Recensione a cura del blog Libri Riflessi in uno Specchio
Buon lunedì, Specchietti!
Pronti a volare ancora una volta con me in Corea?
No, non si tratta di una delle mie recensioni dramose, con cui, promesso, tornerò presto, ma del romanzo d’esordio di Bluebird: Perhaps Love, primo volume, di cinque autoconclusivi, della Sky Series.
Allacciate le cinture, miei cari, perché vi sto per portare a Seoul, nel patinato mondo del K-Pop.
Bee è una giovane ragazza inglese, che ben presto ha capito di poter fare affidamento su poche persone, nella sua vita, e di certo non su quella madre anaffettiva, tanto presa da sé stessa e che non fa altro che farla sentire di troppo.
Lee Hyun-Min è il leader degli SG5, la band di K-Pop più seguita di Corea.
Ma è anche un ragazzo di ventisette anni che vorrebbe poter condurre la vita di un qualsiasi suo coetaneo.
L’amore per il canto e la danza, il senso di appartenenza agli SG5, sono qualcosa che Hyun-Min non potrebbe mai mettere in discussione. Quanto sarebbe bello, però, poter passeggiare in strada senza il terrore di essere riconosciuto? Quanto gli manca quel breve lasso di vita in cui non era nessun’altro se non Hyun-Min? Quando non doveva nascondersi, quando non doveva giustificare ogni sua parola, gesto, sentimento.
Quei sentimenti che si fanno strada nel suo cuore quando incontra, a Liverpool, Bee, in una notte come tante per molti, ma non per loro due.
Quella stessa ragazza saccente e dalla lingua pungente che una sera ritrova per caso in uno dei locali più alla moda di Seoul.
Chi è Bee? Lo ha seguito? Sa che è il leader degli SG5? È una delle tante che in lui vede solo l’idol su cui fantasticare?
Perché Bee sia finita in Corea, assieme alla sua amica Sunny, dovrete scoprirlo da voi, leggendo questo music romance, perdendovi tra le strade di Seoul, sorseggiando del tè al Sin Yetchatjip, o ballando sulle note degli SG5.
Quello che posso dirvi, però, è che conciliare due culture tanto diverse, seppure all’inizio possa essere divertente, non è affatto facile, soprattutto quando ci si trova di fronte a situazioni neanche fino in fondo comprensibili, prima ancora che accettabili.
Ed ecco, allora, che la sfrontata e a volte poco educata – per i canoni asiatici – Bee si trova a dover fare i conti non solo con i riflettori sotto cui è posta la vita di Hyun-Min, ma anche con una serie di dinamiche di cui, fino a poco tempo prima, ignorava l’esistenza.
La vita di Hyun-Min, potremmo dire, non le appartiene esattamente come non appartiene a lui. Ogni sua parola, ogni suo gesto, ogni suo comportamento finisce inevitabilmente sotto l’occhio attento e severo del suo fandom. Sono le Sun, le fan degli SG5, a tenerlo in pugno.
Ed è qui che Bluebird riesce a dare la misura di cosa significa essere un idol in Corea. Di quel concetto per cui, prima che a sé stessi, si appartiene alla proprie fan; quella regola non scritta secondo cui ognuna di loro deve poter fantasticare sul proprio beniamino e su una possibile storia romantica con lui, finendo, così, per controllarne la vita.
Blubird descrive, senza essere mai troppo didascalica e con armonia, cosa si nasconde dietro il successo: dal periodo del trainee – quando si studia e ci si prepara alla vita da idol – alle luci del palco, passando per le rinunce da compiere, l’ossessione delle fan, i ricatti a cui, per amore della musica, spesso bisogna sottostare.
L’amore per la Corea e il K-Pop che prova Bluebird traspare da ogni pagina, ma ho apprezzato tantissimo il fatto che non si sia lasciata abbagliare da questo. Bluebird è riuscita a raccontare uno dei fenomeni più sorprendenti degli ultimi anni (basta pensare al successo dei BTS in tutto il mondo), senza lasciarsi però distrarre dalla luce zuccherosa con cui un altro fenomeno, quello dei K-Drama, vorrebbe far apparire il Paese del kimchi e del soju.
E di questa sua lucidità giova la stessa storia d’amore tra Bee e Hyun-Min. Una storia fatta non solo di notte bollenti e baci appassionati, ma anche e soprattutto di rinunce, di compromessi, di dure prese di coscienza.
Una storia, Specchietti, che sono certa saprà conquistarvi.
Vi avverto, però, preparate il Maalox perché la nostra autrice è una di quelle che piace a me: le "cose belle" arrivano, ma sono sempre sudatissime. Nulla si regala ai propri protagonisti e il “mai una gioia” è lì dietro l’angolo, pronto a farci tremare.
D’altra parte, però, è anche questa la magia che ci regalano alcune storie d’amore: quelle sofferte fino all’ultimo, quelle che sanno rispecchiare la dura realtà della vita e dove il sacrificio diventa la dimostrazione di quanto grandi siano i sentimenti che si provano
Perhaps Love è un bellissimo romanzo d’esordio.
Lo stile di Bluebird, seppur ancora acerbo in alcuni passaggi o vittima di alcune imprecisioni dovute all’inesperienza, ha saputo conquistarmi dalla prima pagina.
Le scene tra Bee e Hyun-Min, che siano tra calde lenzuola o in mezzo alla confusione del mondo, sanno far battere il cuore. E anche quelle più piccanti sanno colorarsi di fascino e sensualità senza essere mai ripetitive o sopra le righe.
È un romanzo, questo, che sa parlare di amore – e lo fa benissimo –, ma anche di amicizia: quella vera, profonda, che è in grado di superare ogni difficoltà. Quella fraterna che lega i componenti della nostra band.
Insomma, romanzo promosso con quattro dei nostri specchi, e di cui aspetto con ansia il seguito, dedicato al più controverso degli SG5: Jong-Dae.
Così come aspetto di leggere, in generale, quello che la penna di Bluebird saprà ancora regalarci, perché se queste sono le premesse, credetemi, Specchietti, c’è davvero di che esserne curiosi.