Un corvo sta volando nel cielo, è in ritardo a un appuntamento importantissimo. Deve raggiungere un luogo segreto che gli animali conoscono dal giorno in cui vengono al mondo; una volta lo conoscevano anche gli umani, ma lo hanno dimenticato. Ci sono tutti, il leone, la balena, l’aquila, il topo… Anche un cane e una gatta. Sono riuniti in un’assemblea perché l’emergenza ecologica non può piú essere ignorata, bisogna salvare la Terra dall’uomo. Per farlo, dopo lunghe discussioni, decidono di inviare un terribile avvertimento: un’epidemia. Ma presto scopriranno che, per salvare la Terra dall’uomo, dovranno prima salvare l’uomo da un male molto più antico. Narrato dal punto di vista e con la voce degli animali, nella tradizione degli apologhi morali, delle allegorie delle bêtes savantes e dei classici della letteratura antica e moderna, L’assemblea degli animali ha l’appassionante semplicità di una fiaba contemporanea. Ma Filelfo a volte usa «parole non sue» e nasconde tra le righe citazioni letterarie, da Omero a Shakespeare. Sono elencate alla fine, ma tu, lettore, puoi giocare a scoprirle come sassolini nel bosco per ritrovare il sentiero. Perché chi ha dimenticato la propria cultura rischia di dimenticare la natura.
«Cantami o musa. No, cantami o muso, di cane, gatto o cavallo, tigre, orso o scimmia, asino, mucca o cammello, l’ira funesta della Terra contro l’uomo. Chi sono io? Chiamatemi Filelfo. Si può credermi? Non ha importanza. Non dico nulla di mio. Ripeto, come nei tempi ai quali con umiltà mi ispiro, parole altrui. Dettate non dalle muse, ma da una progenie altrettanto antica: gli animali. Sono stati loro, abitanti delle foreste, del cielo e dei mari, a parlarmi della natura, dell’anima del mondo, dell’arca che l’uomo ha dentro di sé. Di come ritrovarla. È una storia vera? È un racconto morale, un mito, una fiaba? Giudicate voi. Al nessuno che sono, nell’Anno del Topo, le bestie hanno affidato un messaggio: semi e raccolti, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno – ma solo finché dura la Terra».
Filelfo è nato in Grecia da una famiglia di origine italiana. Risale a suo nonno, piemontese, l'affiliazione alla Partecipanza dei Filelfi, antica corporazione di mestieri. Dalla madre impara fin dall'infanzia il greco classico; dal padre le tecniche di produzione e lavorazione artigianale del mastice. Per alcuni anni si traferisce con la famiglia in Madagascar, poi approda a Roma e lí frequenta il liceo classico. Si mantiene agli studi in una piccola città universitaria di provincia lavorando come correttore di bozze, traduttore e redattore di enciclopedie. Oggi vive e insegna nell'Agro Romano.
E' stato uno di quei libri di cui ho sentito tantissimo parlare quando è uscito, si sono spesi elogi come "magico", "meraviglioso" e "incredibile" pur toccando il tema della pandemia. Non potevo non essere curiosa di leggerlo! L'assemblea a cui sono chiamati a partecipare tutti gli animali della terra si svolge in un luogo che loro conoscono ma che tutti gli umani invece hanno dimenticato. L'incontro ha il carattere dell'urgenza, bisogna porre subito un rimedio alla crisi ecologica nel mondo. Al giaguaro è dato il compito di cominciare a parlare, facendo il punto di una situazione che ha colpito tremendamente ognuno, dal più piccolo al più grande, dagli abitanti del mare, agli uccelli, ai mammiferi e tutte le specie... E l'ape regina e il koala, portatori di testimonianze dirette. La decisione finale è irrevocabile: colpire il principale responsabile: l'uomo. Come farlo? Usando un'arma che mette insieme le ali degli uccelli e il corpo dei mammiferi: il topo con le ali, il pipistrello. Insomma, avrete già capito fin troppo bene... un'epidemia. La cosa più bella e interessante di questo libro non è solo questo dare la voce agli animali rispettando le loro unicità (o quanto meno quelle che noi crediamo loro abbiano) ma soprattutto le mille piccolissime citazioni letterarie presenti nel testo, comprensive dell'intera letteratura mondiale, dagli antichi greci ai contemporanei, da Omero a Shakespeare fino a Edgar Allan Poe e Daniel Pennac. Sono tutte riportate in una lunga lista alla fine e viene quasi voglia di ricominciare il libro da capo per ritrovarle e riscoprirle. E' insomma un interessante esperimento letterario con un tocco di magia e una sorpresina finale che non dico per non rovinare la sorpresa e invitarvi a leggere questo libro. Rimane la speranza che tutti noi impariamo a rispettare sempre di più la natura e ricordarci che siamo tutti parte di questo grande pianeta, there is no planet B e trattarlo bene vuol dire un futuro migliore sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista della salute, perché pandemia e crisi ecologica sono strettamente collegate, non solo in questo libro ma nella realtà.
