Paesaggio con fratello rotto è una trilogia di spettacoli messi in scena dal Teatro Valdoca nel 2005 con la regia di Cesare Ronconi: Fango che diventa luce, Canto di ferro, A chi esita.
Mariangela Gualtieri è nata a Cesena nel 1951. Si laurea in architettura allo IUAV di Venezia e nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca, di cui è drammaturga.
Ha pubblicato alcune raccolte di versi, fra le quali Antenata (Crocetti 1992), Fuoco centrale (Einaudi 2003), Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006), Bestia di gioia (Einaudi 2010) e Caino (Einaudi 2011).
In questi spettacoli c’è l’urgenza di far convivere il pensiero razionale con i nostri istinti primordiali. È un universo costellato da animali che incarnano il nostro spirito selvatico connesso con l’infanzia, il periodo della vita in cui tutto è oscuro, tutto è da scoprire.
Siamo così abituati a sentirci narrare tragedie che la vera rivoluzione è parlare d’amore. Sentire con il corpo il bello dell’anima del mondo che ci circonda. Per fare questo è necessario affidarsi, abbandonarsi a ciò che non si conosce. Lanciarsi nel vuoto. L’eccesso. E a chi esita? “La poesia, dopo aver posto molte strazianti domande, rimanda l’interrogante a se stesso: non chiedere a nessun altro che a te.” Siamo uguali gli uni agli altri.
Mariangela Gualtieri arriva con le parole dopo la messa in scena teatrale. I personaggi erano lì, già belli caratterizzati e lei doveva tirare fuori le parole. È stato un compito difficile ci dirà alla fine. Tante parole scartate per arrivare a fare il viaggio vero dentro i propri abissi.
Quello che ho tirato fuori io: il corpo ci può guidare li dove la mente ha limite, il vuoto è possibilità, attingere a qualcosa di mai sperimentato prima è fonte inesauribile di energia. Il mistero non va allontanato ma rispettato. Affidarsi è immersione e da qui può nascere poesia.
“La terra è bellissima ora. Sento il cosmo che tiene e non è stanco. Solo l’uomo è stanco. Solo lui dispera. Vuole e dispera. Che cosa vuole? Che cosa vuole L’inquieto grumo de la creazione? Valore vuole. Essere certo d’essere qualcuno, d’essere qualcosa.”