Il dottorino, l’avvocato, la donna dell’Est che fa la domestica. Tre persone che potrebbero non incontrarsi mai, non hanno nulla in comune.
L’avvocato è immerso in una vita da privilegiato e nel rimpianto di un unico amore perduto. La donna lotta per la sopravvivenza e per offrire un futuro migliore a sua figlia. Il dottorino vive per il lavoro, una vocazione che gli è costata il sogno di una famiglia. Fino a che la realtà non si capovolge e queste tre persone qualcosa in comune ce l’hanno. Una cosa piccolissima, invisibile. Che cambia le carte in tavola per ciascuno in modo diverso, portando in superficie la trasgressione, la disperazione, il coraggio.
Questa è la storia dell’intreccio dei loro destini ma è anche molto di più: è una profonda ricognizione nel mistero della mente messa a confronto con l’amore e la paura, con la responsabilità e la morte.
Il romanzo di Maurizio de Giovanni sorprende e commuove per la sua intensità letteraria e umana. Perché le vite di questi tre personaggi sono le nostre e questa storia parla di noi. Dei dilemmi che segnano ciò che siamo, dei fantasmi che abbiamo dentro, della forza di cui siamo capaci quando decidiamo di affrontarli.
Maurizio de Giovanni è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore perlopiù di romanzi gialli.
Maurizio de Giovanni is best known for his prize-winning series set in 1930s Naples featuring Commissario Ricciardi, a loner with the paranormal ability to see and hear the murdered dead. A banker by profession, de Giovanni also writes short stories and books about historic matches of the Neapolitan soccer team.
Questo romanzo breve è ambientato durante il lockdown. Maurizio De Giovanni fa affacciare il lettore nelle vite di questi tre personaggi: l'avvocato (che da due anni si è lasciato con Simona, una donna sposata, che ha amato e che ama ancora molto); un dottore (che è completamente assorbito dal suo lavoro); una donna di nome Svetlana (che convive con Vlad e che ha una figlia adolescente di nome Sonia). Affacciati alle finestre, come lo siamo davvero stati durante il periodo del lockdown, prendiamo confidenza con le vite di questi personaggi e si ritrova lo stile tipico di Maurizio De Giovanni che è quello di creare empatia tra le sue storie e il lettore.
Ogni capitolo è come se fosse una delle tante prove che un musicista fa nel silenzio della sua stanza di una partitura che a breve dovrà essere eseguita dall'intera orchestra.
Ed ecco il La del direttore di orchestra. Ci siamo: questi destini fragili si sono incontrati per mettere in scena il loro concerto, "Il concerto per desideri".
“Era strana la notte, che non sapeva decidersi tra la pioggia e il sereno, e teneva questo lenzuolo d’acqua sospeso a mezz’aria. Era strana la notte, che avvolgeva senza discriminazione chi stava sveglio e chi dormiva, ma che sapeva accogliere chi cercava di respirare, inebetito dalla febbre. Era strana la notte dissonante, perché i desideri che l’attraversavano viaggiavano in direzioni diverse come le paure. La paura di morire. La paura di scegliere. La paura di sapere. La paura del buio.”
E quando ci si deve arrendere all'ineluttabile precipitare degli eventi, c'è solo una cosa da fare.
“C’è solo da aspettare. E il desiderio si confuse con gli altri nel dissonante concerto dei desideri, di cui il più grande e inespresso era che ci fosse qualcuno ad ascoltare. Era strana, la notte.”
Faccio una breve premessa: sono una fan scatenata di Maurizio De Giovanni. Potrebbe per me anche scrivere la lista della spesa e ne sarei estasiata. Perché questo è il suo pregio: è un cantastorie che sa ammaliare e incantare il lettore. E lui i personaggi di cui narra, sia che lo faccia in 300 pagine sia che lo faccia in 80, riesce sempre a farteli entrare dentro.
Sono contenta di aver incontrato queste storie oggi, nel 2022 quando il ricordo del lockdown e dell'inizio della pandemia si è fatto più morbido, per non dimenticarmi mai da quanta durezza siamo stati travolti, di quanto preziosi siano gli affetti e le relazioni umane. La scrittura è malinconica e poetica, non sono riuscita a scollarmi, forse perché è un pezzo di vita che ci ha accomunato tutti senza distinzioni e ci ha travolti e sconvolti trovandoci impreparati di fronte agli eventi. Fra tutte la storia del medico mi ha commossa in più passaggi, credo che ripenserò spesso a questo breve ed intensissimo romanzo forte come un pugno allo stomaco e delicato come i suoi fragili destini.