Come se non bastasse il Covid, hanno preso uno scrittore e gli hanno detto ti prego fai una cosa sugli animali piena di buonismo! Quello l’ha scritta davvero e Einaudi c’ha persino fatto un libro (sempre recensita su repubblica ovviamente) su quanto sono bravi e belli gli animali e che noia mortale. Basta.
Storia attuale, diversa, moderna, ed allo stesso tempo classica, intrisa di citazioni, spesso non notate, visto che non sono segnalate nel testo, ma solo in fondo al libro, comprensibili solo a chi ha avuto una cultura classica e se ne ricorda! Un punto di vista terreno, animale ed esoterico, raccontando una storia che tocca i tempi moderni e lo status dell’uomo e dell’umanità, con un’interpretazione filonaturae. Un piccolo brivido mi ha scosso sul finale. Libro bello, molto particolare, per nulla adatto a tutti. Può deludere, esaltare o lasciare impassibili ed insoddisfatti.
In un mix non proprio ben riuscito fra un esercizio di scrittura e uno snocciolamento di riferimenti letterari, Filelfo sfruttra un tema incredibilmente doloroso per mettersi in cattedra e ammonire l'umanita'. Capisco l'intento, ma a tratti mi e' parso un po' di cattivo gusto.
Un libro particolare su cui devo fare dei distinguo. Premetto che ho iniziato a leggere non sapendo di cosa parlasse, poi il riferimento alla recente pandemia appare evidente. Altra premessa: non concordo con l'idea che propone come ricostruzione della causa della pandemia, ma allo stesso tempo essa risulta coerente con la dichiarata identità di favola (non è un saggio o una ricostruzione storica o analisi di qualsivoglia tipo) e con l'intento formativo/etico che la stessa vuole avere. Il libro è gradevole, scritto bene (forse a volte un po' troppo pretestuoso) e il messaggio etico/ambientalista ci può anche stare. Una cosa che invece potrebbe non essere subito chiara (soprattutto agli ignoranti come me) è che l'autore vuole parlare attraverso i messaggi di altri autori e quindi riepie il libro con testi, inserti e citazioni quasi sempre indirette o velate di moltissimi altri autori. Non so quanto l'esperimento sia riuscito o meno, o quanto questo denso avvicendarsi di inserti possa essere forzato o meno (sempre per via della mia diffusa ignoranza) ma a me è parso interessante e curioso. Alla fine del testo vi è l'elenco bibliografico e potrebbe risultare stimolante sia provare ad indovinare le varie citazioni o i vari autori richiamati e verificare poi il nostro grado di successo alla fine, oppure, potrebbe essere divertente anche solo scorrere la bibliografia per scoprire nuovi autori o pensieri. In sostanza mi ritrovo più a consigliarlo come simpatico esperimento che come libro o favola in sè: l'ho letto volentieri e sicuramente tornerò su alcuni passaggi e proverò ad approfondire qualche citazione, quindi 3 stelle mi sembrano la giusta valutazione.
