I racconti che Giovannino Guareschi scrisse tra il 1943 e 1945, internato nei campi di concentramento tedeschi, per i suoi compagni di prigionia e per rendere meno amara la loro condizione e non fare morire la speranza. Il volume è completato dal resoconto (uscito a puntate su "Candido") del viaggio che Guareschi compì nel 1957 nei luoghi in cui era stato detenuto. Un libro vivo e umanissimo che ci fa conoscere un altro aspetto del mondo poetico di Giovannino Guareschi.
Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi, also know as Giovanni Guareschi, was a Italian journalist, writer, humorist. Along with Giovanni Mosca and Giaci Mondaini he founded the humorous magazine "Candido". He was well know because of the "Don Camillo" series based on the stories about the two main characters: Don Camillo, the priest and Peppone, the communist Mayor.
Questo libro ha un grosso difetto: è troppo corto.
Complementare a Diario Clandestino, è però più organico, meglio strutturato e si divide in due parti, la prima, caratterizzata da una grande ironia (stupendi Il Bertoldo e Radio B 90, che è strepitoso con la sua satira tagliente) e una seconda parte che, come dice la sinossi, racconta il viaggio che fece Giovannino (ormai siamo amici) nella Germania che aveva conosciuto da internato. Molto lucidi i pareri sulla politica del tempo che non è cambiata poi molto da allora e delicatissimo nel ricordare i suoi momenti, senza patetismi, con dolcezza e malinconia.
Il Guareschi entra prepotentemente nella mia libreria con questi due libri che avranno presto compagnia grazie ad altre sue opere.
Scrivere per sopravvivere Ci sono incontri casuali, imprevisti, in seguito ai quali si è attratti da un libro appoggiato lì, in… "carta e stampa", non nella tua libreria abituale. Questo mi è successo per Ritorno alla base: e poi, più che letto, l’ho divorato! Facile associare Guareschi a "Peppone e don Camillo", più raro è conoscerlo per i suoi scritti dai Lager, dove è stato internato insieme ad altre migliaia di IMI (Internati Militari Italiani). Una storia poco nota, quella della "resistenza bianca", di tutti quei soldati, dimenticati, che dopo l’8 settembre '43 hanno resistito a lusinghe e sollecitazioni tedesche, rifiutando dignitosamente lo stato di "liberi lavoratori" al servizio del Grande Reich, per rimanere fedeli alla propria coscienza. Ritorno alla base è una integrazione postuma del Diario clandestino: una scelta, operata dai figli, di letture e conversazioni inedite con le quali G.G. permetteva a se stesso e agli altri di non cedere; una luce durante quei giorni persi ognuno dei quali, diceva, mi ruba ventiquattro ore della mia vita e della vita dei miei e la mia sofferenza si moltiplica per cinque.
Oltre ad alcuni eloquenti disegni tratti dalle pagine del diario originale, questa pubblicazione contiene, per volontà della figlia, anche una aggiunta "1957-1958 Ritorno alla base" che dà titolo al libro: Io voglio tornare lassù, voglio camminare ancora sulla sabbia che calcai coi miei sordidi zoccoli di Kriegsgefangene. Voglio rifare, libero, la lunga strada che percorsi stivato in un carro bestiame... . Ma ci torna, dopo quattordici anni, senza odio alcuno, per "ritrovare se stesso, consolidare speranze mai sopite" di una Europa libera, onesta e pulita. Ed è, questo, un formidabile esempio di senso sociale, civiltà, intelligenza, che completa e rinforza la figura di Uomo dignitoso e coerente che già avevo conosciuto nel Diario clandestino e Il grande diario. Pagine tragiche e commoventi, ma godibili per quel singolare umorismo che le caratterizza, umorismo che non è un genere letterario ma un modo particolare di intendere la vita.
Un Guareschi meno noto rispetto alla sua produzione del Mondo Piccolo, ma altrettanto interessante per la testimonianza del suo periodo trascorso come Internato Militare non collaborazionista in Germania. Probabilmente molti riferimenti si capirebbero meglio avendo letto, prima, il suo Diario Clandestino; ma in queste pagine si ritrovano la sua vis polemica, indirizzata tanto verso i tedeschi quanto verso gli Alleati, la sua ironia acuta e sferzante, la sua genuina e sincera religiosità. Si percepisce tutto il dolore provato da Guareschi per non aver ancora conosciuto la figlia Carlotta, nata proprio durante il periodo della sua prigionia, ma anche la paura degli internati di venire dimenticati al termine della guerra e il senso di incomprensione e incomunicabilità verso coloro che sono rimasti in Italia. Pagine davvero interessanti.