La casa è come una testuggine che ripara, custodisce segreti: “Lo aveva detto: lei aveva custodito l’involucro, la casa, ma non aveva avuto modo né tempo di occuparsi della sua storia, dell’anima.”
Prendersi cura della casa, conoscerla in ogni suo anfratto, è prendersi cura dell'anima della casa:
“L’unico mio tormento è questa casa. Non so neanche bene il perché e questo mi fa stare ancora peggio. L’ho curata da medico, come i medici curano i corpi, ma non mi sono mai occupata della sua anima e della sua storia. ”
Questa casa ha un'anima "vegetale". “– L’anima di questa casa è vegetale, sai? – disse l’architetto in un sussurro, e Maura di colpo sentí il proprio cuore battere piú veloce, mentre l’immagine di migliaia di rami che spaccavano il terreno, i pavimenti, i soffitti e si protendevano come dita infinite a stringere la casa e sbriciolarla le esplodeva in testa. – Ora io devo andare, continui da sola? – disse brusca.”
La scrittura di Simona Vinci è magnetica e in questo suo ultimo romanzo è molto cresciuta.
Ne "L'altra casa" gli echi de "L'incubo di Hill House" di Shirley Jackson sono molto forti.
Da quello che scrive la scrittrice in un certo punto del romanzo, credo che ci siano anche echi di Henry James (ma io non l'ho mai letto): “Si chiamava M. R. James, James come Henry James, il grandissimo scrittore americano che inventò moltissime storie di fantasmi e, tra queste, una delle piú perfette al mondo, nonché delle piú copiate: Il giro di vite. Però non erano la stessa persona, e non erano neanche parenti, questo era un altro James.”
La casa protagonista della casa è Villa Giacomelli, a Budrio, in provincia di Bologna.
In questa casa ha vissuto la mezzosoprano Giuseppina Pasqua, donna molto amata da Verdi, la cui storia per anni è stata nella penombra perché non ebbe figli che ne mantenessero viva la memoria. Questa villa ospitò il matematico Arturo Reghini: “Fu amica di Arturo Reghini, che lei stessa invitò a Budrio tra la fine del 1939 e l’inizio del 1940, nel periodo di piú grande difficoltà economica e pratica della vita di lui, che allora aveva già sessantuno anni. La figura di quest’uomo mi ha molto colpita, e ho cercato di trovare elementi di un qualche legame con Giuseppina Pasqua o quantomeno con sua nipote. Arturo Reghini era un matematico, e infatti a Budrio venne invitato in qualità di professore di matematica per le scuole medie private gestite da Camilla Partengo.”
Simona Vinci, attraverso il personaggio di Maura, ci conduce in uno spazio-tempo sospeso, un po' come lo è stato quello del primo lockdown, quando eravamo chiusi in casa per l'emergenza sanitaria.
“Mille personaggi, mille maschere.
L’unica verità: l’altra casa.
Per tutti c’è, da qualche parte nel tempo e nello spazio, un’altra casa. Non è detto che abbia muri, intonaco, tetto, e finestre. Può trattarsi dell’ombra di un edificio invisibile che si disegna sul prato soltanto a una certa ora del giorno. Se in quell’ora l’attraversi, puoi scorgere il profilo di una torre che è stata sognata da una donna, progettata da un’altra, ma che non è mai stata edificata e proprio per questo resiste piú solida della pietra e piú longeva del cemento.
Se non puoi andare lontano, discendi o ascendi.”
Molto bello l'articolo su TuttoLibri di oggi 13 novembre 2021, in cui Simona Vinci narra la genesi di questo romanzo.