Non mi hanno convinto gli ultimi due capitoli, forse troppo onirici per me, anche se il messaggio é sicuramente molto profondo. Alzano il voto le citazioni che costellano il testo. Nel complesso non mi ha entusiasmato.
"Era una missione quasi impossibile. Per chiarirsi le idee cercò di ricordare ciò che in occasioni simili vedeva fare al suo padrone: primo, compilare una lista dei problemi, gli uomini compilano sempre liste e questo sembra aiutarli; secondo, depennare i problemi dalla lista man mano che vengono risolti; terzo, stendere una lista dei problemi rimasti; quarto, temporeggiare finchè non si risolvano da soli; quinto: rassegnarsi a conviverci se non si risolvono, e ,sesto, cestinare la lista, riservandosi di prepararne un'altra in un momento di rinnovato entusiasmo. La vita degli uomini, i cani lo sanno, è difficile."
Dopo molto tempo tornava a riunrisi l'assemblea degli animali. Ogni animale, nasce conoscendo dove si trova questo posto segreto. Ora sono riuniti tutti lì, in questo enorme anfiteatro, dai rettili ai mammiferi, dagli insetti agli uccelli, dagli anfibi ai pesci. Quando l'assemblea si riunisce le leggi della natura sono sospese: non ci sono predatori e prede così come accadde nella grande arca. Unico assente era l'uomo che, nel momento in cui ha perso il suo legame con la natura, ha perso perso anche la conoscenza del luogo segreto della grande assemblea. Il giaguaro da inizio allasseblea convocata per decidere cosa fare a seguito delle recenti catastrofi che per mano umana stanno devastando la terra. Im molti prenderanno la parola, dal koala, reduce dei devastanti incendi in Australia, al cane, visto con sospetto da tutti gli altri animali per la sua vicinanza con l'uomo, ai topi che propongono di diffondere una nuova peste per dare una lezione agli uomini. Parte da qui questa favola emozionante e profonda. Un libro attualissimo ma non scontato che si fa leggere tutto d'un fiato e, come ogni favola che si rispetti, fa riflettere sulle nostre debolezze, sui nostri eccessi e sui nostri comportamenti. La prosa è ricchissima di citazioni e richiami a canzoni e testi. L'autore è stato bravissimo nell'inserire tali riferimenti pur conservando una prosa scorrevole e lineare. In effetti mi sono molto divertito anche nel leggere il corposo paragrafo sulle fonti alla fine del libro e scoprirmi a pensare "ecco dove l'avevo letto", oppure "ecco dove l'avevo sentito". In definitiva, per me, 4 stelle pienissime.
Una grande metafora corale sui disastri ambientali causati dall'uomo: L'assemblea degli animali ha la morfologia classica della fiaba antica e il sapore amaro della predica. L'uomo e le sue scelte egoiste e scellerate, guardate attraverso il filtro degli animali, eretti a modello perfetto di quel "vivere secondo Natura" che Filelfo pone come obbiettivo ultimo dell'esistenza e reale aspirazione di ogni animale (umano e non). Animali che, con un misto di condiscendenza e insofferenza, guardano all'uomo come al proprio fratellino minore, scatenato e sfuggito al controllo dei genitori, sordo alla saggezza dei fratelli più grandi cui dovrebbe ispirarsi e trarre esempio.
Una storia surreale e a tratti onirica, che salta di citazione in citazione (da mitologia egizia o greca a riferimenti più pop e contemporanei) per ritrarre un'immagine di umanità che nella sua essenza ritorna alla bestialità, la abbraccia e in essa trova la sua salvezza.
Nel complesso, non una lettura spiacevole, ma farcita di un moralismo un po' superficiale, e semplicistica nella sua analisi di un problema di gran lunga più complesso e articolato come quello della distruzione ambientale dovuta ad attività umane.
La mia valutazione si aggira tra le 3 e le 4 stelle. Peccato perché all’inizio ero intrigata a mille, sul finale, per me, si perde molto, forse troppo. In generale rimango affascinata da qualsiasi storia che abbia come protagonisti e narratori gli animali, un bel passatempo dopo tutto!