Mi è piaciuto molto questo breve romanzo e ringrazio Arwen per avermelo fatto conoscere. Tre personaggi, anzi quattro che sembrano estremamente distanti fra loro per stile di vita, per ceto sociale e per indole. Eppure sono destinati a incontrarsi in un momento cruciale della loro vita, un momento che definirà il loro destino futuro. Le psicologie di questi personaggi, i loro pensieri e le loro paure sono definite talmente bene che producono una risonanza anche nel lettore. È impossibile non provare le stesse angosce di Svetlana che non sa come tirare a campare e, nello stesso tempo, deve occuparsi della sicurezza della figlia. E come non condividere il senso di impotenza del dottore che non riesce a salvare le vite dei suoi pazienti ricoverati in terapia intensiva e che non vuole arrivare al punto di dover decidere chi curare e chi lasciare andare? E poi c'è l'avvocato con la sua disperazione che si traduce in autolesionismo e in un continuo mettere a rischio la propria vita, forse anche più di quanto ne sia realmente consapevole. Infine c'è Simona combattuta tra il dovere e il proprio desiderio di felicità. Nonostante io normalmente non ami i finali aperti, questa volta ho trovato molto azzeccata la scelta di non chiudere la storia lasciando il lettore col dubbio.
Solo questa penna è in grado di descrivere dolore, amore, disperazione, salvezza in maniera così poetica è straziante. racconti ai tempi del covid, di gente qualunque come potrebbe essere il vicino della porta accanto. Meravigliosi, ogni pagina trasuda umanità
Il dottore, l'avvocato e la domestica. La storia di tre persone durante la pandemia di covid. Una storia attuale, commovente e avvincente. Una storia semplice, ma complessa: l'intreccio di tre destini fragili.
"Il telefono del dottor Cesio squillò a lungo, prima che il medico di pneumologia riemergesse dal sonno. Guardò il numero sul display e rispose, la voce impastata. Che accidenti vuoi? chiese. Dormo due ore a notte da un mese, potrei essere lasciato in pace? Un letto, disse la voce. Me lo procuri un letto, Franco? Ho due pazienti e un letto solo. Ti prego. Non ce l'ho un letto, rispose. Bisogna che il tuo paziente in più aspetti. Tanto lo sai, i letti prima o poi si liberano. C'è solo da aspettare."
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Bello, scorrevolissimo (come tutti i libri del mitico del resto). Ho amato la polemica sciale che si legge tra le righe, non e' mai diretta/aperta e soprattutto non e' il centro della storia, che restano i personaggi e le loro emozioni. Ma e' evidente con la descrizione della contrazione del virus tra l'avvocato e Svetlana. Io, che non ho talento alcuno e dal basso della mia ignoranza e, soprattutto, essendo incazzata nera per la gestione dell'emergenza, sarei forse stata piu' dura su questo punto specifico.
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ich kann nicht mehr. dieses bucj muss weg. es ist spannend und symbolisch sehr interessant. echt schön geschrieveb und geiler titel. geschichte habdelt in der corona pandemie und so einen realitätsbezug kann ich nicjt aushalten. außerdem zieht sich das mega und ist mega clischeehaft. sorry
Potrebbe anche essere un breve romanzo piuttosto banale se non fosse per la capacità dell’autore di raccontare storie. Maurizio de Giovanni è un narratore che sa costruire con le parole situazioni e personaggi a cui ci si affeziona. Come in questo ‘concerto di destini fragili’ dove mette insieme pezzi di vite lontane tra loro ma che si ritrovano unite nell’esperienza della pandemia del Corona virus. Non mi sento attratta dalla retorica che circola attorno a quanto è successo nella scorsa primavera con il lockdown e non sapevo che il libro, trovato in 'regalo' con un quotidiano, racconta di questo. Sono rimasta incerta se proseguire ma poi il linguaggio semplice e scorrevole mi ha convinto. C’è il ‘dottorino’ che assiste quasi impotente a tante morti; c’è il ricco che si trova a guardare in faccia la sua solitudine e disperazione; c’è una donna dell’est europeo che vive di briciole e alza la testa per amore di sua figlia. E ci sono tanti e tanti luoghi comuni, tra drammi privati e sociali che messi tutti insieme così brevemente rischiano di essere banalizzati. Ma il titolo è molto bello ed è la ragione per cui ne scrivo. Un concerto di personaggi che stanno come note su un pentagramma e i movimenti della melodia li avvicinano e li allontanano. Figure esposte ai dolori della vita. Come tutti noi perché i destini sono sempre fragili. Indipendentemente dallo status e dal denaro siamo soggetti, come esseri umani, alle vicissitudini senza poterle governare secondo i nostri desideri. Il più delle volte possiamo solo accompagnarle. Chissà se accettando questo riusciamo a riconciliarci con la crudeltà che fa parte della vita. Chissà!
