore alle prese con il servizio civile, fare l’obiettore di coscienza con bambini psicologicamente disabili non è una cosa facile, nonostante le premesse, gli studi, le aspettative, le illusioni. Tra queste poche pagine ci sono avvenimenti tristemente reali, episodi imbarazzanti o tragici, inconcepibili per chi ha vissuto un’infanzia spudoratamente felice, al contrario della povera Pamela o del piccolo Sergio.
Questo libro si legge in un paio di giorni. E' scritto bene, scorrevole senza troppi fronzoli. E' molto toccante in alcuni punti, ma finisce davvero troppo presto :( peccato.. mi sarebbe piaciuto sapere più dettagli delle vite dei bambini dell'istituto, ma in ogni caso già così è davvero molto bello ed emozionante.