Figura centrale nel panorama internazionale della fotografia del secondo Novecento, Luigi Ghirri non è stato soltanto un prolifico autore di immagini, ma anche critico, curatore, saggista e promotore di una nuova cultura fotografica che pone questo linguaggio al centro del dibattito dell'arte contemporanea. Nel volume che presentiamo sono raccolti tutti i saggi di Ghirri e una selezione di interviste rilasciate lungo l'intero arco della sua carriera. Si tratta di un fondamentale nucleo di testi che, realizzato tra il 1973 e il 1991, contribuisce in maniera sostanziale alla letteratura del settore in un momento di grandi cambiamenti e vivacissimo fermento intorno allo stesso mezzo fotografico. Di carattere alternativamente storico e tecnico, personale e teorico, dedicati al proprio lavoro e a quello di altri protagonisti italiani e internazionali della storia della fotografia, gli scritti di Ghirri sono apparsi originariamente su libri, cataloghi, riviste e quotidiani dell'epoca. Raccolti in un'unica pubblicazione, consentono di ripercorrere l'articolato intreccio tematico, concettuale e poetico che sta alle spalle dell'opera ghirriana, costituendo allo stesso tempo una complessa impresa di scavo sulla natura della fotografia.
Luigi Ghirri (Scandiano, Reggio Emilia) è stato uno dei grandi maestri della fotografia italiana. Nella sua opera ha usato la fotografia come mezzo per mettere in discussione la realtà, attraverso immagini che fanno riflettere, sulla differenza tra ciò che vediamo, ciò che rappresentano e il loro significato.
Luigi Ghirri (1943-1992) was an extraordinary photographer as well as a prolific writer and curator. He is considered to be the most important Italian photographer of the 20th century. Ghirri’s work covers a wide range of subjects mostly photographed in the Emilia Romagna region of Italy. His photos are presented in a deadpan manner that is occasionally humorous and often rooted in art history. Ghirri’s landscapes are a contemporary interpretation of Metaphysical paintings in their mysteriousness and dreamlike atmospheres. They explore photographic traditions and highlight a fascination with everyday life.
Luigi Ghirri studied as a surveyor and as a graphic designer. He began taking photographs professionally at the age of 30. Shortly after, his work began attracting international attention. Time-Life magazine’s 1975 annual Photography Year Edition chose him as “Discovery of the Year”. In 1977, Ghirri founded a publishing house, Punto e Virgola, with his wife Paola Borgonzoni Ghirri. The establishment was able to support the growth of Italian photographic culture, publish important artist monographs and educate an audience that had little knowledge of photographic practice as an art form. In 1979 he published the first photobook of his own images, Kodachrome.
During the 1980s Ghirri began to photograph Italian landscapes and was singled out as one of the most significant Italian authors in the history of 20th-century photography. His conceptual photographs, coupled with a remarkable literary output, led him to produce several noteworthy photographic projects. In 1984 Ghirri curated 'Viaggio in Italia' (Italian Voyage) which included the work of Olivo Barbieri, Gabriele Basilico and Mimmo Jodice among other leading Italian photographers. The exploratory exhibition offered reflections and ideas about the country and was a milestone in the history of Italian contemporary photography. In 1989, he published 'Il Profilo delle Nuvole' (Cloud Profiles) which included exclusively Ghirri’s captivating images and represents his highest achievement. Ghirri exhibited throughout Italy during his relatively brief life.
