Libro dall’alto potenziale, rimane un testo superficiale e slegato
Parafrasando l’incipit di questo libro si potrebbe scrivere: “Cartoline di vita dall’era digitale: potrebbe (farebbe meglio a) chiamarsi anche cosi questo libro”.
Il testo, come indicato dal titolo alternativo proposto, risulta poco più di una rassegna di fenomeni e trend caratteristici della vita quotidiana nell’era del digitale, conosciuti e/o vissuti in prima persona dai più. Si va dallo screen time giornaliero in costante aumento alle tecniche usate dai social network per tenerci incollati ai loro feed personalizzati, dalla FOMO alla FOBO, dall’universal basic income alla monetizzazione dei propri hobby, dallo smartworking alla sempre più labile linea di demarcazione tra vita privata e lavoro, fino ad arrivare alle playlist lo-fi e alla space race.
Il filo conduttore che dovrebbe legare e giustificare questo lungo elenco di fenomeni digital è il tema della noia: come questa sia perseguitata e tentativamente estirpata dalla vita di ognuno, come di fatto esista ancora e sia intrinseca alla condizione umana, come il suo vissuto si sia modificato in peggio e come auspicabilmente riprenderne il controllo e viverla al meglio. Peccato che di noia in questo libro si parli ben poco, di fatto in soli due capitoli: nel Capitolo 4 dal titolo autoesplicativo “Cosa perdiamo quando perdiamo la noia” e nel Capitolo 5 dove l’autore tenta senza grande successo di riportare sprazzi del discorso e pensiero sul tema della noia nei secoli.
Ed è proprio la mancanza del legante noia, che dà il titolo al libro e dovrebbe esserne l’oggetto principale, a rendere lo scritto un mero elenco di argomenti: spesso solo accennati, spesso trattati in maniera approssimativa, quasi sempre saltando da uno al successivo senza apparente filo logico.
In conclusione: di noia si parla ben poco, si scopre ben poco di nuovo (la maggioranza degli argomenti riportati è sicuramente già nota ai più, nulla di nuovo se si vive un minimo informati e connessi), non è questo il libro per approfondire gli argomenti riportati.
Scrivo questo in un ritaglio di tempo. Lo chiamo ritaglio di tempo perché prima di farlo stavo facendo la doccia e prima ancora stavo leggendo, prima ancora stavo cazzeggiando. Prendo spunto dal demone dell’inadempienza di Zerocalcare: nullafacenza, ma tormentata. Puoi lavorare, riposarti, trastullarti, ma la base è che non ti devi godere un cazzo. Siamo nel 2022, stare con le mani in mano non ci riesce; le sale d’attesa pullulano di persone con la faccia illuminata di freddo e le dita vaganti, i parcheggi sono pieni di persone che appena chiusa la macchina tirano fuori gli smartphone come armi, per incorniciare le proprie facce e salvarle dal contatto con gli altri - sia mai che ci vedano persi nel mondo. Agogniamo il tempo libero per fare le stesse cose che vediamo scrollando allo sfinimento le home di Instagram finendo per consumare i nostri minuti, e lo temiamo più che la morte, sospesi in un far niente che non ha nulla di dolce: ha il sapore della catastrofe, del fallimento, del vuoto. E infatti di tempo libero non ne abbiamo e neanche ne vogliamo: ci siamo portati il lavoro a casa nei nostri telefoni pur di sentirci al passo con una società che ci vuole sempre produttivi e sempre presenti e quando abbiamo trovato degli hobby ci è stato proposto di trasformarli in professioni perché niente va sprecato e tutto va monetizzato. Non ci interessa la salute mentale, ci interessano i soldi e ci interessa apparire impegnati, sempre. Ci siamo fermati solo con i down delle applicazioni di messaggistica, quando tutti eravamo out e la paura di rimanere indietro, per una volta, non ci ha divorato da dentro. Ci siamo fermati solo con il lockdown e abbiamo cercato riparo nelle playlist chill out di YouTube. Siamo una società di persone che corrono sulle rotaie scappando da un treno merci; il tempo libero come stop da ogni occupazione ci lascia da soli con le ansie, le incertezze e la precarietà. Minto non ci dà una pretenziosa soluzione, non ci dice di mettere il telefono in modalità aereo a prescindere (grazie al ca), ci mette davanti ad un sacco di dati e a qualche esercizio per renderci consapevoli di dove ci stiamo dirigendo. Non è colpa nostra se non troviamo spazi sereni in cui guardare un muro rilassati. Siamo esseri evoluti figli della tecnologia e del capitalismo. E nessuno si può fermare di fronte a quel treno merci.