L'inizio mi ha un po' illuso che ci fosse nelle pagine seguenti del potenziale, speravo venisse sviluppata meglio la trama. Tuttavia rimane chiaro l'intento di protesta e il sentimento d'urgenza che emerge.
Una favola scritta davvero bene, fatta per dare voce ai nostri coinquilini: tutti gli animali. Illuminanti, ad esempio, le parole dell'ape regina che innanzi ad un consesso ove nel banco degli imputati è posto - seppur in contumacia - l'uomo, dice: "Ho difeso più volte la mano dell'uomo, perché la conosco. Conosco la sua intelligenza e la sua rabbia. Conosco il suo cuore e la sua paura. Anche la sua sofferenza. (...) abbiamo insegnato la pazienza e i movimenti lenti, la convivenza sociale, abbiamo fatto capire che nessuna impresa può essere portata a termine da soli. Abbiamo alleviato le sue malattie e addolcito le sue giornate. (...) siamo state generose del nostro tempo e delle nostre arti perché speravamo che l'uomo imparasse (...) che la natura è un unico sistema fatto di infinite e meticolose connessioni (...) lo sappiamo bene noi bestie, che incessantemente mangiamo e siamo mangiate, inseguamo e fuggiamo, cacciamo o ci nascondiamo, dall'inizio dei tempi. (...) dicono gli uomini che sia l'istinto a guidarci, ma io lo chiamerei senso comune. (...) Quale senso comune, amici, vediamo oggi nell'uomo? Quale?". Domande difficili a cui dare risposta, soprattutto quelle riguardanti la salvaguardia della nostra casa comune: il pianeta terra e il suo ecosistema. Laddove nemmeno i governi dei grandi Paesi hanno saputo dare risposte soddisfacenti, quando andava bene, se invece non si limitavano ad ironizzare o ridicolizzare le legittime istanze dei più giovani, quando andava male. Eppure, tutti i nodi prima o poi vengono al pettine e la grande questione ambientale si affaccerá con tutta la sua forza. Nel frattempo, le piante e gli animali continuano ad essere i primi testimoni di questo scempio, avvertendoci così che anche la nostra salute è in serio pericolo e, purtroppo, non solamente nella favola. Occorre trovare - o forse come suggerisce l'ape, ritrovare - un senso comune per preservare il bene più prezioso che abbiamo: casa nostra. E con essa noi e tutti gli altri esseri viventi con cui ne condividiamo le sorti.
Nella crisi dei tempi, oggi più più che mai segnata da una catastrofe ambientale che minaccia il pianeta e da una pandemia che ha colpito l’umanità intera, c’è bisogno di ritornare a riconnettersi con il mondo, riscoprendo l’antica tradizione, dalla quale il nostro cammino si è discostato. C'è bisogno di tolleranza e dialogo scomparsi a causa della paura generatrice di odio che può essere combattuta solo con la cultura dell'altro. Favola ricca di citazioni che chi ha fatto il classico non può di certo perdere. Illustrazioni splendide.
L'assemblea è stata convocata, tutte le specie del regno animale sono coinvolte ed il punto all'ordine del giorno è semplice: bisogna salvare l'ecosistema dal suo peggior nemico, l'essere umano. Per farlo ricorreranno ad un vecchio trucco già utilizzato altre volte nella storia, scatenare una pandemia. Interessanti i presupposti della trama con chiarissimi riferimenti alla pandemia di covid che abbiamo vissuto e che tuttora stiamo vivendo. Il romanzo è diviso in due parti, la prima è una favola stilisticamente simile a come siamo abituati a concepirla, risulta molto leggera e gradevole da leggere; invece la seconda è completamente diversa, ha dei tratti fortemente onirici ed è intrisa di citazioni classiche che rendono la lettura ardua, complessa e tediosa. In molti passaggi non riuscivo a capire l'autore dove volesse andare a parare. Notevoli le illustrazioni. Deludente nel complesso, avevo altre aspettative.