Finalmente, dopo che Mack ne ha realizzato la traduzione inglese nel 2016 (col titolo The Complete Essays), nel 2021 Quodlibet ripubblica questa raccolta del 1997 di scritti e interviste, in una veste più "austera" poiché priva di immagini (scelta a mio avviso discutibile). È una "scorpacciata" di Ghirri, favorita dalla natura spesso ridondante dei pensieri e dei riferimenti del fotografo, che amava Walker Evans e Piero della Francesca, ma anche Bob Dylan e Lucio Dalla (ma non Prince). Dal libro emerge bene il progetto fotografico di Ghirri, il suo tentativo di salvare lo sguardo dalla spettacolarizzazione quotidiana - tentativo che, suo malgrado, è stato in parte convertito in una visione nostalgica perfetta per l'instagram di oggi e i suoi filtri "anticati". Le 350 pagine del libro tendono a essere, come detto, ridondanti, il che fa di questo tomo un riferimento per chi ama particolarmente Ghirri, mentre credo che il più leggero e "tecnico" Lezioni di fotografia (sempre Quodlibet, del 2010) offra una panoramica sul pensiero di Ghirri forse non così comprensiva ma sicuramente più "efficiente", "didattica" e a volte più puntuale (anche grazie all'uso delle immagini).
luce silenzio frammentarietà per caso il reale o geroglifico tutte le funzioni possibili, sembra che nessuno mi riconosca / tutti mi passano accanto. aprire ad intuizioni e casualità, intravedere l’“esterno” che ci guarda e che noi guardiamo. i circuiti dell’attenzione: campo di attenzione attivazione dello sguardo soglia d’alta fedeltà.
"ri-guardare" il paesaggio in uno stato di “tenerezza” nei confronti del mondo: non riesco a distinguere tra la percezione delle forme e la percezione di un sentimento. fotografia come desiderio desiderio di entrare in rapporto globale con il mondo esterno, di entrare in rapporto con le cose, gli oggetti, i luoghi dialogo con la realtà enigmi che si risolvono col cuore. non delimitabilità del reale distruzione dell’esperienza diretta viaggi domenicali minimi: l’infinitamente complesso.
fotografare come se si fosse in uno stato di "necessità": necessità di una descrizione dell’esterno: descrizione: “Noi siamo qui solo per dire roccia, luna, cielo, neve, vento, albero, al massimo acqua, terra o canyon.” problema della sospensione del giudizio, fotografia di ricerca, impegno civile. il fine di comprendere allargamento delle conoscenze scelta per la complessità precisione come metodo il silenzio, il rigore, la semplicità
surreale la fotografia apparentemente scarna un sottile filo che leghi autobiografia ed esterno autoritratto con gli oggetti: gli uomini vivono con le cose le cose irrilevanti, allenamento continuo a non ritenere nulla insignificante. le “forme semplici” i luoghi illuminati in maniera provvisoria angoli di trasparenza opacità superfici muri frontale fondale piani prospettici mentali “sfuocatura a fuoco”, avvicinamento ed allontanamento: l’uomo fotografato è una fotografia i fotografàti di spalle, in faccia, la foto ricordo di una foto ricordo.
fotografie abitabili è difficile dire perché diventino improvvisamente familiari la fotografia può porsi in rapporto con questi luoghi lo sconosciuto “luogo comune” la soglia vera dello sconosciuto Idiot wind segreto senso o sentimento dell’origine delle cose quello che alla fine ci è dato di sapere, raccontare, rappresentare sapendo di essere senza punti cardinali e di riferimento io non conosco la musica, anche se ne ho ascoltata tanta... mappe punti neri punti luminosi ridare vita mediante la luce al mondo inanimato.
luce tempo lentezza la nostra visione è più lenta della nostra osservazione. la fotografia offre una pausa, una sorta di sospensione, un intervallo, una sospensione-interruzione nella catena della riproduzione, un "punto di equilibrio" un punto di equilibrio fra rilevazione e rivelazione. momento di pacificazione.
il metodo dello “stupore e del ricordo”, un gioco sottile di dimenticanza un vedere e un sentire "a strati" ciascuna minima variazione, l’azione del tempo “questo immenso mosaico costituiva il suo volto.” ma che dire dei volti che non riesci a ricordare? come se li avessimo dimenticati immaginarsi il fotogramma successivo a quello finale di Tempi moderni.
la coralità del mondo: il grande racconto. un “sentire comune”, una nuova lingua comune, un nuovo misterioso silenzio che ci lega e ci accomuna, il fine comune come strategia di una attenzione.
catalogo depositi archivio collezionismo un eccesso di memoria impasse.
