C’è chi ha un brutto carattere e litiga con tutti, compagni, allenatori e tifosi; chi ha un’attrazione fatale per le bravate e l’alcol; chi è emotivo e non sa gestire la tensione; chi invece deve fare i conti con una carriera tormentata dagli infortuni o da circostanze sfavorevoli: al centro di questo libro ci sono le traiettorie di dieci promesse dello sport che hanno sprecato o svilito la propria classe cristallina, raccogliendo molto meno di quanto avrebbero potuto. Attraverso sensibilità e stili letterari diversi, vivremo la tragedia di Adriano; la rabbia di Marco Pantani; gli attacchi d’ansia di Bojan Krkić; la sofferenza di Rūta Meilutytė; l’istrionismo anti-sistema di George Best; le follie sempre al limite di Marat Safin; la commedia di Antonio Cassano; la tenerezza di Paul Gascoigne; il talento arrogante di Domenico Morfeo; l’indolenza di Andrea Bargnani. Ognuno a modo suo, questi protagonisti hanno qualcosa in comune: qualità che brillano da lontano, un piede magico, un istinto particolare, un atletismo fuori categoria. Ma nessuno si è dimostrato fino in fondo all’altezza del proprio smisurato talento. Ed è questo tormento, questa dannazione che sembra inseguirli, a renderli ancora più campioni.
L’Ultimo Uomo è una rivista di sport fondata a luglio del 2013 da Timothy Small e Daniele Manusia. Da ottobre 2022 è indipendente e si sostiene grazie agli abbonamenti dei suoi lettori.
Scrivere di sport non è mai facile. Men che meno storie di sport che raccontano di fallimenti e non di trionfi. Ma se si riesce a rendere addirittura appassionanti le cadute dei campioni, allora vuol dire aver fatto un ottimo lavoro.
Dieci storie di sportivi che hanno assaporato l’ebbrezza della gloria per poi toccare le profondità dell’abisso: Adriano, Marco Pantani, Bojan Krkic, Ruta Meylutite, George Best, Marat Safin, Antonio Cassano, Paul Gascoigne, Domenico Morfeo e Andrea Bargnani, atleti dal talento straordinario che si sono persi per colpa del destino e di fattori esterni, ma più spesso per causa dei loro demoni.
Dieci uomini raccontati dalla redazione de L’Ultimo Uomo con uno stile narrativo tanto letterario quanto sportivo, fatte di pennellate a volte delicate, altre violente, ma sempre perfette nel restituire i drammi di quelle vite sprecate.
Tanti brevi articoli, alcuni dei quali scritti molto bene, su sportivi che non hanno dato quanto ci si aspettava da loro. I calciatori li conoscevo già tutti, posso dire di non aver imparato quasi nulla di nuovo ma non mi sono nemmeno annoiato.
Discorso diverso per gli altri sportivi: Ruta Meilutyte non l'avevo mai sentita nominare, di Bargnani e Satin sapevo davvero poco quindi ho letto le loro vicende con grande interesse.
Insomma, nel suo genere è un buon libro, leggero e scorrevole!
10 ritratti di sportivi che per varie ragioni hanno conosciuto il declino, non mantenendo le aspettative rispetto al loro talento. L'aspetto più interessante del libro secondo me é l'analisi psicologica presente in ognuno dei capitoli, seppur scritti da autori diversi. Molto consigliato anche a non appassionati di sport.
Una lettura scorrevole e avvincente. Durante tutta la lettura si percepisce un'atmosfera malinconica e romantica, probabilmente per volontà degli autori.
Ho scoperto personaggi che non conoscevo, anche se la maggior parte delle storie riguardano il calcio e i nomi sono noti.
Non mi piace molto la continua ricerca di un motivo per cui questi campioni talentuosi abbiano "sperperato" il loro talento. Non sono d'accordo con questa visione e, forse, mi aspettavo un'interpretazione un po' più originale.
Credo che ogni sportivo raccontato in questa raccolta abbia dato ciò che poteva e voleva dare, a se stesso e al mondo dello sport. Questo non significa che abbiano sperperato alcunché. Hanno vissuto la loro vita e la loro carriera con le armi che avevano a disposizione, come chiunque di noi e come qualsiasi altro campione pienamente realizzato. Caricare troppo di significato i fallimenti, gli errori e le sfortune ha reso la lettura leggermente stucchevole.