Originale, divertente, pieno di spunti interessanti per poter riflettere sulla quarantena, lo smartworking, i social, ma soprattutto sul tempo e su come poter riprendere il controllo.
Il libro è estremamente interessante, partendo dal concetto di tempo fino ad arrovellarsi sulla noia, gli smartphone e la quarantena.
Il concetto stesso di noia e di come la viviamo e cosa possiamo fare per viverla al meglio, dal mio punto di vista, viene poco trattato, spaziando su altri argomenti che sono più vicini a noi e che fanno parte della nostra generazione.
Gli esercizi sono divertenti e mai banali, aiutano davvero le persone a ritrovare il loro tempo e a non perdersi nei meandri degli schermi.
Nel libro si trovano tutta una serie di spunti "già visti" negli ultimi anni - in libri come entreprecariat e teoria della classe disagiata, in articoli su Medium, the Outline, Vice, o su podcast e newsletter più o meno di nicchia - ma legati in modo nuovo e interessante da Pietro Minto. Una versione extended e cartacea di Link Molto Belli, in cui a curiosità e approfondimenti si alternano una lista di problemi (non solo la noia) ma soprattutto una serie di soluzioni pratiche per affrontarli.
Un libro sulla noia è un libro sul tempo e sulla cultura, sull’intelligenza e sui limiti: Minto riesce a essere un delizioso sociologo sferzante che porta tutto il suo immenso sapere, classico e attuale, per mostrarci un mondo dove la noia esiste e andrebbe conservata. Un libro che consiglio a chiunque voglia avere uno sguardo più ampio sulla cultura in cui siamo immersi: quella che vediamo, e anche quella di cui non ci accorgiamo.
Non era quello che mi aspettavo ma sicuramente è stato interessante, offre molti spunti di riflessione per indagare meglio come gli schermi ci stiano risucchiando il tempo, tempo che è nostro ma soprattutto relativo. Nella nostra società capitalista l'uomo ha un solo compito, produrre profitto e cerca tutti i modi per ottenerlo, trasformando gli hobby in lavoro. Ma cosa c'è di male nel crogiolarci nel nostro tedio ed evitare di trovare modi per farci intrattenere e monetizzare, privandoci della nostra libertà e della nostra noia? Alla fine la noia permette alla nostra immaginazione di emergere, può divenire un momento di sviluppo di nuove capacità o di riflessione introspettiva. Forse è meglio non fermarci mai e non pensare?
Libro che da una infarinatura sul concetto di noia, contrapponendolo all attività lavorativa. Libro generalista, con un filo comune (la noia), però senza una vera trama o una continuità narrativa. Rimane comunque molto coinvolgente, veloce da leggere e semplice. È infatti molto bello quando un concetto viene spiegato così bene e così semplicemente in maniera ordinata ma non didattica.
La conclusione un po' vaga e il fatto che non c'è un vero e proprio sviluppo organico del tema mi fa desistere dal dare 4 stelle. Il titolo inoltre è fuorviante, anche per questo 3 stelle sono il massimo secondo me.
Libro consigliato a tutti, per rifasarsi con sé stessi, in questo periodo frenetico e pieno di distrazioni.
Un libro certamente interessante! Concetti attuali e una bella scrittura fluida e sbarazzina. Le pecche a mio avviso sono due: la gran parte dei concetti si allontanano alla lunga dal titolo e i contenuti sono quindi trattati superficialmente. Però una lettura piacevole!
Non finito, l'ho dovuto restituire per un problema di stampa (alcune pagine erano ripetute e altre non c'erano) e mi annoia il pensiero di doverne cercare uno stampato bene. Ad essere sincera la parte che avevo letto non mi fa venire voglia di continuare, sorry
Beh, bello. Non una perla della saggistica, resta stilisticamente da migliorare, ma molto interessante. Mi è piaciuto come abbia abbracciato molteplici aspetti del problema. Tra l’altro, l’ho letto in meno di 24h, scorre spaventosamente bene.