E se la pandemia ci fosse stata mandata come punizione? Se avessimo esagerato nel distruggere il pianeta e gli animali ne avessero avuto abbastanza? Questo libro è una favola di animali da cui scaturisce una profonda riflessione del rapporto tra noi e la natura, su come abbiamo perso per strada il legame con essa... Ho amato i tantissimi riferimenti e rimandi alla letteratura greca, latina, italiana, inglese, francese, ai testi religiosi e alla filosofia. Le illustrazioni sono davvero belle! Libro molto particolare ma mi è piaciuto!
Una favola leggera ma al tempo stesso brillante e profondamente intima. Ci riavvicina attraverso citazioni classiche e letterarie alla nostra natura, da troppi dimenticata a causa di quella che già Lucrezio definiva un'interminabile fuga da sé stessi. La sofferenza del pianeta riecheggia in ogni verso di lamento degli animali riuniti in assemblea, dove si delibera un piano di intervento per placare la sorda sete di dominio dell'uomo. Un topo suggerisce di propagare una epidemia, memore dei successi conseguiti in passato. Cane e gatto offrono uno spaccato della sofferenza dei compagni umani in tempo pandemico. Spetta agli stessi uomini, rappresentati da quei giusti che secondo la tradizione ebraica sorreggono segretamente l'universo - "un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. Chi è contento che sulla terra esista la musica. Chi scopre con piacere un'etimologia. Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio a scacchi. Il ceramista che premedita un colore e una forma. Il tipografo che compone bene questa pagina, che forse non gli piace. Chi accarezza un animale addormentato. Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto. Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo..." -, debellare il germe della dimenticanza.
La citazione (riprende il Leviatano di Hobbes): "(...) gli uomini non trovano la felicità in una condizione di pace mentale, il sommo bene di cui parlano gli antichi filosofi, ma al contrario in un continuo scorrere del desiderio da un oggetto all'altro. La conquista del primo non fa che aprire la via al successivo, cosicché, accecati dal loro tornaconto, sono destinati a desiderare senza tregua a costo di distruggere gli altri e alla fine se stessi. L'anima degli animali è più felicemente disposta al formarsi della virtù. A differenza che per l'uomo, per le bestie il bene comune non è diverso da quello dei singoli. Spinte per natura a cercare il bene privato, procurano il bene di tutti".
Un po' filosofico e un po' fantastico, talvolta quasi satirico “L'assemblea degli animali” racconta in realtà una storia vera e recente: la nostra storia. Il deterioramento climatico, la distruzione degli habitat naturali, lo sfruttamento degli animali e la conseguente diffusione di malattie (sì, Coronavirus sto parlando di te). Temi caldi che possono attirare facilmente lettori interessati all'argomento ed infatti mi sono lasciata attirare, complice anche la promessa di avere per le mani un libro illustrato (pornografia da bibliofili).
Lo stile di scrittura è piacevole, ma troppo spesso infarcito di orpelli volti forse a tappare le falle di un contenuto un po' inconsistente. Ne risulta una narrazione che somiglia più ad un esercizio di stile e citazionismo, piuttosto che ad un romanzo vero e proprio. Non basta saper cucire assieme, sebbene il più delle volte in maniera riuscita, citazioni di miti, filosofi o grandi scrittori per dare al romanzo un'anima. Proprio questo accade: la narrazione non trova mai una sua dimensione, una sua identità.
Lo trovo forse più adatto bambini o preadolescenti, in primis perché proprio le numerose citazioni riportate in appendice potrebbero invogliare ad approfondire altri autori o addirittura la letteratura classica. Secondariamente perché il tema dell'ecologia è trattato con estrema semplicità e potrebbe essere un buon inizio per chi si approccia all'argomento.
