Come ha scritto Silvio Ramat nel suo ampio saggio introduttivo, l'opera in versi di Alfonso Gatto, qui interamente riproposta, è stata sicuramente "un'avventura espressiva tra le più originali del Novecento italiano". Nella sua "vitalità ariosa e costruttiva", Gatto ha saputo attraversare movimenti e tendenze d'avanguardia, come l'ermetismo, di cui è stato tra i protagonisti, conservando intatta la propria natura e la propria vocazione di poeta melodista che ha saputo rappresentare in una straordinaria varietà cromatica il suo sentimento dell'esistere. Un poeta, come ha scritto Gianfranco Contini, dalle "immagini vertiginosamente analogiche", un surrealista legato a quell'intrico di impressioni che gli ha fornito la sua terra.
Alfonso Gatto (17 July 1909 – 8 March 1976) was an Italian author. Along with Giuseppe Ungaretti and Eugenio Montale, he is one of the foremost Italian poets of the 20th century and a major exponent of hermetic poetry.
«Alberi luminosi dell’inverno. E la montagna tace dove azzurra spazia, e deserta, un ultimo paese. Bianco d’arabe logge un davanzale passa lungo le donne e la domenica.» Versi di viaggio (Arie e ricordi, 1940-41)
«E pesano le donne nude pesano le balene ma il sereno è la fontana del mare e le colonne del rider bianco di là dove la Grecia ha odore di forno spento e ghiaia e cenere.» Grecia (Amore della vita, 1944)
Oppure cogliere istanti di esistenze.
«E l’uscire dal sòffoco di testa, le mani tese quanto più sgomente. Così la vita è sempre l’affermare una salvezza disperata, urgente.» Cratere marino (Rime di viaggio per la terra dipinta, 1968-69)
«C’è l’eterno momento dell’universo per lui, s’alza dai campi bui dello sterminio l’armento della morte infinita. Il gelo disegna nel gelo il graffio della sua vita.» Un uomo un piccolo uomo (La storia delle vittime, 1962-65)
O intrecciare infine le immagini del mondo e degli esseri che lo abitano in riflessioni sull’assetto ultimo delle cose.
«… l’alto ammonimento a fermarsi, a vedere quale pena di polvere è l’eterno in un momento.» Il guardiano del faro (Desinenze, 1974-76)
«Dai fiumi gialli, dai deserti di polvere ove frana il silenzio con un’ala di giubilo, e vedere è il non vedere, sparire l’essere, un cenno nel trascorrere vasto della memoria» Per qualcosa che verrà (La storia delle vittime, 1962-65)
«C’è sempre un giorno che il creato crea se stesso e gli occhi e il modo di guardare.» Idea del creato (Rime di viaggio per la terra dipinta, 1968-69)
Libro fatto molto bene, ma non è il mio autore preferito. Decisamente surrealista e pittorico, usa molto spesso l'inarcatura e i versi a volte saltano la metrica.