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Ritorno alla natura: in difesa della dieta vegetariana

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Scritto nel 1811 per promuovere una dieta vegetariana – l’autore sosteneva che il cibo naturale dell’uomo fossero le verdure e che la carne animale fosse malsana e innaturale – ispirò, tra gli altri, John Snow e il poeta Shelley ad adottare una dieta vegetariana (nel 1813 Shelley pubblicherà A Vindication of Natural Diet, un testo sul vegetarianesimo e in difesa dei diritti animali).
Newton ebbe il coraggio di scagliarsi contro alcuni capisaldi culturali dell’epoca, e di imporsi come voce orgogliosamente fuori dal coro in merito a questioni apparentemente inattaccabili quali la necessità della guerra, il benessere animale, e il diritto di ciascuno a vivere una vita sana.

163 pages, Paperback

First published January 1, 1811

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John Frank Newton

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John Frank Newton (1767 – 1837) was a British vegetarianism activist and Zoroastrian.

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April 26, 2024
Ho comprato questo libro per pura curiosità, sono vegetariana da più di un anno e trovare in libreria un pamphlets in difesa della dieta vegetariana scritto da un uomo del 1800 è stata un’illuminazione.
Ero curiosa di conoscere le motivazioni di un uomo di due secoli fa circa l’abolizione di carne e pesce nella propria dieta e se si trovavano motivazioni in comune con l’adozione della dieta vegetariana oggi.
La motivazione principale che ha spinto Mr. Newton ad adottare tale dieta è relativa alla cura di una malattia da cui era afflitto sin dall’infanzia, ma successivamente espone altre ragioni, come la crudeltà dell’uomo sugli animali e parla anche di inquinamento legato alla sovrapproduzione di carne.
Vengono poi citate motivazioni legate alla corretta interpretazione di testi biblici e di altri noti ed importanti scrittori. Ad esempio, paragona la scelta di seguire una dieta vegetariana o onnivora alla scelta che Adamo ed Eva compirono tra l’albero della vita e l’albero della conoscenza. L’uomo viene creato e collocato nell’Eden, un giardino ricco di frutta e vegetali, con i quali viene ordinato di sostentarsi, ma la scelta di mangiare carne (ovvero la mela) conduce l’uomo a una vita di sofferenze e malattie.
Ho molto apprezzato la difesa etica che l’autore fa verso gli animali, enuncia diversi paragoni tra gli animali selvatici (robusti e forti) e gli animali che conducono la loro vita in gabbia (deboli, bisognosi di cure continue).
Un elemento fondamentale della dieta che Newton adotta è l’acqua distillata, che hai giorni nostri chiameremo filtrata. La narrazione delle condizioni in cui l’acqua veniva bevuta mi ha fatta render conto di quanti privilegi abbiamo oggi. Gli uomini dell’epoca erano spesso vittima dello scorbuto, contratto primariamente dall’acqua salmastra che bevevano. Newton racconta di uomini che si abbeverano dal Tamigi stesso, ma anche in campagna dove le risorse naturali ci danno l’idea di essere pure gli uomini contraevano lo scorbuto o altre malattie legate alla qualità dell’acqua.
In questo caso, una dieta vegetariana costringeva l’uomo a un’assunzione nettamente inferiore di acqua, in quanto riusciva a trarne una buona parte dalle verdure e dai frutti. Diversamente, una dieta ricca e salata, com’era quella a base di pesce e carne aumentava la sete e moltiplicava i disturbi legati alla digestione, provocando spesso dissenteria e ingrossamento di fegato e milza. Per ovviare al problema dell’acqua molti bevevano birra regolarmente o altri alcolici, contribuendo ancora una volta a malattie del tratto digestivo.
Nel resto del libro l’autore si prodiga in altre teorie che, però, risentono molto de periodo storico, ma in definitiva è stata una lettura interessante che mi ha fatto scoprire aneddoti ed ha aggiunto dei tasselli a ciò che già conoscevo circa la vita nell’800.
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