Perché saper scegliere cosa mangiamo salverà il pianeta (e il clima)
Siamo abituati ad associare le emissioni di CO2 solo alla produzione energetica e ai trasporti. Ma vi siete mai chiesti quanto esse dipendano da cosa scegliamo di mangiare? La risposta è una sola: moltissimo, perché le abitudini di consumo, i processi di produzione e il riscaldamento globale ormai sono legati a doppio filo. Il direttore dell’associazione ambientalista Terra! e autore di importanti inchieste sulle filiere agro-alimentari ci racconta perché saper scegliere cosa mangiamo ci salverà dalla crisi climatica.
Se il clima cambia, cambia l’agricoltura. Se cambia l’agricoltura, cambia anche il cibo che mangiamo. È sotto i nostri occhi: la crisi climatica ha già sconvolto i cicli colturali, stanno diminuendo le api mettendo a rischio l’impollinazione, le ondate di maltempo distruggono interi raccolti, gli agricoltori abbandonano la terra perché il cibo che producono vale sempre meno. E non è tutto. L’aumento degli allevamenti industriali si traduce in milioni di ettari di deforestazione all’anno e sfruttamento delle terre arabili per la produzione di mangimi. Il consumo smisurato di acqua e fertilizzanti così come la quantità di alimenti sprecati si aggiungono alle ragioni gravi che attentano alla salute del nostro pianeta. È arrivato il momento di essere tutti consapevoli che l’agricoltura e gli altri usi della terra sono responsabili del 23% delle emissioni climalteranti totali, una cifra che arriva al 37% se si includono i processi di trattamento dei prodotti alimentari. E, fatto non meno importante, sull’altare del nostro fabbisogno si sta sacrificando l’equilibrio tra il consumo di risorse naturali a livello globale con la capacità del pianeta di rigenerarle. Comprendere tutto questo significa da una parte assumere abitudini di consumo rispettose del clima, delle stagioni e della biodiversità; dall’altra chiedere alla politica e alle istituzioni di rendere l’agricoltura non una nemica, ma un’alleata del pianeta.
Fabio Ciconte è direttore dell’associazione ambientalista Terra! e portavoce della campagna Filiera Sporca, contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, di cui ha curato i rapporti di ricerca. Impegnato da anni in battaglie ambientali e sociali, ha realizzato diverse inchieste giornalistiche sulle filiere agroalimentari per “Internazionale” e redatto pubblicazioni e studi per enti pubblici e privati.
Componente del comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare”, guidata dal procuratore Giancarlo Caselli.
Per quasi un decennio Direttore dell’ufficio attivismo di Amnesty International Italia e, negli anni precedenti, di Greenpeace Italia.
Fabio Ciconte è autore, insieme a Stefano Liberti, de Il Grande Carrello – chi decide cosa mangiamo, un libro (edizioni Laterza) che disvela da dove arriva il cibo che compriamo al supermercato, chi ne decide il prezzo e la disposizione sugli scaffali, chi paga davvero il costo delle offerte promozionali e qual è l’impatto sulla qualità dei prodotti che mangiamo. Due giornalisti, autori delle più importanti inchieste sulle filiere agro-alimentari, ci svelano i segreti che si nascondono dietro gli scaffali dei supermercati.
Un breve saggio che in maniera chiara e con dati alla mano fa capire la gravità della situazione ambientale. Il disastro climatico deriva anche dalle nostre scelte alimenta e di consumo. Gli impatti dell' agricoltura e dell' allevamenti intensivo, per avere sempre tutti i prodotti che vogliamo a disposizione nel supermercato, sono una delle maggiori cause del climat change. Il saggio si conclude con una domanda:"è davvero necessario mangiare le fragole d'inverno?" A ben pensarci forse no.
Il tema è l'impatto ambientale delle nostre scelte alimentari, con particolare attenzione all'agricoltura industriale e alle sue conseguenze sul clima.
Argomenti, e argomentazioni, assolutamente importanti, eppure la lettura non mi ha convinta del tutto. Ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a poche briciole di un mare magnum di informazioni, non troppo coese tra loro. Non ho trovato il libro particolarmente originale, e il suo approccio risulta a tratti ripetitivo.
Nel complesso un tema interessante, ma sviluppato in modo poco coinvolgente per me.
Libro che in maniera molto semplice ma efficace, secondo le qualità dei migliori libri divulgativi, mostra concretamente quale sia l’impatto dell’alimentazione (e di tutta l’industria agro-alimentare retrostante) sul clima e come intervenendo in questo settore con pratiche agricole, di smercio e di consumo più sostenibili (su questo punto è posto l’accento per responsabilizzare il lettore-consumatore) si possa già influire notevolmente sulla crisi climatica. La concretezza mi sembra sia il punto di forza del libro, che certo spiega il fenomeno, ma soprattutto porta esempi virtuosi, ossia buone pratiche, già messe in atto da aziende agricole, dimostrando come un’agricoltura più sostenibile sia possibile anche dal punto di vista economico. Girata l’ultima pagina, viene una voglia intensa di cambiare le proprie abitudini alimentari (e di acquisto) per allontanarsi da certe dinamiche distruttive.
Un libro a metà tra saggio e inchiesta giornalistica. Chiaro, scorrevole ed estremamente interessante. Fa capire come, in un discorso delicato come quello del cambiamento climatico, anche le scelte individuali su una delle cose più personali di tutte (mangiare), possono portare dei concreti cambiamenti.
Questo libro rappresenta solo uno spunto sul grande problema della produzione e spreco dell'alimentazione nel mondo. Secondo me il concetto andava portato un po' avanti e sviluppato in veri e propri consigli.