[BREVE LEZIONE DI CINEMA]
Una interessante operazione, quella del critico e cineasta francese Laurent Tirard; senza dubbio stimolante per chi segue il cinema e per chi vorrebbe capire di più sul lavoro del regista, per ribadire ancora una volta l'importanza determinante dell'uomo che sta dietro la macchina da presa e che ha l'ultima parola su tutto, anche se spesso e volentieri a molti di loro garberebbe avere anche il final cut, ossia il montaggio finale.
Peccato, ad esempio, che l'intervista a Kassovitz sia stata fatta prima dell'uscita di "Babylon A.D.": sarebbe stato bello leggere le imprecazioni del regista-attore dopo l'uscita di un film del tutto trasfigurato dal montaggio dei produttori. Rimangono comunque tra quelle da ricordare, assieme a molte altre, le risposte di Kassovitz, che spiega ad esempio come ha lavorato ad alcune scene del bellissimo "La haine", raccontando anche di alcune difficoltà incontrate sul set di "I fiumi di porpora", film secondo me poco riuscito, ma di cui ricordo pochissimo.
In un libro così, fa comunque specie vedere così tanti registi, più o meno "grandi", fornire risposte tanto diverse a domande all'incirca sempre uguali, come a voler dire che per fare del buon cinema non esistono regole troppo ferree: c'è una grammatica, è vero; ma il grande autore è spesso chiamato a infrangerla, come spiegano queste testimonianze.
Tim Burton, ad esempio, non scrive mai i propri film, ma ne segue con attenzione il soggetto e la sceneggiatura sin dal principio; una cosa che forse ha smesso di fare, vista la qualità delle ultime sue prove.
Non mi hanno stupito più di tanto le risposte di Scorsese e Woody Allen, che avevo letto più volte in altri libri o giornali; mentre ho trovato splendidamente preparato sulla storia del cinema, nonché assai analitico, il grande Michael Mann. I Coen al solito sono dei pazzi, e scrive Tirard che hanno dovuto registrare da capo l'intervista perché della prima non si capiva nulla.
Lynch, in qualche modo, finisce sempre per essere un mito: un arista visionario, complesso e stratificato, oscuro e inquietante che di persona si rivela una persona posata e un simpaticone di prima categoria. Lo sapevo già, ma è sempre bello riscoprirlo.
Figurano poi i nomi di Kitano, Cronenberg, Bertolucci, Pollack, Inarritu, Almodovar, Forman, Wong Kar-wai e altri ancora: impossibile elencare le sottigliezze insite nei loro suggerimenti ai giovani cineasti, al loro modo di utilizzare il mezzo cinematografico, passando per la direzione degli attori, il montaggio, la fotografia, il lavoro sul set.
In ogni capitolo troviamo comunque degli spunti che poi si concretizzano, nel più dei casi, nelle filmografie dei registi intervistati, da rivedere (o da vedere per la prima volta) alla luce delle loro - mai banali - risposte.