"Il concerto dei destini fragili",non è affatto un libro semplice.Sono solo 150 pagine e comunque riesce a racchiudere tutti i sentimenti vissuti durante la quarantena. De Giovanni racconta una storia semplice,la storia di tre persone che inizialmente non hanno niente in comune,fino a quando una mattina si svegliano,ed a collegarli è una pandemia. Tre storie apparentemente semplici ,ma che allo stesso tempo raccontano le diverse facce della stessa medaglia. Abbiamo la storia dell'avvocato,che pur di dimenticare Simona decide di andare fuori dagli schemi.La storia di Svetlana ,che non è altro che la storia di una donna come tante che pur di salvare la propria famiglia decide di rimboccarsi le maniche fare l'impossibile.Ed infine abbiamo la storia del dottorino che improvvisamente si è ritrovato a giocare a fare Dio. Tre storie apparentemente semplici,ma che ci fanno avere una visione del mondo che stava al di là del nostro balcone.
Letto tutto di un fiato. Da far leggere a tutti i negazionisti del Covid, che poi non vengano a dire che non esiste. Mi sono commosso tantissimo, penso sia uno dei primi libri scritti sulla pandemia che ci cambiando la vita e la realtà. Il dottore, l'avvocato e la donna delle pulizie. Grande de Giovanni, non finisce mai di stupirmi.
"Il concerto dei destini fragili" di Maurizio De Giovanni
Tre vite. Tre destini. Un medico, un avvocato e Svetlana, la donna dell'est. Una pandemia che spaventa, paralizza, sconcerta. De Giovanni racconta con garbo, delicatezza e con una malinconia struggente.
Romanzo breve ma nella cui brevità c'è spazio per il concatenarsi dei destini nelle quattro esistenze narrate. Quattro diversità accomunate dal male comune della pandemia da coronavirus, ciascuno con le proprie peculiarità, ognuno con le medesime paure e incertezze del presente.
"E il desiderio si confuse con gli altri nel dissonante concerto dei desideri, di cui il più grande e inespresso era che ci fosse qualcuno ad ascoltare. Era strana, la notte".
Non merita le quattro stelle, ma le tre e mezza si. Di certo è un De Giovanni molto migliore di quello che racconta di Settembre o (argh!) di Sara: c'è ancora speranza.
Ambientato durante il lockdown a causa della pandemia di Covid-19, in questo breve ma intenso romanzo ci vengono presentati tre personaggi principali molto diversi tra loro, ognuno con una propria storia da raccontare. Ognuno con una propria melodia da farci ascoltare. “Il dottore” che lavora nascosto dalle protezioni in una situazione surreale mai vissuta prima, dove le regole interne vanno riscritte ma dove persiste il forte senso di dovere, di umanità e una forte connessione a livello empatico con i pazienti. “L’avvocato” che scopre durante questa solitudine forzata, molte verità su se stesso e su chi era solito circondarsi. Percepisce la mancanza di affetti stabili e continua a vivere nel ricordo di un amore tormentato interrotto da diverso tempo. “Svetlana” che lotta da una vita. Che la lotta silenziosa ce l’ha nel sangue trasmessa dalle donne della sua famiglia. Che vuole riuscire a cambiare una situazione per dare a sua figlia un futuro migliore. Un cambiamento difficile e coraggioso, disperato forse ma necessario. Le loro esistenze hanno melodie diverse e continueranno a suonare distintamente fino a quando confluiranno mostrandoci quanto gli equilibri siano fragili. Quanto ciò che si credeva scontato possa sbriciolarsi in un attimo sotto il nostro sguardo atterrito.
“No. Non sono tutti uguali. Noi facciamo le stesse cose, perché l’abbiamo giurato: ma loro non sono tutti uguali. Qualcuno muore, ma qualcuno parte solo con l’astronave. E poi torna.”
Mai avrei pensato di leggere un libro a tema Covid. E mai avrei pensato che mi sarebbe piaciuto.
A scrivere un bel romanzo sul Covid senza cadere nelle trappole insidiose dell’argomento trito e ritrito, delle prese di posizione assolute, del parlare di scienza senza conoscerla, della realtà che si discosta dalla narrazione accettata, c’è riuscito egregiamente Maurizio de Giovanni con Il concerto dei destini fragili.
