Da Fantascienza.com: "C'è stato un tempo in cui Marte era un pianeta caldo e desertico, pieno di città e di canali e di alieni di tutte le fogge. E Venere era un mondo piovoso e ricco di giungle rigogliose. Mondi fantastici nei quali era facile perdersi con la fantasia, come facevano gli scrittori di fantascienza e i loro lettori. Poi sono venuti i telescopi ad alta risoluzione, le sonde, e i sogni sono svaniti: Marte non aveva né canali né città ma solo distese di rocce, Venere era un inferno di gas acidi con temperature alla superficie intollerabili per qualunque forma di vita.
Nel 2015 George R.R. Martin e Gardner Dozois hanno deciso di proporre a una selezione di autori moderni di scrivere racconti ambientati sulla "vecchia Venere", quella dei sogni burroghsiani dell'età d'oro.
Tra i tanti ottimi racconti inclusi in quell'antologia c'era anche Le giungle di Venere (The Heart's Filthy Lesson) della pluripremiata, eclettica autrice Elizabeth Bear, di cui oggi esce la versione italiana nella collana Biblioteca di un sole lontano, curata da Sandro Pergameno con copertina di Tiziano Cremonini e nella traduzione di Antonio Ippolito."
Ottimo racconto di Elizabth Bear, che testimonia una volta di più la sua grande capacità di spaziare da un genere all'altro e di essere in grado di scrivere SF di molti tipi, ma sempre di alta qualità. Questo racconto si rifà alle avventure "pulp" più tradizionali degli anni 30, al Marte di Burroughs, ma resta una lettura veramente avvincente e moderna, nei personaggi, nell'ambientazione e nella trama, dimostrando come si possano realizzare testi di grande qualità facendo divertire il lettore, senza cadere in trite speculazioni psicologiche e tristi distopie sociali.
La poliedrica Bear abbandona tanto l'horror quanto la fantascienza moderna per riportarci alle immaginose avventure planetarie degli anni '30, quando ci si poteva immaginare Venere come un pianeta di lussureggianti giungle tropicali e sfuggenti civiltà autoctone. Se il genere scelto è "tradizionale", il taglio dato al racconto non lo è: la protagonista Dharthi si è lanciata in una spedizione archeologica solitaria nelle giungle di Ishtar (il principale continente, battezzato come la dèa dell'amore sumera) per dimostrare alla sua compagna Kraken di non valere meno di lei scientificamente. Bear alterna con finezza il sense of wonder degli scontri con la natura ostile alle schermaglie sentimentali via radio, fino al sorprendente finale. (N.B.: come traduttore di questo racconto, sono in conflitto di interessi :-) )