“Quante saranno le parole che una persona deve dire veramente, si chiese. Dieci, forse trenta, non di più. Il resto era banale abbellimento, una gara di scaltrezza. Certo, un Vronskij non aveva questi problemi "
La routine, le cose quotidiane, quelle impercettibili a cui non facciamo quasi più caso, perché forse istintivamente si vive in attesa di qualcosa di più grande ed eclatante, che faccia clamore.
Giulia e Giovanni sono una coppia in perfetto equilibrio, anche nei loro silenzi.
Uno accanto all’altro, anche quando qualcosa si spezza...
Giovanni fa parte di un mondo estinto è un tipografo preciso e attento come non ce ne sono più, che vive gli errori di stampa come ferite.
Quando viene licenziato dall’azienda editoriale, apre una piccola tipografia per conto proprio.
Giulia invece è segretaria in una grande società, è colta, bella, ama leggere
Giovanni vive per lei
Sul loro matrimonio, considerato solido ed esemplare, grava un’ombra
Giulia si ammala, e anche se poi sembra superare la malattia, l’equilibrio delle piccole cose si rompe
“I cambiamenti portano altri cambiamenti e alla fine ci si trova cambiati anche continuando la solita vita di sempre.”
Giovanni sente che un cattivo presagio avrebbe prima o poi preso forma ...
Giulia un giorno sparisce, starà lontana da casa per un anno e mezzo chiedendo di non essere cercata, e Giovanni, che per lei nutre una profonda devozione amorosa, è ossessionato dall’idea che ci sia di mezzo un altro uomo, un Vronskji come per Anna Karenina, un amante pronto uscire dal libro come uno spettro
“Un altro uomo. Giulia era una bellissima donna, sapeva stare nel mondo, poteva frequentare qualunque ambiente senza sfigurare.”
Senza di lei Giovanni è come un naufrago, si eclissa, vinto anche dalla consapevolezza che il suo mestiere stia sparendo.
È l’anticamera di un senso di declino che inesorabilmente scende sulle cose, (compreso l’adorato giardino di Giulia, che appassisce) quelle che lui amava fare bene e che ora spariranno lasciando il posto alla sciatteria e agli errori ..(“Il mondo è già pieno di errori.”)
Per compensare quel vuoto, e nella speranza che la moglie torni, le prepara un regalo: una copia di Anna Karenina, libro amato da Giulia, stampato con caratteri di grande pregio, affinché quel dono resti unico.
Giulia torna, ma il timore di perderla di nuovo non passerà, perché Vronskji stavolta vestirà la maschera di una minaccia silente che sta all’orizzonte, pronta a scendere ancora una volta, come una paura che non si lascia guardare in faccia.
“Come tutti sanno, la felicità viaggia a corrente alternata e non è priva di insidie e timori, primo tra tutti quello di perdere i suoi favori.”
Giovanni, simbolo della fede nell’attesa, è come un cavaliere triste che non si illude di cambiare il mondo, ma a suo modo combatte con tanta dignità, il senso di smarrimento che arriva quando ciò che dà centralità alla vita comincia a sgretolarsi
Bellissimo e profondo, Quel maledetto Vronskji rappresenta qualcosa di grande e prezioso, e attraverso il ritmo lento e implacabile scandito dalla brevità delle sue frasi, sa accogliere e raccontare la sfida più grande: stare insieme, nonostante tutto.