Libro interessante (piacerà sicuramente ai lettori della rivista online ultimo uomo) e scritto bene. Due piccole stonature: 1. leggendo il sottotitolo "storie di sport.. " non ci si aspetterebbe che la metà delle storie abbiamo come protagonisti calciatori (un po di varietà non avrebbe guastato) 2. L'introduzione mi è sembrata un po' disonesta o quantomeno "paracula" quando giustifica il fatto che tutti gli scrittori coinvolti nella raccolta siano uomini con una carenza di scrittrici sportive donne e che il 90% dei protagonisti dei racconti siano pure maschi con casualità/dato generazionale degli autori. Sarebbe stato per me più coerente definirla semplicemente come una scelta editoriale.
Il libro è una raccolta di casi sportivi che avevano tutte le potenzialità per sbocciare ma alla fine per diversi motivi sia esterni che soprattutto interni hanno sprecato il loro grande potenziale. Il libro si legge velocemente, ovviamente non c’è un ordine temporale, quindi si può saltare tra i vari capitoli che di fatto sono le diverse vite di questi sportivi. Mi è dispiaciuto vedere Marat Safin, uno dei miei tennisti preferiti prima che arrivasse “Mister Tennis”, messo in questa lista, dopo tutto lui due slam li vinti!😅 Anche Pantani forse è una piccola forzatura, visto che l’accoppiata Giro-Tour non la fa un “campione inespresso”. Ma questi sono dettagli, anche perché poi il bello del libro è leggere le vite di questi sportivi. Decisamente consiglio questo libro. Lo si legge velocemente, perfetto per le vacanze natalizie. Quelli di ultimo uomo sanno veramente scrivere e si capisce che c’è spessore in quello che fanno. Se siete interessati alla psicologia dei 99 che non ce la fanno rispetto all’1 che diventa campione, questo libro fa per voi.
Quando si parla di sport e letteratura, o anche solo più semplicemente di comune stampa sportiva, le reazioni che mi eruttano sulla pelle sono quasi sempre le stesse. Un senso di allergica orticaria a quello che comunemente rischia di diventare un esercizio di sistematica banalizzazione, riduzione ai minimi termini, campanilismo, davanti ad un soggetto, ad un'impresa, una rinascita o una caduta.
Questo non tanto perché l'argomento in sé non m'interessi (mi interessa, eccome), quanto perché nel nostro magnifico belpaese, lo si sa, siamo un popolo di tifosi, allenatori e tuttologi dell'ultim'ora. Nello sport (si ok, di preciso nella sua declinazione nazional-popolare del calcio), esaltiamo in maniera assurda tutte quelle metafore di vita che un po' costituiscono il nostro oggetto di frustrazione quotidiana. Il risultato molto semplice è che quando si parla di sport, non lo si riesce mai a fare restituendo allo sport stesso la sua reale dimensione e dignità. Sia essa umana che, semplicemente, narrativa.
Questo mega pippozzo propiziatorio è la classica "conditio sine qua non" per introdurre "La Caduta dei Campioni", un bellissimo libro curato dalle penne dei ragazzi della redazione di "L'Ultimo Uomo". Già solo questa frase dovrebbe farci capire di cosa stiamo parlando. Ma farci chi? Io lo so. Magari voi no. Allora mettiamoli questi puntini sulle "i". L'Ultimo Uomo è una manna, una perla, una chicca per chiunque in Italia ami lo Sport e le letture su di esso: definirlo "blog" sarebbe a mio avviso un po' riduttivo, perché il progetto editoriale portato avanti con passione e competenza dalle teste che lo animano, è una forma di analisi, narrazione e racconto dello Sport a livelli di qualità assoluti. È, per capirci, quel posto in cui quello Sport di cui prima, quello minacciato nella sua dimensione di essere "in potenza", non viene ridotto ai minimi termini e trova invece la giusta e meritevole collocazione nella sua celebrazione narrativa.
Non è un caso che queste storie raccontino tutte di grandi campioni o campionesse che ad un certo punto della loro carriera sono semplicemente "caduti". Un gesto difficile da associare alla parola "Campione", una parola che evoca subito la drammaticità di una sconfitta totale ed irrimediabile. Sono racconti che parafrasano esattamente ciò che tutti quanti, almeno una volta nella propria vita, han ricercato nella storia personale di un qualche sportivo: un'ispirazione, un attimo di esaltazione personale o collettiva, un "memento mori" di ciò che oggi puoi avere e un domani non più. Il culto della "caduta", sopratutto oggi, in quest'epoca in cui il fallimento ha tutte le carte in regola per "fare numeri", magari con quel pizzico di condimento cringe che ne potrebbe certificare l'immortalità nel neo-realismo dei meme, è cosa difficile da maneggiare senza farlo scadere in una mancanza di rispetto o una grottesca caricatura. Le storie curate da "L'Ultimo Uomo" si collocano perfettamente all'interno di un recinto semantico positivo e propositivo, dove la nostalgia a tratti evocata diventa quella colla necessaria a tenere in piedi il puzzle dalle mille sfaccettature che è la storia personale di ogni atleta raccontato.