Ho fatto una ricerca con il mio lettore di ebook e la parola covid non è mai nominata (ma ci avevo già fatto caso leggendo il libro) e la parola virus è nominata una sola volta. Eppure il libro parla di questo, dell’epidemia del covid.
Il libro è stato scritto nel 2020, quando ancora l’epidemia metteva molta paura e le certezze erano pochissime. Eppure de Giovanni non commette errori distinguibili a priori nel raccontarla e non cade nei sensazionalismi tipici di quei mesi.
Questo libro è un lavoro di maestria: scrivere trovando le parole giuste, accantonando quelle che sarebbero troppo legate all’emotività del momento (ricordo che il libro è stato scritto nel primo semestre del 2020) per un racconto che è odierno e moderno, ma che potrebbe essere letto tra 10 anni così come 10 anni fa.
(La valutazione che attribuirei nello specifico è un 3,5) La prerogativa dell’instant book è cogliere l’attimo, il rispondere pronto a un (presunto) bisogno di mercato; la qualità passa in secondo piano, chè di maghi vari in letteratura c’è Gandalf e poi più. De Giovanni, che mago non è ma bravo scrittore sì, è riuscito comunque a generare un prodotto più che dignitoso. Il romanzo è breve, anzi in realtà son tre racconti su altrettanti personaggi senza particolari intrecci, ha un paio di passaggi molto riusciti nella loro triste efficacia, alcune licenze poetiche rispetto al reale che arrecano poco fastidio. Cade un po' nei difetti del genere “condominiale”, ma vista la vicenda altrimenti non potrebbe essere; quel filone realistico dei racconti dietro quattro mura, racconti di cose minime o perlomeno (c’è da dire purtroppo in questo caso) troppo ordinarie per appassionarmi. Pertanto nell’insieme, si legge bene anche perché l’epidemia oggetto dello sfondo narrativo che determina le vicende, non è il volano delle vicende, ma – appunto – solo lo scenario e neanche tanto determinante. E per fortuna che il covid ci esce ormai da tutti i pori (anzi no, speriamo di no)
“Il concerto dei destini fragili” è un romanzo breve, quasi la cronaca di un momento, un arco temporale di pochissime settimane su cui prendono vita alcuni personaggi totalmente diversi tra di loro.
C’è Svetlana, una ragazza madre fuggita dal suo paese in cerca di fortuna e finita a fare la donna delle pulizie (in nero) in Italia. C’è “l’avvocato”, di cui non sapremo mai il nome, un uomo ricco, solo e negazionista, che decide di affogare il dolore per la perdita della sua amante e il vuoto portato dall’isolamento imposto dalla pandemia nell’alcool e nella cocaina. C’è “il dottore”, altro personaggio di cui non sapremo mai il nome, costretto a destreggiarsi tra la vita e la morte in un ospedale saturo delle vittime di questo virus sconosciuto arrivando, a volte, a dover fare scelte contro la sua stessa etica professionale. Ci sono infine i personaggi collaterali - i colleghi del dottore, la protettrice di Svetlana, l’ex amante dell’avvocato - che fanno da contorno alle loro vicende, provando a fornirci un’introspezione più approfondita sulle loro vite e non riuscendoci. Il solo personaggio che è riuscito a perforare il muro del mio scetticismo, portato dall’amarezza di aver comprato un libro che non vorrò conservare sullo scaffale, è stato quello del dottore. Peccato, però, che la brevità dell’opera sia riuscita appena a dare una scalfita superficiale alla vicenda umana di quest’uomo, paladino senza volto di una guerra contro un nemico invisibile e ignoto.
La storia è divisa in capitoli dedicati ai diversi personaggi. Ciascuno si apre e si chiude su un momento della loro giornata, come una torcia che si accende per un breve istante, illuminandoli, per poi passare al successivo. Forse è la brevità del romanzo a diventare la sua più grande lacuna. Forse è stata la fretta di realizzare in così breve tempo (ad occhio, tre o quattro mesi tra scrittura e pubblicazione) un’opera incentrata su un tema così difficile e di cui sappiamo ancora così poco.
Senza nulla togliere alla splendida prosa di De Giovanni, il libro lascia con l’amaro in bocca e la sensazione tangibile che ci sarebbe stato molto altro da dire, una trama più profonda da sviluppare se solo la sua uscita non fosse stata dettata dalla fretta.