Interessante espediente narrativo per parlare della pandemia. Ho trovato molto commoventi i passaggi che riguardano il cane. Due cose però mi hanno però lasciata perplessa: il finale, che non mi ha convinto, perché d'accordo che si tratta di una favola, ma gli ultimi due capitoli sono troppo onirici e distanti dal tema centrale e per questo anche meno riusciti; secondo non capisco perché Einaudi abbia deciso di scrivere in quarta di copertina "il libro...che gli adulti leggeranno ai bambini". A me questo libro non sembra affatto per bambini, anzi. Non solo per il linguaggio utilizzato (decisamente aulico) infarcito di citazioni, richiami letterari mitologici ed astrologici che Filelfo non ha nessuna intenzione di spiegare o approfondire ma anche per il modo con il quale la tematica ambientale viene trattata. Penso che ci siano molti altri libri più adatti di questo per spiegare il tema a dei bambini, libri pensati e scritti appositamente per loro. Se la scelta editoriale fosse basata su una questione di marketing, ovvero: devo vendere una favola a degli adulti, come faccio? Devo far pensare loro che potrebbero leggerla ai figli... (perché le favole sono roba da bambini) non ne sarei stupita ma molto dispiaciuta si. Sventurata è quella società che non ha più bisogno di favole e miti.
Questo libro si propone come una favola sulla recente pandemia Covid, narrata attraverso gli occhi ed i pensieri degli animali: la diffusione del virus è infatti intesa come il primo passo di questi ultimi nella guerra dell'uomo contro il pianeta. L'autore non vuole proporre la narrazione come un saggio o un romanzo storico, sebbene il messaggio eco-ambientalista rimanga in primo piano (a volte anche troppo esplicito e forzato nei confronti del lettore): il tutto è però costellato da una miriade di citazioni letterarie, perfettamente armonizzate e raccolte al termine del libro; tuttavia, oltre ad una semplice cifratura, sarebbe stato meglio un minimo di contestualizzazione, soprattutto per i riferimenti mitici (ad esempio, perché sia stato scelto proprio quell'episodio come riferimento). La narrazione non è però, secondo me, omogenea: la prima parte, quella della vera e propria assemblea degli animali, è entusiasmante ed il lettore anela a sentire la voce dei singoli animali nell'elaborazione del piano; il confronto di idee si conclude però presto e la seconda parte è del tutto dedicata alla pandemia, narrata con uno stile eccessivamente onirico, tanto da risultare a volte quasi incomprensibile.
in un posto sconosciuto, che solo gli animali ne conoscono l'esistenza, si riunisce un assemblea straordinaria. Tutti gli animali sono giunti per dire la propria opinione, anche la colomba che di solito porta un ramoscello d'ulivo, questa volta non è venuta in pace, ma in guerra. In guerra contro l'uomo che sta distruggendo la natura e uccidendo gli animali, qualcosa bisogna fare. Interviene il topo portatore di epidemie e pestilenze e dice: ci pensiamo noi! Solo il cane MoMo e la gatta bianca cercano di difendere l'uomo, ma basterà? Una sorta di favola moderna per spiegare la pandemia che stiamo vivendo da circa un anno. Un senso di rivoluzione da parte della natura che cerca di riprendersi i propri spazi, e l'uomo che finalmente si ferma per permettere alla natura di respirare... forse qualcosa si può ancora fare, forse l'uomo può imparare, ma questa è un altra storia e bisogna leggerla fino alla fine. Libro molto carino, adatto a ragazzi e ad adulti. Devo dire che la parte iniziale dell'Assemblea è molto bella, poi sinceramente si è un pò perso diventando anche prolisso in alcuni tratti, con un finale non molto chiaro, ma nonostante questo merita comunque una lettura.
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Sarà che ultimamente mi sento molto legata al mondo animale e alla natura che ci circonda, sarà che cerco quella connessione andata persa negli ultimi decenni, sarà che vivo con senso di colpa e impotenza la crisi climatica, l'inquinamento, la violenza contro gli animali. Saranno tutte queste cose, messe insieme, fatto sta che questa favola ha toccato corde profonde e aperto una porta che era praticamente già spalancata. Toccante è il discorso del koala, a cui non è rimasto nemmeno l'odio. Toccante il cane, che si lascia morire. Toccante la gatta che, apparentemente gelida e distaccata, va invece a difendere con pragmaticità l'essere umano. Toccante anche il discorso del topo: non è lui a uccidere l'umanità, non è il suo virus, ma è l'essere umano stesso che si sta distruggendo da solo. La speranza però è nei giusti. Nel finale onirico, popolato da esseri metà umani e metà animali, esseri finalmente tornati in connessione gli uni con gli altri, troviamo finalmente la luce. Perché il mondo è pieno di giusti e giusto è colui che semplicemente accarezza un animale mentre dorme. Perché basta poco infatti per ritrovare l'unione con l'universo e con il creato.