“archeologia” storicità visione unica e superiore impasse.
il presente: l'insieme delle atmosfere presenti, il semplice darsi ed esistere nel mondo esterno. la memoria funziona in termini associativi.
raccontare l’architettura l'immagine "bassa", l'immagine "complessa", la più bella fotografia della carriera, il medio formato, le zone intermedie del colore, il problema della rappresentazione dello spazio. un cinema ossessionato dagli interni fisici e personali. mi interessa il rapporto fra lavoro e vita mi interessa il rapporto fra interni ed esterni
pianura. sopite inquietudini quiete apparente disordine malinconia e imprecisione. Ferrara. giardino, periferia l’indagine sul territorio l'irruzione del mondo della quantità tutta la fantascienza si è avverata all’insaputa di tutti un eterno martedì grasso il mondo della simulazione la colonizzazione del tempo anestesia dello sguardo un eccesso di descrizione una generale crisi d'identità incapacità di narrare la propria storia o di guardare all'esterno come un viaggio in autostrada
sparizione del paesaggio sparizione del campo di attenzione indicibilità afasia spazio aperto. “è un posto strano” abbacinante “siamo come un piroscafo che incrocia un altro piroscafo e c’è un’ignota nostalgia del passaggio” linea di passaggio assenza apparizione intravedere sparizione costellazioni
ascoltare ascoltare questa lingua silenziosa squarci visionari del suono e dell’immagine, lasciare all’esterno la possibilità di rivelarsi, misterioso.
Tutti gli scritti di Ghirri raccolti, inclusi inediti e dattiloscritti sparsi, più alcune interviste. Molto interessanti queste ultime (in un paio di occasioni le persone che guidano la conversazione sono davvero in gamba), altrettanto stimolanti tre o quattro testi di Ghirri, meno tutti gli altri che spesso sono solo bozze o testi minori. Restano limpide e indiscutibili la semplicità e forza del pensiero solido e illuminante di un grande maestro della visione, che ci aiuta ancora oggi a vedere il mondo - e noi stessi.
Il tutto è però rovinato da un piccolo testo che mi ha provocato una delusione grandissima: il racconto che Ghirri fa di una serata in cui nel 1989 va al concerto di Prince allo stadio, con la figlia. Sembra di leggere la lamentela dell'ultimo umarell ultrasettantenne contro i rumori forti, le luci, la sguaiatezza del cantante che piace ai giovani privi di gusto... Da un raffinato intellettuale 46enne che non perde occasione per far sapere quanto ami la musica pop-rock e Bob Dylan in particolare (tanto da apparire leggermente infantile nello sbandierare di continuo i suoi gusti così "aperti") mi aspettavo ben altro, non perché dovesse per forza apprezzare la musica di Prince, di cui specifico non essere particolare fan (ma non riesco a non pensare che nel 1989 Sign of the times era uscito già da due anni e Prince era stato oggetto di apprezzamento da parte di Miles Davis), ma per la miopia e pochezza dell'argomentazione. Mi rendo conto di attaccarmi a un episodio marginale, ma davvero mi sembra una crepa preoccupante nella vivacità e onestà intellettuali di Ghirri.
Premetto che considero Luigi Ghirri è un mostro sacro della fotografia del Novecento italiano, ma nkn son o soddisfatto di questo libro, mi sembra più un'operazione commerciale atta a prendere la scia della riscoperto del Ghirri. Considero questo volume una "compilation" del pensiero del fotografo Ghirri. Nella prima parte (saggi) non essendoci legami concreti con praticamente nulla di quello che commenta lo stesso, non si riesce a capire perfettamente il senso dei discorsi di Ghirri. Sarebbe stato meglio mettere una qualche foto relativa ai commenti che fa l'autore stesso. Di salsa diametralmente opposta le interviste a Ghirri fatta da altri autori, quella parte vale tutta la quasi noiosità della prima parte. Da possedere a chi ama Ghirri alla follia e da nessun altro.