Le storie parlano di Adriano, Marco Pantani, Bojan Krkic, Ruta Meilutyte, George Best, Marat Safin, Antonio Cassano, Paul Gascoigne, Domenico Morfeo e Andrea Bargnani e meritano assolutamente tutte di essere lette, respirate, per ricordarci che si può parlare e raccontare di sport e perché il farlo dovrebbe sempre essere così: una bella metafora in cui tutti, anche solo per qualche briciola, possiamo riconoscerci.
Non mi ero mai reso conto che la definizione di talento derivasse proprio dalla parabola evangelica: mi ero immaginato due storie etimologiche separate, e invece c’è un collegamento che ho trovato immediatamente meraviglioso. Il talento come qualcosa che – in fondo – ti viene regalato, ma che è peccato mortale non saper far fruttare, mantenere intatto e non accresciuto per pigrizia o paura.
Ci sono arrivato grazie a La caduta dei campioni, una raccolta di scritti giornalistici curata da L’ultimo uomo, rivista letteraria online che coniuga sport, qualità letteraria e oggetti narrativi a metà tra la graphic novel e l’inchiesta che sono tutti da scoprire da scoprire (per chi mi sta leggendo sul sito con l’aiuto dei link, il pezzo di Emanuele Atturo sui bomber di provincia è creativamente meraviglioso).
La caduta dei campioni racconta le storie di chi, baciato dal dono di un talento cristallino, lo ha sepolto e si è fermato, un attimo dopo aver raggiunto la gloria e un istante prima del potersi eternare nella storia del suo sport. Alcune sono storie certamente note (Cassano, George Best, Pantani, l’indolente Bargnani che a noi cestisti aveva fatto sperare in un futuro azzurro ricco di trofei), altri sono meno noti al grande pubblico, tutti sono assolutamente godibili.
Le pagine dedicate a “Gazza” Gascoigne le ho già lette un paio di volte: se superate l’aneddotica spicciola, come ha fatto mirabilmente Fabrizio Gabrielli, e scavate un po’ di più, vi si aprirà un mondo che riguarda tantissimo ognuno di noi, le nostre fragilità, le nostre speranze, il confine sottile fra il conoscere il proprio limite ed il volersi accontentare.
Dieci storie di 10 personaggi sportivi, che per un motivo particolare, non hanno sfondato. Tutti ci chiediamo come mai non siano riusciti a sfruttare il loro talento. Se ci fossi stato io al loro posto avrei... Ebbene queste considerazione vanno fatte con il giusto peso. Non possiamo sapere come ci saremmo comportati al loro posto. La fortuna di avere un dono dalla natura, la possibilità di essere catapultati al centro dell'attenzione può essere deleteria per chi non ha il carisma e la forza giusta. Il confine tra la gloria e l'abisso in questi casi si fa sottile. Ha il cielo che puoi toccare con un dito, ma con l'altro sei vicino al fango. I due estremi quasi si toccano, si fondono in un universo differente, troppo bello ma anche troppo duro e pericoloso. Scritto bene, con giornalisti o comunque scrittori molto interessanti, di cui non avevo sentito parlare prima. Consiglio questa lettura a tutti gli sportivi ma anche agli amanti della buona prosa.
Leggo l'Ultimo Uomo da tempo, quindi la qualità degli autori non mi è nuova. In alcuni pezzi si sente però che c'è una qualità ancora superiore. Mi riferisco a quelli su Adriano, Pantani, Safin e Rute Meylutite.
Altro libro molto piacevole a cura de "L'ultimo uomo" che ripercorre alcune carriere di talenti sprecati o non del tutto realizzati. Sono d'accordo con chi ha scritto che forse viene dato un po' troppo spazio al calcio a scapito di altri sport.
Questa raccolta è un esempio di quello che le riviste online di qualità dovrebbero fare tutti i mesi! Avere una raccolta cartacea, ben curata nell'immagine, dà solo più valore al lavoro svolto sul sito.
I racconti all'interno sono tutti sicuramente validi, con i picchi rappresentati (secondo il mio gusto) dalle storie di Adriano e di Pantani. Sono molto interessanti le argomentazioni sul concetto di competizione, di ambizione e di compiutezza, tutte riflessioni anche utili per analizzare la propria vita e mettere tutto nella giusta prospettiva