Letto per curiosità dopo aver visto che l’autrice aveva vinto l’ambrogino d’oro. Il libro, che vuole essere la controparte milanese de “la parigina”, scritto da Ines De la Fressange, unisce luoghi comuni e stracci di verità per dipingere la milanese, ma anziché elogiarla ne viene fuori una macchietta (preciso, io sono una milanese figlia di sciura milanese). Nota bene, non giudico negativamente il libro per permalosità, ma perché mi sarebbe piaciuto, con pregi e difetti, di riconoscermi. L’autrice sembra inoltre aver scritto un libro dove cita solo le sue -immagino- amiche come negozi di riferimento della milanese anziché farne una guida spiritosa ed interessante insieme: un esempio fra tutti, cita la boutique Milaura ma omette completamente Valeria Ferlini.
Infine, tutto il libro è condito dalle parole “vezzo” e “capriccio”, abusate fino alla noia in ogni sottocapitolo.