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Di certo non mi sono annoiata a leggerlo. Bravo Pietro Minto - le sue newsletter e i suoi podcast sono una garanzia, sapevo che questo libro non mi avrebbe delusa.
Cosa fare della noia e del tempo libero, quando esiste, è una delle cose che mi tormenta di più da quando ho iniziato a lavorare. Le ore "improduttive" sono improvvisamente diventate 3 al giorno, e della stanchezza con cui ci arrivo è quasi meglio non parlarne. E nonostante tutto, quando la domenica pomeriggio finisco sul divano con plaid e tisana per guardare un film, l'angoscia che mi assale è devastante.
Non è difficile quindi immaginare perché "Come annoiarsi meglio" è arrivato tutto bello è impacchettato per il mio compleanno. Speravo mi desse la risposta che cercavo su come non angosciarmi più nei momenti improduttivi? Un pochino. Ho trovato questa risposta? Non esattamente.
La verità è che più andavo avanti, più i problemi che poneva Minto diventavano interessanti e mi facevano capire l'importanza di capire tutto l'ecosistema noia. Vedere la fotografia dalla giusta distanza mi ha aiutata a rimettere noia, angoscia e libro nella giusta prospettiva.
Minto è molto bravo a indicare dove la noia nasce, si perde e perché è un problema perderla: c'è il rapporto malsano che il terziario avanzato ha con la produttività (scava la buca, riempi la buca), c'è una panoramica a volo d'uccello su come funziona l'assuefazione da social media o sulla gabbia dorata de "l'hobby che può quindi deve monetizzare". Questi mondi sembrano lontani dalla noia come spesso la sperimentiamo, ma senza di loro sarebbe impossibile descrivere perché è un male non avere tempo per annoiarsi. A supporto, Minto ha raccolto una quantità impressionante di studi e dati sulla noia, sul tempo libero e sullo stato di benessere della nostra creatività (oltre che nostro, ovviamente). Per me, capire che non devo necessariamente monetizzare le mie passioni per dare loro valore non è stato banale, soprattutto quando siamo circondati da "storie di successo" che generano FOMO.
Tutto viene raccontato con uno stile semplice, spesso autoironico e colloquiale che è la cifra di Minto anche nella sua newsletter "Link Molto Belli". L'ho trovato molto piacevole da leggere, e penso possa incontrare il gusto di chi si aspettava un approccio più "saggistico" dal libro.
Certo, ci sono delle superficialità. Le riflessioni sullo smartworking o su come risolvere la FOMO (stavamo giusto dicendo) rimangono senza sintesi, quasi Minto avesse paura di sporgersi troppo sull'abisso dopo averne intravisto la profondità. E questa mancanza si percepisce molto nell'ultimo terzo del libro, che è quello più concentrato sulla "noia" nel futuro. L'argomento è così vasto e ineffabile che la scrittura e il libro ne soffre. Lì dove si dovrebbe iniziare a tirare le fila, il libro sembra espandersi e questo per molti è andato contro la promessa del titolo (e quindi un po' del libro). E credo che di questo soffrano molto anche gli esercizi a fine capitolo: lì dove molti si aspettavano esercizi pratici e magari complessi, a leggere anche le altre recensioni, si sono trovati dei divertissement con un tono molto più allegro e quasi infantile di quanto descritto nel titolo o ritrovato nel resto del libro (insomma, dubito molti abbiano disegnato una stanza che potesse fare impazzire Marie Kondo). In questo caso sì, la promessa non è all'altezza delle aspettative.
Ma personalmente sono felice di non aver trovato una soluzione magica per riprendermi la noia. Perché ho trovato riflessioni, spunti per cambiare il modo in cui gli stimoli aridi mangiano la mia giornata. E quindi grazie assaje, Mr. Minto.
Adòro la familiarità con cui Minto conosce gli anfratti più originali e recenti del web, e in questo libro l'autore caracolla sul falso tema della noia e del tempo per una conclusione "alla Santa Maradona". Non sempre seguibile con facilità il corso del pensiero di Pietro, ma lettura interessante, zeppa di link mentali molto belli (cit.).