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Avevo acquistato questo volumetto già nel 2020, e l’ho conservato intonso fino ad oggi, quasi come un talismano, nella speranza scaramantica di poterlo leggere con calma in un futuro libero dall’ombra del COVID-19. Purtroppo, e lo dico con profondo rammarico, la mia fortuna nel sopravvivere ha avuto più forza della necessità di ciò che oggi servirebbe davvero a questo disperato mondo immondo, ormai privo di onore. Un mondo che, appena pochi mesi dopo la fine della catastrofe iniziata qualche anno prima con il C-19, ha subito l’ennesima inversione di rotta, dimenticando la lezione di quella calamità che avrebbe dovuto risvegliare l’umanità alla sua natura spirituale e corporea. Pensate ciò che volete, umanoidi terrestri: siete solo predatori di risorse preziose, siete incapaci di restituire valore, sapete fare solo debito e vuoto, e so bene che non smetterete mai di nuocere alla natura che vi circonda: perché sapete molto bene che il castigo divino è vicino, lo sentite nell'aria, ed ora ve lo confermo io: parola del vostro “contattista” preferito che ora si concede una vacanza su Vega. Adios.
"Forse la tara più grande dell'essere umano non era la conoscenza, ma, al contrario, la dimenticanza. (...) Non vi è sciagura più grave della dimenticanza. L'uomo, assaggiata quell'acqua, aveva perso nozione del suo stato. Aveva cominciato a considerarsi umano, ossia un animale che però è altro dall'animale. (...) Ma avendo perso il ricorso di tutti i linguaggi della natura, (...) e non possedendo né memoria né prescienza, non conosceva le conseguenze remote dei suoi atti. (...) Dotata di postura eretta e di pollice opponibile, questa scimmia nuda era condannata a un'illusoria e miope attività di pianificazione e previsione, che serviva solo ai propri aneliti momentanei e individuali, scissi dall'unico grande palpito di desiderio cui tende il ciclo della natura, in cui ogni cosa muore d'amore per l'altra."
Un libro diviso in due: la prima parte godibile e scorrevole, una favola senza tempo non particolarmente originale, ma sicuramente ispirata; la seconda parte noiosa e involuta, banale e buonista, sembra quasi scritta da una mano diversa. Certamente è scritta in un tempo diverso. La sensazione di un libro spaccato in due non è casuale, in effetti la prima parte nasce come racconto a sé stante pubblicato su Robinson, la seconda viene aggiunta ex post (ed è in effetti un’appendice posticcia) per ricavarne un prodotto pubblicabile (e quindi monetizzabile). In sottofondo, sempre più insistente, la sensazione che l’urgenza della scrittura del libro risieda più nello sfoggio di erudizione - si veda in tal senso la ricchissima appendice bibliografica - che nel nobile intento ecologista.
Questa favola è stata per me una scoperta: la prima metà l'ho trovata ovvia e scontata - a partire dal chiaro riferimento a "La Fattoria degli Animali" di Orwell - mentre la seconda, come tutte le favole, l'ho trovata impregnata di morale.
Ho trovato interessante il modo in cui l'autore ha inserito diversi riferimenti, storici, mitologici e filosofici all'interno della favola, il che richiama molto le origini in parte greche dell'autore. D'altro canto, però, sono stata più volte in difficoltà a causa dello stile di scrittura, fatto di periodi molto lunghi e fitti di subordinate. A mio avviso questo ha appesantito di molto il racconto.