Questo secondo volume vede l'entrata in scena di Ikki di Phoenix, l'ultimo bronze saint che mancava all'appello e che si presenta con il preciso obiettivo di portarsi via, con il supporto di alcuni cavalieri neri, l'armatura d'oro del sagittario. Un Ikki estremamente potente e che trasuda odio e rabbia. Che disprezza tutti gli altri saint, a partire dal fratello minore Shun, il cavaliere della costellazione di Andromeda. E dire che, sei anni prima, si era sacrificato per lui, accettando come posto per l'addestramento un'isola infernale, l'Isola della Regina Nera. Sorvoliamo solo per un attimo sul fatto che il vecchio (il nonno di Saori) fosse disposto a mandare un ragazzino minorenne in un posto simile - una roba da denuncia: i sei anni passati lì hanno completamente cambiato il carattere di Ikki, tanto da cancellare (almeno per ora) anche l'affetto nei confronti del fratello. Al suo fianco, si muovono i cavalieri neri, in particolare ce ne sono quattro che presentano delle cloth particolari - quelle di Pegasus, del Dragone, del Cigno e di Andromeda, ma in versione nera. Dal lato dei bronze saint, gli unici con una cloth in condizioni accettabili sono Hyoga e Shun, mentre Shiryu si sta dirigendo in India per far riparare la sua armatura (con il famoso scudo indistruttibile che fa una bella fine dopo due pagine, ma facciamo finta di niente) e quella di Seiya.
I disegni continuano a non farmi impazzire, ma, d'altra parte, questo manga ha la sua età. Seiya continuo a trovarlo irritante come non mai, non credo che riuscirò a cambiare idea. Se non altro, con l'arrivo di Ikki, le cose si faranno più interessanti.